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Poliziotto di Ventimiglia sotto indagine, la difesa: «Accuse totalmente infondate»

Depositata copiosa memoria difensiva con la richiesta di rigettare l’istanza formulata dalla Procura

Ventimiglia. «Le accuse nei confronti del mio assistito sono prive di ogni fondamento, sia per quanto riguarda i fatti in sé sia dal punto di vista del diritto».

A dichiararlo è l’avvocatoGiovanni Carbone, legale dell’assistente capo di Polizia Maggio Bellino Aprile, in servizio presso il Commissariato di Ventimiglia, finito sotto indagine con le accuse, pesantissime, di omissione di atti d’ufficio, falso ideologico, lesioni personali, minacce aggravate, peculato, abuso della funzione pubblica e violazioni della legge 121 del 1981 (quella che ha riorganizzato, riformandola, l’amministrazione della Pubblica sicurezza).

«Abbiamo svolto la nostra attività di indagini difensive – prosegue il legale – E abbiamo richiesto il rigetto dell’istanza del pubblico ministero che ha chiesto al gip l’adozione della misura interdittiva. A nostro parare, la richiesta è destituita di ogni fondamento, sia per quanto riguarda i fatti in se stessi, che a nostro parare sono stati mal interpretati, sia dal punto di vista del diritto, perché mancano i presupposti per adottare una misura di questo tipo».

Gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal sostituto procuratore Antonella Politi, sarebbero, a giudizio della difesa, «veramente molto deboli». Addirittura, mancherebbero «elementi di prova» per accusare il poliziotto dei reati gravi per i quali è finito sotto indagine.

Per quanto riguarda la presunta circuizione di un anziano, nell’ambito della compravendita di un immobile, prosegue l’avvocato Carbone, si tratta di una questione «totalmente destituita di fondamento, sia nei fatti che nei diritti: non c’è stata mai alcuna contestazione di questo tipo di reato, anzi, è stato subito certificato che non c’è stata alcuna azione di circuizione dell’anziano, ma che si tratti di un fatto relegato in un ambito del tutto familiare e non tra estranei». Non c’è, dunque, «nessuna contestazione di reato e nemmeno una contestazione in sede civile intrapresa per questo atto tra il mio assistito e l’anziano, che è suo parente».

Nella corposa memoria depositata dalla difesa di Aprile, ci sarebbero elementi che «scardinano tutti gli atti dell’accusa». Motivo per cui l’avvocato ha chiesto il rigetto dell’istanza del pm, definita «totalmente destituita di ogni fondamento giuridico necessario».