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Lesioni, peculato, minacce e altri reati: nei guai assistente capo di Polizia di Ventimiglia

Indagine della Squadra Mobile della Questura di Imperia, coordinata dalla Procura

Ventimiglia. Omissione di atti d’ufficio, falso ideologico, lesioni personali, minacce aggravate, peculato, abuso della funzione pubblica e violazioni della legge 121 del 1981 (quella che ha riorganizzato, riformandola, l’amministrazione della Pubblica sicurezza). Sono i reati contestati dalla Procura di Imperia a Maggio Bellino Aprile, 40 anni, assistente capo di polizia in servizio presso il Commissariato di Ventimiglia.

Una sfilza di illeciti, quelli che il poliziotto avrebbe commesso tra il 2024 e l’inizio del 2025, prevalentemente nel territorio di Ventimiglia, racchiusi in un fascicolo di 259 pagine in cui la titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Antonella Politi, ha raccolto le risultanze investigative della Squadra Mobile della Questura di Imperia.

Al centro dell’inchiesta vi sono numerosi episodi segnalati da colleghi e superiori. In particolare, viene contestata la gestione irregolare di interventi di polizia, con presunte omissioni nella redazione degli atti di servizio e nell’identificazione di soggetti coinvolti in reati, tra cui un furto con strappo ai danni di una donna anziana avvenuto in via Tenda, a Roverino. Episodio che l’assistente capo di polizia, in qualità di capo pattuglia, non avrebbe voluto annotare, salvo poi attestare il falso una volta che il suo dirigente, venuto a conoscenza del reato da un articolo di giornale, gliene aveva chiesto conto.

Aprile, inoltre, avrebbe minacciato e picchiato un migrante ubriaco nel corso di un intervento presso il supermercato Coop di Ventimiglia, dove era intervenuto per la segnalazione di un uomo intento a disturbare i clienti. Davanti ai colleghi, impietriti, il capopattuglia avrebbe prima colpito lo straniero con uno schiaffo e poi, dopo averlo trascinato per un braccio in un luogo scoperto dalle telecamere di sorveglianza, lo avrebbe colpito di nuovo, a calci e pugni, fino a provocargli una copiosa fuoriuscita di sangue da naso e bocca. E non è tutto: con la mano appoggiata sulla pistola di servizio, avrebbe detto: «Se non la finisci di rompere i c…. io ti sparo.. ti uccido». Minacce che Aprile avrebbe rivolto anche ai suoi colleghi, che hanno riferito di un clima di intimidazione e timore, con minacce rivolte a chiunque avesse intenzione di riferire l’accaduto ai superiori.

C’è poi il peculato. Nel fascicolo aperto in Procura, viene fatto più volte riferimento ad un utilizzo sistematico dell’auto di servizio per fini personali, come commissioni private, visite mediche, accompagnamenti familiari e persino il trasporto del figlio a scuola. L’assistente capo si sarebbe fatto accompagnare anche in un negozio di elettrodomestici per scegliere un frigo, e in una agenzia immobiliare per cercare un appartamento per lo zio. Il tutto mentre era in servizio, impegnato a pattugliare le strade cittadine, con l’auto della polizia. Auto con la quale, secondo quanto riferito da alcuni colleghi, si sarebbe anche fatto andare a prendere a casa per raggiungere il commissariato e iniziare il proprio turno.

E ancora: abbandono del posto di lavoro e conseguente interruzione del servizio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il poliziotto, invece di svolgere il lavoro per cui era pagato, durante i turni notturni sarebbe andato a dormire negli alloggi di servizio, per poi svegliarsi a metà mattinata incurante della redazione degli atti di fine turno o di riporre il materiale in dotazione al proprio posto.

Non mancano, poi, profili di natura patrimoniale. Gli investigatori hanno acquisito atti notarili relativi all’acquisto di un immobile a Ventimiglia, formalmente intestato anche all’indagato ma integralmente pagato da un uomo anziano, estraneo all’indagine. La vicenda è oggetto di ulteriori approfondimenti per verificare eventuali ipotesi di circonvenzione di incapace o indebiti vantaggi economici.

Nel quadro probatorio, secondo quanto emerso dalle indagini, la personalità di Aprile viene descritta come «arrogante, spregiudicata, impunita ed agente in totale spregio alle norme e regole del pubblico ufficio rivestito (oltre a quelle inerenti al rispetto reciproco ed al vivere civile)». E ancora, si legge nelle carte dell’indagine, della «gravità ed abitualità dei fatti, venuti alla luce recentemente ma chissà da quanto lungo tempo posti in essere» e dell’«atteggiamento minaccioso, intimidatorio e condizionante tenuto da Aprile Maggio nei confronti dei giovanissimi colleghi sottoposti, spesso costretti ad assistere impotenti, in virtù di tale atteggiamento nonché del suo ruolo di loro superiore».

Per questo, il sostituto procuratore Politi ha chiesto l’applicazione della misura cautelare della sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio di assistente capo. Sul punto, il gip del Tribunale di Imperia, che ha già sottoposto l’indagato a interrogatorio preventivo lo scorso 18 dicembre, si è riservato.