La Rai incassa il suo “Festival” senza canzone e opposizione del Comune
Mentre Palazzo Bellevue ha contestato il più “riconoscibile” brand legato alla kermesse, passa sotto traccia una seconda registrazione depositata il 14 aprile 2025. Rossi rassicura: “Sanremo rimarrà a Sanremo”. Berrino applaude
Sanremo. Nella lunga guerra dei marchi del Festival, tra depositi incrociati e opposizioni, c’è un tassello rimasto nell’ombra fino a oggi. Perché se l’attenzione si è concentrata sul marchio più direttamente associato alla kermesse e sul quale il Comune di Sanremo ha deciso di presentare opposizione, in parallelo la Rai aveva giocato una seconda carta, più generica e proprio per questo potenzialmente spendibile in futuro.
In concomitanza con i depositi effettuati il 14 aprile 2025, nel pieno delle durissime trattative che avrebbero poi portato al rinnovo della convenzione con l’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Mager, Viale Mazzini non si era limitata a una sola domanda. Oltre al marchio “Festival Rai della Musica Italiana” finito nel mirino del Municipio, la Rai aveva depositato anche “Il Festival della Rai”. Una registrazione passata sostanzialmente inosservata e che, soprattutto, risulta oggi ufficialmente intestata alla tv di Stato senza che dal Comune sia arrivata un’opposizione. Dai registri risulta che “Il Festival della Rai” è una domanda ordinaria, primo deposito, presentata e depositata il 14 aprile 2025, poi registrata l’8 gennaio 2026. Il segno è denominativo e viene descritto come la dicitura “IL FESTIVAL DELLA RAI”. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, perché tra le classi di tutela figura anche l’area che riguarda produzione e trasmissione di show televisivi. Un perimetro tutt’altro che neutro, in una fase in cui il confine tra marchio del Comune e format Rai è stato per mesi il punto più sensibile del negoziato.
Diversa, invece, la linea seguita da Palazzo Bellevue sull’altro fronte. Alla vigilia di Natale il Comune ha depositato l’opposizione contro il marchio “Festival Rai della Musica Italiana”, contestando la registrazione per ragioni di consenso dell’avente diritto e per il rischio di confusione e associazione con i marchi comunali storici, oltre al tema dell’indebito vantaggio legato alla rinomanza del brand “Festival”. Il paradosso è tutto qui. Mentre da una parte la Rai incassa una registrazione “ombrello” come “Il Festival della Rai”, dall’altra il Comune alza il muro sul marchio che richiama in modo più diretto la kermesse sanremese. Una doppia traiettoria che riporta la contesa nel suo punto di fondo, cioè la gestione futura del brand e delle sue declinazioni, soprattutto considerando che la convenzione oggi in vigore resta ancora non pienamente leggibile nei dettagli pubblici e non è chiaro quali margini lasci, nel tempo, sui diritti di sfruttamento dei segni collegati a “Sanremo”.

Intanto, sul piano istituzionale, Viale Mazzini prova a raffreddare il clima. Ieri l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, intervenuto a Roma all’evento “Servizio Pubblico. Le nuove sfide” organizzato da SPES Academy, ha ribadito che “da qui a qualche anno Sanremo rimarrà a Sanremo” parlando di un valore “non economico ma di identità”. E ha definito la manifestazione “un pezzo di costume e di storia”, sottolineando lo “sforzo produttivo enorme” ma anche il “valore artistico e culturale unico” del Festival. A stretto giro è arrivato il plauso del senatore sanremese di Fratelli d’Italia Gianni Berrino, componente della commissione di Vigilanza Rai, che in una nota ha ringraziato Rossi per “parole chiare e rassicuranti” e ha parlato di riconoscimento di un patrimonio “culturale e identitario” che appartiene a Sanremo e al Paese. Rassicurazioni pubbliche, dunque, mentre sul piano dei marchi la Rai si mette in tasca un titolo molto generale, “Il Festival della Rai”, che potrebbe tornare utile qualora i rapporti con Palazzo Bellevue dovessero di nuovo incrinarsi, come già accaduto nelle fasi più tese che hanno preceduto la firma dell’ultima convenzione. In altre parole, mentre la politica parla di stabilità, la partita dei segni distintivi continua a muoversi con logiche di tutela preventiva. E a Sanremo, quando si parla di Festival, si sa che il “diavolo sta nei dettagli”.












