Il “Sì” alla giustizia, le parole forti di Francesca Scopelliti nel nome di Enzo Tortora
«Simbolo tragico della mala giustizia italiana»
Sanremo. «Enzo Tortora aspetta da 43 anni questo momento: questa riforma rappresenta un punto di partenza, non certo un punto d’arrivo. Questo perché? Perchè la vicenda di Enzo Tortora rappresenta proprio la necessità della separazione delle carriere. Enzo fu arrestato da due procuratori senza uno straccio di prova. E il giudice istruttore ha confermato l’arresto senza uno straccio di prova, facendo “copia e incolla” di quello che volevano i due magistrati, quelli che furono definiti “i Maradona del diritto”. E’ chiaro che questa loro popolarità poteva essere premiata solo dalla ragione del processo stesso e quindi della loro inchiesta».
Lo ha detto, nel corso di un incontro pubblico promosso dal Comitato del Sì a Sanremo, la senatrice Francesca Scopelliti, compagna di vita di Enzo Tortora, che ha pronunciato parole forti, basandosi sulla propria «esperienza personale e memoria civile». «Parole che non nascono da un’elaborazione astratta, ma da una ferita vissuta sulla pelle – ha detto la senatrice – Perché Enzo Tortora è il simbolo tragico della mala giustizia italiana».
Scopelliti non usa mezzi termini nel descrivere una parte della magistratura come un potere che tende ad autoconservarsi, spesso, a suo dire, «in totale disprezzo dei cittadini». Un’accusa che trova radice nella vicenda Tortora, conclusasi con l’assoluzione ma pagata con la vita, consumata tra umiliazione pubblica, malattia e solitudine. Una vicenda che, secondo la senatrice, «non fu il frutto di un errore isolato, ma di sciatteria investigativa e della volontà di difendere a ogni costo un’inchiesta avviata senza prove concrete».
Da qui nasce una critica più ampia al sistema: l’opposizione al referendum, sostiene Scopelliti, non è solo politica ma vede in prima linea l’Associazione Nazionale Magistrati, che avrebbe assunto un ruolo politico vero e proprio, uscendo di fatto dal perimetro costituzionale, nell’indifferenza generale. Un atteggiamento che porta la senatrice a interrogarsi amaramente sullo stato della nostra civiltà giuridica, erede del diritto romano, oggi a suo dire smarrita.
Nel suo intervento, Scopelliti rivendica la durezza delle proprie parole come necessaria e fondata sulla verità. La sua determinazione a vincere il referendum è dichiarata apertamente: «Non solo per rendere finalmente giustizia alla memoria di Enzo Tortora, che “aspetta da 43 anni questo momento”, ma soprattutto per i cittadini, per le tante vittime della giustizia che il Comitato raccoglie e rappresenta».
Come presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia “Enzo Tortora”, Scopelliti insiste su un punto centrale: «Se si avesse il coraggio di analizzare a fondo gli errori giudiziari, emergerebbe quasi sempre una costante fatta di superficialità e trascuratezza nella ricerca della verità», afferma. Cambiare, quindi, «diventa un dovere verso le vittime di ieri e di oggi, verso la sicurezza dei figli e dei nipoti, ma anche verso quei magistrati “di giustizia”, come li chiamava Tortora, che onorano davvero la toga e ai quali va il rispetto più profondo».
Centrale, per diffondere le ragioni del sì, è la comunicazione: il rendere comprensibile ai cittadini il linguaggio della legge senza banalizzarlo. Per lei, questo sforzo, sostiene «è naturale: non avendo una formazione giuridica, parlo da cittadina che ha vissuto sulla propria pelle l’ingiustizia, condividendo ogni passaggio della tragedia di Enzo Tortora. Un uomo profondamente liberale, convinto del buon funzionamento delle istituzioni, travolto proprio da quelle in cui credeva. Portare questa battaglia tra la gente, con chiarezza e concretezza, diventa allora essenziale per evitare l’astensionismo dettato dall’idea che la giustizia sia materia solo per “addetti ai lavori”. Raccontare la storia di Tortora significa dare una risposta netta: quella vicenda chiede oggi di votare Sì».
Nel suo discorso, Scopelliti ha anche criticato duramente il “partito del No”, identificandolo ancora una volta con l’ANM, accusata di temere la perdita di un super-potere consolidato. In questo contesto, la senatrice difende con forza il sorteggio come strumento di garanzia e di qualità, smontando l’argomento secondo cui porterebbe a incarichi affidati a persone non qualificate. Un’argomentazione che definisce l’ennesima bugia, rivelatrice di una cultura autoreferenziale e distante dai cittadini.
«La vicenda Tortora – conclude Scopelliti – Dimostra quanto sia necessaria la separazione delle carriere. Fu arrestato da due pubblici ministeri senza prove e vide l’arresto confermato da un giudice che si limitò a un “copia e incolla” delle accuse, in un contesto in cui la popolarità dei magistrati coinvolti sembrava contare più della verità processuale. Questa legge non è un punto d’arrivo, ma un inizio. Un primo passo per restituire credibilità alla giustizia e dignità ai cittadini. Un passo che, nel nome di Enzo Tortora, non può più essere rimandato».






