«I privati nello spazio campanello d’allarme per l’Unione Europea»
Al Casinò si apre la 94ª edizione dei Martedì Letterari. Ospite Franco Malerba, il primo astronauta italiano ed ex europarlamentare
Sanremo. Lo spazio non è più soltanto l’orizzonte “romantico” dell’esplorazione, che ha fatto e continua a far sognare intere generazioni, ma una dimensione concreta dove si giocano interessi strategici, tecnologici e sociali. E proprio su questo, rispondendo alle domande di Riviera24, che l’ospite inaugurale del Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, l’ingegnere elettronico ed ex europarlamentare Franco Malerba, ha offerto la parte più densa e “politica” del suo intervento.
Sul rischio che lo spazio diventi una nuova meta di colonialismo tra superpotenze – tema rilanciato anche dal dibattito internazionale – Malerba ha invitato a pesare le parole: “colonialismo” gli pare un termine “eccessivo”, ma la sostanza del problema resta. Il punto, ha spiegato, è che lo spazio sta diventando “una nuova dimensione”, un “nuovo mare” nel quale stiamo imparando a navigare e dove si stanno aprendo opportunità enormi, con conseguenze che ricadono direttamente sulla Terra. Il caso che porta come esempio è emblematico: Starlink. Malerba lo descrive come un sistema di comunicazione interamente spaziale capace di interconnettere contesti complessi anche quando le infrastrutture terrestri sono fragili o compromesse. Nel conflitto in Ucraina, osserva, quella rete è stata “uno strumento potente” non solo per aspetti militari, ma anche – e qui sta il passaggio chiave – per mantenere un Paese “assieme”, consentendo alle persone al fronte di restare in contatto con le famiglie: una ricaduta sociale della tecnologia spaziale che spesso resta fuori dal radar del dibattito pubblico.
Ma ogni tecnologia, ha aggiunto, porta con sé un doppio potenziale: opportunità e rischio. Malerba richiama il parallelo con internet: da sostenitore della rete, oggi vede negli abusi dei social e nella “libertà di diffamare” un lato oscuro che impone attenzione e regole, senza però fermare il progresso: “andare avanti” resta, per lui, “l’ordine di marcia”. La domanda più delicata riguarda però il nodo del controllo: non lo preoccupa che sistemi così decisivi siano nelle mani di imprenditori privati, talvolta imprevedibili? Malerba non liquida la questione: riconosce il merito dell’imprenditore “visionario” capace di cambiare il modo di operare nello spazio (il riferimento è all’americano Elon Musk), ma proprio per questo parla di “campanello d’allarme” per gli altri attori, Europa in testa. E cita un fatto che suona come un promemoria bruciante: il satellite italiano Cosmo-SkyMed è stato messo in orbita con un vettore SpaceX. Tradotto: un’infrastruttura strategica europea e nazionale si appoggia, in un passaggio cruciale, a un soggetto privato extraeuropeo.
Da qui l’affondo: l’Unione Europea deve “darsi una regolata” e accelerare, smettendo di “piangersi addosso”. Malerba richiama l’esperienza di Galileo, il sistema europeo di navigazione satellitare, che conosce bene per averne sostenuto la nascita negli anni Novanta al Parlamento Europeo. Non fu semplice, ricorda: c’era chi sosteneva che “tanto c’è già un sistema gratuito” (il riferimento è alla dipendenza da sistemi altrui) e chi dubitava persino della base giuridica europea per una tecnologia “duale”. Alla fine, la chiave fu la parola “sovranità”: per Malerba la navigazione satellitare va pensata come un servizio essenziale, “come la polizia o i pompieri”, non come un lusso o un optional da esternalizzare. Oggi Galileo è considerato un successo, ma ci sono voluti quindici anni: un tempo che, nel nuovo scenario dominato dall’accelerazione privata, è inconcepibile.
Dentro questo discorso, Malerba ha anche aperto una finestra più umana sulla vita in orbita, contrapponendo la frenesia operativa delle missioni Shuttle a cui ha partecipato in un’occasione – “timeline” serrate e turni quasi continui – alla maggiore “rutinarietà” della Stazione Spaziale Internazionale, dove, immagina, c’è persino uno spazio mentale per osservare il cielo e “sognare”. Un imprinting che, dice, non si esaurisce al rientro: gli astronauti “non vanno mai in pensione”, perché la loro esperienza diventa testimonianza da riportare “non come io, ma come noi”.
L’appuntamento inaugurale, a ingresso libero fino a esaurimento posti e inserito anche nel programma Unitre Sanremo, è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Perinaldo, il Comitato Nazionale Cassiniano e il Comune di Sanremo. E, in continuità con il legame tra la Riviera e la grande storia dell’astronomia, il pomeriggio si è chiuso con la presentazione in prima assoluta dell’antologia “Gian Domenico Cassini da Perinaldo al cielo” (Edizioni Leucotea), curata da Marco Mauro – consigliere delegato alla Cultura del Comune di Perinaldo – insieme a Marzia Taruffi. Il volume rientra nelle celebrazioni per i 400 anni dalla nascita dell’astronomo perinaldese (1625-2025) e raccoglie contributi di diversi autori, tra cui Amalia Ercoli Finzi, Aldo Mola, Franco Forte, Luca Fucini, Gianni Oliva, Lucinda Buja, Marco Mauro, Francesco Guglielmi e Alberto Passerone. A dare il saluto istituzionale oggi erano presenti il sindaco Alessandro Mager, la consigliera Desiree Negri e la commercialista Sonia Balestra in rappresentanza del cda della casa da gioco.





