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Comuni montani, Pd: «Imperiese penalizzato dalla proposta del leghista Calderoli e dall’inerzia di Regione Liguria»

Risultano esclusi: Airole, Apricale, Chiusavecchia, Dolceacqua, Lucinasco, Pietrabruna, Pontedassio, Ranzo, Vessalico e Villa Faraldi

Imperia. «La nuova classificazione dei Comuni montani rappresenta l’effetto diretto di una scelta politica voluta dal ministro Calderoli e dalla Lega, aggravata dall’inerzia della Regione Liguria, che non ha contrastato per tempo una proposta basata su criteri rigidi e astratti e che oggi penalizza territori già fragili, a partire dall’entroterra ligure e dall’Imperiese».

A dichiararlo sono i dem Enrico Ioculano (consigliere regionale di opposizione), Gabriele Cascino (consigliere comunale a Taggia) e Pietro Mannoni, segretario provinciale del Pd.

«Si tratta di una revisione che riduce in modo significativo il numero dei Comuni riconosciuti come montani, fondandosi quasi esclusivamente su parametri altimetrici e di pendenza – proseguono gli esponenti del Partito democratico -, Senza tenere conto delle condizioni reali dei territori: isolamento geografico, difficoltà di accesso ai servizi essenziali, fragilità infrastrutturali e maggiori costi di gestione che gravano sulle amministrazioni locali».

E ancora: «Nell’Imperiese risultano esclusi Comuni storicamente montani come Airole, Apricale, Chiusavecchia, Dolceacqua, Lucinasco, Pietrabruna, Pontedassio, Ranzo, Vessalico e Villa Faraldi. I sindaci hanno espresso preoccupazioni più che fondate per le conseguenze concrete di questa esclusione, che incide direttamente sull’accesso ad agevolazioni fiscali, contributi, incentivi economici e risorse fondamentali per garantire servizi essenziali ai cittadini.
Le rassicurazioni dell’assessore regionale Alessandro Piana non tengono conto della portata reale del provvedimento. Gli effetti di una legge statale non possono essere compensati con interventi regionali tampone, perché il riconoscimento di “Comune montano” riguarda benefici e strumenti definiti a livello nazionale. La perdita di questa classificazione comporta svantaggi economici concreti e duraturi per territori che già affrontano difficoltà strutturali e demografiche».

«Per queste ragioni – concludono – Chiediamo una revisione immediata dei criteri di classificazione, affinché siano realmente rappresentativi delle condizioni dei territori e non si traducano nell’ennesimo colpo inferto all’entroterra ligure. È necessario che la Regione Liguria assuma finalmente una posizione chiara e attiva a difesa dei Comuni esclusi, anziché limitarsi a rassicurazioni prive di effetti concreti».