Logo
ChatGPT, parole e pensiero nell’era dell’intelligenza artificiale spiegate da Pietro Benedusi

Un rischio reale, emerso al Club di Conversazione è quello di delegare il pensiero, rinunciando alla fatica dell’elaborazione personale

Imperia. ChatGPT non è solo un nome entrato nel linguaggio quotidiano, ma un acronimo che racconta già molto di ciò che rappresenta. Chat indica la conversazione, lo scambio linguistico; GPT sta per Generative Pre-trained Transformer, ovvero un modello generativo pre-addestrato basato su trasformatori. In altre parole, un sistema progettato per produrre testi a partire da enormi quantità di dati linguistici, senza comprendere il significato di ciò che scrive ma riconoscendo schemi, ricorrenze e probabilità all’interno del linguaggio umano.

Da qui è partito l’incontro del Club di Conversazione, che si è tenuto ieri al Bar 11, con una grandissima partecipazione, per affrontare uno dei temi più dibattuti del momento: l’uso di ChatGPT e, più in generale, dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola e nei processi decisionali.

A introdurre il confronto è stato Pietro Benedusi, che ha guidato il pubblico in un’analisi sui pro e contro di questi strumenti, spiegando come ChatGPT non «pensi», non abbia coscienza né intenzionalità, ma riesca comunque a produrre testi convincenti grazie a modelli matematici estremamente sofisticati.

Benedusi è un matematico computazionale: si occupa di modelli numerici, simulazioni su larga scala e di come fenomeni fisici estremamente complessi possano essere descritti e studiati attraverso il calcolo. Si è formato tra l’Università di Pavia, dove ha studiato fisica, e l’Università della Svizzera Italiana, dove ha conseguito il dottorato in scienza computazionale, con un percorso condiviso anche con il Politecnico federale di Zurigo.

Uno dei passaggi più discussi dell’incontro ha riguardato il tema del de-skilling, ovvero la perdita progressiva di competenze. L’utilizzo sistematico di strumenti come ChatGPT, se non accompagnato da consapevolezza e spirito critico, può portare a una riduzione delle capacità di analisi, scrittura autonoma e problem solving. Benedusi ha richiamato alcuni esperimenti condotti in ambito scolastico e sanitario, nei quali l’affidamento eccessivo agli strumenti automatici ha mostrato effetti concreti sulla qualità delle competenze e sull’autonomia decisionale.

Nel suo intervento Benedusi ha richiamato anche il pensiero di Walter J. Ong, sottolineando come la scrittura stessa sia una tecnologia che ha ristrutturato il pensiero umano, influenzando profondamente analisi, storiografia e scienza. L’intelligenza artificiale rappresenta, in questa prospettiva, un ulteriore passaggio tecnologico: potente, trasformativo, ma non neutro e non privo di conseguenze sul modo in cui costruiamo conoscenza.

«Il dibattito – come hanno ricordato Francesco Landolfi ed Enrico Lauretti, organizzatori del club – si è inserito in un contesto più ampio, ricordando come già nel novembre del 2022 cominciasse a circolare la voce di una “app” capace di dialogare, scrivere testi coerenti e rispondere a domande complesse. Inizialmente percepita come una curiosità per addetti ai lavori, ChatGPT è entrata nel giro di pochi mesi nel linguaggio quotidiano, nel lavoro e nella scuola, diventando oggetto di interesse ma anche di timore».

L’incontro ha confermato la centralità del Club di Conversazione come spazio di confronto su temi che attraversano il presente, in un appuntamento che ha messo al centro non solo la tecnologia, ma il modo in cui scegliamo di usarla e di convivere con strumenti che stanno già cambiando il nostro modo di scrivere, lavorare e pensare.