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A Bordighera il primo incontro pubblico dei nove consiglieri dimissionari

8 gennaio 2026 | 22:20
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A Bordighera il primo incontro pubblico dei nove consiglieri dimissionari

Salone parrocchiale di Terrasanta gremito

Bordighera. Primo incontro pubblico, in un salone parrocchiale di Terrasanta particolarmente gremito, per i nove consiglieri comunali che il 19 dicembre scorso hanno firmato le proprie dimissioni davanti a un notaio facendo finire, prima del tempo, l’amministrazione guidata dal sindaco Vittorio Ingenito.

Un momento voluto dagli ex consiglieri per spiegare ai cittadini i motivi della loro decisione, ma anche per iniziare un percorso di ascolto e confronto propedeutico alla formazione di un progetto politico per le prossime elezioni amministrative comunali.

«Non siamo qui per dirvi chi sarà il candidato sindaco, non siamo ancora in quella fase – ha esordito Massimiliano Bassi – Stiamo cercando soprattutto di creare un gruppo e un programma, e da questo gruppo uscirà poi il nome del candidato o della candidata».

«Dopo settimane difficili per la vita amministrativa della città – ha detto l’ex assessora Marzia Baldassarre – Abbiamo sentito il dovere di spiegare il motivo della scelta della maggioranza del consiglio comunale di dare corso alle dimissioni dell’ex sindaco (in data 18.12.2025) e quindi di sottoscrivere, davanti ad un notaio, le dimissioni dalla carica di Consiglieri comunali e nella stessa dichiarazione autentica abbiamo dichiarato la motivazione “l’impossibilità del proficuo svolgimento del mandato ricevuto”. L’atto formale di dimissioni non è stato un gesto improvviso e non nasce da contrapposizioni personali ma da un percorso lungo». A motivare la decisione, ha aggiunto Baldassarre, è stato il completo indebolimento del «rapporto politico tra sindaco e consiglio comunale, che è l’organo più rappresentativo del Comune e fulcro del buon funzionamento di una amministrazione. È stato un gesto di responsabilità: perché ci siamo dovuti sempre scontrare con l’assenza dialogo; la mancanza di programmazione condivisa e nell’impossibilità di dare risposte concrete ai cittadini».

Stesso leit motiv ripetuto, a ruota da tutti i consiglieri. A “punire” Ingenito è stata, soprattutto, la mancanza di comunicazione anche con i suoi stessi colleghi di governo. Come ha sottolineato Massimiliano Di Vito, che ha parlato di un «potere molto oligarchico, di pochi, e questo in un gruppo non va bene, altrimenti si creano dei capi e non dei leader». Quella di dimetterti, ha sottolineato l’ex consigliere di Fratelli D’Italia «è una scelta che non fai a cuor leggero: è una scelta difficile e sofferta, anche se inevitabile». Inevitabile perché a mancare, ha spiegato Di Vito, è stata la vicinanza ai cittadini e anche ai consiglieri, che non hanno potuto lavorare come invece avrebbero voluto: «Non si può stare rinchiusi in Comune – ha detto Di Vito – Forse neanche negli alberghi. Serve molta più comunicazione e bisogna dare importanza a tutti: sono sempre stato messo nell’angolino e la scelta è stata inevitabile».

«Seguo la politica da quando avevo 14 anni, per me è una passione enorme, è la scelta presa è stata sofferta – ha dichiarato Mauro Bozzarelli -. Ma è stato un atto nato da un problema fondamentale: il primo dovere di un sindaco è garantire la governabilità della città. Per farlo devi mantenere un gruppo unito e per farlo devi ascoltarlo. Non è stato fatto». Bozzarelli, entrato in maggioranza in quota Lega, ha parlato della difficoltà riscontrata nel suo lavoro di consigliere, quando le istanze formulategli dai cittadini non trovavano mai ascolto: «Se io consigliere non servo assolutamente a nulla – ha concluso – Allora c’è un problema di gestione dell’amministrazione, motivo per il quale siamo arrivati a prendere questa decisione dopo due anni e mezzo».

Dalla parte dell’ex opposizione, Alessandro Albanese e Sara Piantoni, i due volti giovani dell’amministrazione, alla loro prima esperienza in Comune, hanno «cercato di fare un’opposizione attenta, di controllo e molto propositiva», hanno detto. «Purtroppo non mi è stata mai data la possibilità di proporre nulla – ha detto Albanese -. Di tutte le mozioni che ho preparato non ne è stata votata una favore: è sempre stato uno scontro. Specialmente l’ultima, una consulta sul commercio a cui tenevo in modo particolare, è stata rimandata e poi finita in un cassetto». «E’ stata un’esperienza. Non posso dire che sia stata bella, ma è stata tosta – ha detto Piantoni -. Non sono soddisfatta al cento per cento di quello che è stato il mio lavoro da consigliera. C’è bisogno di giovani, non ne vedo ancora abbastanza, perché la città è il nostro futuro».

Come già dichiarato a poche ore dalla firma dal notaio, l’ex consigliera di maggioranza Barbara Bonavia (Lega) ha ribadito: «Non sono riuscita a portare avanti dei progetti, perché sono stata messa in un angolino. Non mi è stato permesso di lavorare per migliorare la mia città e di questo mi dispiace perché sono bordigotta nell’anima. La decisione è stata molto sofferta, perché non abbiamo mandato a casa un sindaco, ci siamo mandati a casa».

«Ho fatto opposizione per otto anni – ha dichiarato Giuseppe Trucchi -. Sui temi che ho portato, quasi mai sono stato ascoltato. 
Parecchi anni fa, quando è stato deciso di rifare la passeggiata a mare, avevo proposto con una certa forza che si facesse un concorso di idee: questo significa che sarebbero arrivati progetti in modo gratuito e si sarebbe potuto scegliere. Mi è stato risposto che si sarebbe perso troppo tempo: serviva aspettare sei mesi dopo aver atteso 40 o 50 anni. Insomma, come a dire “abbiamo deciso, tu non conti niente”. E poi la sanità: il contratto per l’ospedale Saint Charles che è rimasto lì da firmare sei anni perché i soldi non bastavano, infatti ora funziona perché la Regione ci ha messo 6/7 milioni di euro. E ancora Villa Regina: è un anno e mezzo che è stato affidato l’incarico ed è ancora chiusa. Soldi sulle scuole, stanziati invece su corso Italia, mentre i nostri bimbi sono sistemati come pulcini in un pollaio». Oltre a questo, a motivare la caduta dell’amministrazione, «i problemi interni alla maggioranza, molto forti da almeno un anno, forse anche due. Problemi che impedivano probabilmente di governare la città con una certa serenità».

«Se non stava a sentire la maggioranza, figuriamoci le minoranze», ha dichiarato Fulvio Debenedetti, altro veterano dell’amministrazione comunale, che ha riassunto così il mancato restyling del Palazzo del Parco: «Se vi ricordate, con l’amministrazione Pallanca era stato fatto un accordo con la società Angst per far sì che la trasformazione dell’ex albergo in appartamenti avvenisse contestualmente alla riqualificazione del Palazzo del Parco. Ora l’Angst è finito da un bel po’, mentre l’amministrazione Ingenito ha deciso, facendo un grande favore alla società, di monetizzare gli oneri di urbanizzazione e il Palazzo del Parco è ancora così».

«Hanno chiesto soldi a destra e a manca per la ricostruzione della scuola di via Napoli quando i soldi in cassa c’erano – ha concluso Bassi – Bastava dirottarli su quell’intervento. Poi ricordo come si sono sono comportati con i commercianti ambulanti, chiedendo un aumento dei canoni che è finito con un ricorso in Consiglio di Stato perso dal Comune. E ancora il muro contro muro con i pescatori, per il piano ormeggi del porto. E’ vero, quando si amministra non si può accontentare tutti: però serve il dialogo».