Traffico di droga con l’aggravante mafiosa nel Dianese, le richieste della Procura nel processo d’Appello
In primo grado comminate condanne per un totale di 187 anni di carcere
Genova. Vent’anni di carcere per Domenico Gioffrè e 16 anni per Giovanni De Marte. E’ identica alla condanna in primo grado, la richiesta di pena formulata dal sostituto procuratore generale Alessandro Bogliolo che ieri, al termine della sua requisitoria al processo d’Appello, ha confermato la richiesta di condanna per i due principali imputati dell’operazione “Ares 2021”.
Per Michela De Marte, sorella di Giovanni e moglie di Gioffré, il magistrato ha chiesto una riduzione della condanna, dai 7 anni in primo grado a 6 anni e 2 mesi.
Secondo l’accusa erano loro, con Gioffré al vertice e gli altri due come partecipi, a prendere le decisioni all’interno del sodalizio criminale, vicino alle cosche, che gestiva lo spaccio di droga nel Dianese.
Il processo d’Appello coinvolge 18 dei 23 imputati condannati in primo grado il 25 novembre dello scorso anno dal gup di Genova Silvia Carpanini, che ha emesso una sentenza per un totale complessivo di 187 anni di carcere per reati che spaziano dal traffico di cocaina, hashish e marijuana fino a estorsioni, rapine e furti. Per quindici degli imputati era stata riconosciuta l’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso.
Le indagini avevano accertato che la droga proveniva dalla Calabria, fornita dai clan della ’ndrangheta alla famiglia Gioffré-De Marte, che gestiva lo spaccio dalla villetta di Gioffré a Diano Castello.
Nel corso del suo intervento, il pm Bogliolo ha ricostruito i metodi utilizzati dal gruppo per conquistare e mantenere il controllo del mercato della droga in Riviera, facendo ampio ricorso a violenze e minacce di morte nei confronti di chi non rispettava le regole.
Il magistrato ha chiarito che l’aggravante del metodo mafioso non deriva automaticamente da un agire violento e organizzato, ma si configura quando l’azione criminale richiama l’appartenenza o la vicinanza a un’organizzazione mafiosa, con l’obiettivo di assoggettare la vittima generando un clima di soggezione. In questo caso, ha sottolineato Bogliolo, la famiglia De Marte-Gioffré era legata da stretti vincoli familiari a una delle più importanti cosche calabresi, i Santaiti-Gioffré di Seminara, e il metodo mafioso veniva utilizzato consapevolmente per controllare lo spaccio nell’Imperiese e nel Dianese, contrastando i gruppi rivali.
Tre imputati hanno chiesto il concordato in appello: Arcangelo Antonio Raso Casanova, di Riva Ligure, ha ottenuto una pena di 3 anni e 8 mesi (contro i 4 anni e 4 mesi iniziali); Alessandro Casa ha visto la riduzione della pena da 7 anni e 6 mesi a 6 anni; per Daniel Ciulla, di San Bartolomeo al Mare, la condanna è invece aumentata da 7 anni e 2 mesi a 8 anni per effetto della continuazione con altre sentenze.
Per gli altri imputati, il pm ha chiesto una rimodulazione delle pene in relazione ai reati in continuazione. Oltre alla conferma delle condanne per Gioffré e Giovanni De Marte e alla riduzione per Michela De Marte, sono stati richiesti: 9 anni e 2 mesi per Antonino Laganà di Diano Castello (10 anni in primo grado); conferma a 5 anni per Lorenzo Onda di Sanremo; 9 anni e 4 mesi per Giovanni Chimienti di Diano Marina (10 anni e 4 mesi in primo grado); aumento a 10 anni per Johnny Loda di Sanremo, che in primo grado era stato condannato a 7 anni; 9 anni e 6 mesi per Vincenzo Santarpia di Diano Castello (10 anni e 6 mesi in primo grado); conferma a 6 anni e 4 mesi per Nicolò Striglioni di Santo Stefano al Mare; conferma a 11 anni e 8 mesi per Andrea Ziella di Molini di Triora; 12 anni per Leonardo Randy Nieto Fiss, cubano residente ad Albenga, che in primo grado era stato condannato a 13 anni; conferma a 8 anni, 5 mesi e 10 giorni per Guillermo Galo Tobar Niemes, residente a Cervo; 8 anni e 6 mesi per Indrit Shaba di Diano Marina (12 in primo grado); conferma a 10 anni per Giuseppe Scarcella di Cosoleto. Chiesta anche la conferma, infine, delle condanne di Gianluca Cavalcante di Arma di Taggia a 3 anni e 2 mesi ed Elvis Collaku, residente a Chiusavecchia, a 4 anni.
Ad assistere gli imputati, sono stati gli avvocati Bosio, Ritzu, Costantini, Tahiri, Brazzit, Annoni, Piccolo, Biafora, Baudino, Contestabile e Vianello.
L’8 gennaio inizieranno le arringhe della difesa, a partire da quella dell’avvocato Marco Bosio. A fine gennaio la sentenza.


