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Scajola bis, Vassallo esulta: «Forza Italia è rinata». Rixi incorona Di Muro: «Distacchi abissali»

Nel centrodestra si ridisegnano i pesi: azzurri a 39.115 ponderati, Lega a 13.520 e FdI in coda. Nel Pd Mannoni riparte con un solo seggio “di bandiera” conquistato da Cascino, spinto dall’operazione Quesada

Imperia. I dati ufficiali delle elezioni provinciali, pubblicati questa mattina sul portale della Provincia, confermano integralmente quanto emerso già nella notte dello scrutinio: Claudio Scajola (candidato unico) è stato rieletto presidente con 65.985 voti ponderati. Sul versante del Consiglio, risultano eletti nove consiglieri per la lista “Riviera dei Fiori e delle Alpi – Scajola Presidente” e uno per “Riviera Bene Comune”, con questa graduatoria (voti ponderati tra parentesi): Flavio Di Muro (13.520), Alessandro Mager (11.327), Gabriele Amarella (11.027), Mario Conio (10.906), Manuela Sasso (7.527), Enrico Pira (4.863), Cristiano Za Garibaldi (4.711), Marzia Baldassarre (4.624), Ornella Agnese (2.984). Quindi Gabriele Cascino (7.507) per la lista di centrosinistra.

Le prime reazioni, nel centrodestra, ruotano soprattutto attorno alla competizione interna alla coalizione e alla fotografia – politicamente significativa – di una provincia dove i rapporti di forza risultano capovolti rispetto alla scala nazionale. A sottolinearlo è Simone Vassallo, commissario provinciale della “nuova” Forza Italia riconsolidata da Scajola: «Il primo elemento è che siamo estremamente soddisfatti del nostro presidente Scajola: ha ottenuto un grande risultato su scala provinciale, anche se da unico candidato in corsa. Per quanto riguarda Forza Italia, non possiamo che essere ancora più soddisfatti: con cinque candidati di area presenti il lista tra sindaci, amministratori e aree civiche a noi vicine, abbiamo rappresentato circa 40mila voti ponderati, come primo partito della provincia e con il maggior numero di rappresentanti eletti». Il ragionamento di Vassallo, presidente del consiglio comunale di Imperia, si appoggia alla lettura “per blocchi” che è circolata tra gli addetti ai lavori nelle ore successive al voto: Forza Italia è largamente il primo raggruppamento con 39.115 voti ponderati complessivi, davanti alla Lega (identificata sull’exploit di Di Muro) a 13.520, quindi l’area matuziana riconducibile a Mager a 11.327 e Fratelli d’Italia (con Sasso) a 7.927. Un quadro che, nella maggioranza scajoliana, pesa ora nella partita sulle deleghe e sulle caselle politiche.

Quando Vassallo parla di “cinque amministratori” tutti eletti, il riferimento è al consigliere ventimigliese Gabriele Amarella, autore di un risultato inatteso che lo colloca davanti al vicepresidente uscente Mario Conio. Allo stesso Conio, sindaco di Taggia, e al sindaco di Diano Marina Cristiano Za Garibaldi. Oltre a Ornella Agnese, consigliera comunale di Chiusanico e componente del direttivo provinciale. Nel perimetro “moderato” viene letto come vicino all’area scajoliana anche Enrico Pira, sindaco di Pieve di Teco, anch’egli eletto. È una dinamica che in Forza Italia viene interpretata come un segnale di rinnovato radicamento, al punto che, negli ambienti azzurri, il risultato viene raccontato come il ritorno a una stagione di centralità politica, con Scajola di nuovo imprescindibile come ai tempi d’oro in cui ricopriva gli incarichi di ministro nei governi Berlusconi.

Festeggia anche la Lega, che con un solo candidato ha concentrato la spinta sul nome di Flavio Di Muro, primo degli eletti. Il vice ministro Edoardo Rixi si è congratulato pubblicamente con il sindaco di Ventimiglia: «La conferma di Flavio Di Muro come consigliere più votato alle elezioni provinciali di Imperia, con distacchi abissali rispetto agli altri candidati, è un risultato netto, inequivocabile e di grande valore politico. È la certificazione più chiara del radicamento della nostra proposta politica sui territori e della vicinanza dei cittadini al progetto di centrodestra unito che la Lega continua a sostenere con determinazione». E ancora: «Il dato emerso conferma la solidità della Lega come forza di governo locale e nazionale, capace di interpretare le esigenze concrete delle comunità… La strada che abbiamo davanti è portare avanti con coraggio le riforme e le politiche che servono alle nostre comunità, con Di Muro e con tutta la squadra, forti di un consenso che parla chiaro e premia capacità, serietà e visione politica».

A Sanremo, la lettura prevalente è che la candidatura di Alessandro Mager abbia centrato l’obiettivo principale: compattare una maggioranza reduce da settimane complesse e da scosse politiche interne (vedi i problemi del gruppo Forum e la revoca dell’assessore Sbezzo Malfei). Il secondo posto (con 11.327 ponderati) diventa, per Palazzo Bellevue, un dato di tenuta e di proiezione: Mager avrebbe anche intercettato alcuni consensi fuori dalla coalizione che lo sostiene ma rimanendo nel perimetro di Palazzo Bellevue, in un passaggio considerato determinante per evitare di scivolare dietro il gruppo degli amministratori più forti della stessa lista scajoliana. Sarebbe bastato un solo voto in meno tra le schede verdi e il primo cittadino matuziano si ritroverebbe in quarta posizione. Di fatto, l’avvocato sanremese ha potuto contare solo sui propri consiglieri, senza ricevere alcun appoggio dal capoluogo o dai partiti. In questo scenario, si sono rivelati ininfluenti i voti dell’ala progressista della coalizione Mager, quella rappresentata da Partito Democratico e Generazione Sanremo, che sono andati al consigliere capogruppo dem Marco Cassini, non eletto. Circa 1.200 voti ponderati che non sarebbero bastati al sindaco della Città dei fiori per superare il collega Di Muro.

Dal fronte del centrosinistra imperiese – che porta a casa un solo seggio con Gabriele Cascino – sono arrivate le congratulazioni del segretario provinciale Pietro Mannoni e del consigliere regionale Enrico Ioculano: «Vogliamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento a tutte e a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia in un’elezione il cui esito era ampiamente previsto, in un contesto estremamente difficile anche per le modalità con cui si esercita questo voto. Si tratta infatti di un’elezione di secondo livello, alla quale partecipano solo ed esclusivamente i consiglieri comunali, e che rende più complesso il confronto democratico. Rimarchiamo la differenza di voti tra il candidato presidente e la lista per il consiglio a lui collegata. Molti amministratori hanno votato per la lista ma non per Claudio Scajola. Questo denota un malessere e uno spazio di dissenso su cui lavorare per la costruzione di una prospettiva nuova». Proseguono: «Ringraziamo in maniera non formale la consigliera uscente Daniela Bozzano, per l’impegno profuso in questi mesi e che per una manciata di voti non potrà continuare il suo lavoro. Rivolgiamo inoltre i nostri migliori auguri di buon lavoro all’avvocato Gabriele Cascino, un riformista del Partito Democratico, che rappresenterà le istanze del centrosinistra in Provincia di Imperia. Siamo contenti che possa essere il rappresentante di una comunità più ampia, che si pone obiettivi alternativi rispetto alla gestione del centrodestra guidato da Claudio Scajola». «Come lista che abbiamo raggiunto un buon dato. Sono dispiaciuto per il mancato secondo consigliere ma mi unisco ai complimenti a Gabriele che ha fatto un ottimo risultato», aggiunge il candidato escluso Cassini.

In casa dem, il risultato apre anche un capitolo da tenere sotto osservazione in vista dei prossimi appuntamenti elettorali regionali e nazionali. Nei fatti, il fautore dell’operazione Cascino – candidato civico in grado di catalizzare preferenze e portare a casa l’unico seggio – è stato l’ex segretario Cristian Quesada, che ha spinto con decisione sulla candidatura poi risultata vincente. Per Mannoni, rientrato da poco alla guida del PD imperiese, l’esito impone subito un confronto con una realtà politicamente drastica: il centrosinistra del Ponente esce, per la terza volta di fila in meno di 5 anni, di fatto schiacciato dalla macchina elettorale e amministrativa del centrodestra guidato da Scajola, ridotto a una sola rappresentanza di bandiera in consiglio provinciale. Una rappresentanza che, paradossalmente, arriva non da un profilo organico del PD, ma da un candidato fortemente sostenuto dall’area riconducibile al predecessore di Mannoni, segnalando sin da subito che, oltre alla sfida esterna, per i dem si apre anche una partita di riposizionamento.

Nota a margine: con la caduta dell’amministrazione comunale di Bordighera , formalizzata questa mattina dal notaio Marzi su iniziativa di un gruppo di consiglieri di maggioranza e minoranza della città delle palme, decadrà automaticamente dal consiglio provinciale anche l’eletta Marzia Baldassarre (ex assessore a Bordighera), lasciando libero il suo scranno al primo dei non eletti: Sara Laura.

(In copertina, i festeggiamenti ieri in Provincia per la rielezione di Scajola. A destra Simone Vassallo, al centro Gabriele Amarella affiancato da Marzia Baldassarre e a sinistra il presidente riconfermato)