Sanremo, la corsa tra cantieri e capitali: la mappa dei progetti che può cambiare la città nel 2026
Capo Pino e gli angoli “fuori cartolina” aprono la sfida dell’attrattività. Mager respinge l’accusa di immobilismo e rilancia sul 2026, mentre il Porto vecchio resta il progetto chiave agganciato ai Reuben
Sanremo alla prova del cambiamento. Il 2026 sta per iniziare e ci sono già almeno “trecento milioni” di buoni motivi per premere sull’acceleratore. È l’ordine di grandezza, a spanne, degli investimenti pubblico-privati già leggibili oggi tra grandi trasformazioni, project financing e cantieri attesi. È da queste cifre che l’amministrazione del sindaco Alessandro Mager prova a costruire la sua replica alle minoranze consiliari, che da mesi insistono sul rischio “immobilismo” e sul possibile disimpegno di chi, negli ultimi anni, ha scommesso su Sanremo. Il casus belli resta il restyling del Porto vecchio, attorno a cui ruota l’asse degli investimenti dei Reuben Brothers: un progetto che, dopo oltre sette anni di presenza del fondo britannico sulla destinazione, non è ancora arrivato a un assetto definitivo, con la giunta che ha chiesto modifiche profonde al pacchetto aggiudicato in concessione e con l’ombra della concorrenza di Imperia, dove la riqualificazione del porto è ripartita con nuovo slancio sotto l’egida del sindaco Claudio Scajola. In questo quadro, Mager ha ribadito che l’anno a venire dovrà essere quello in cui nuovi investitori sceglieranno Sanremo, indicando la necessità di mettere in fila opere e procedure e di chiudere i dossier più delicati prima di aprirne di nuovi.
Forse, il primo progetto a cui si riferiva è quello di Capo Pino, lembo di litorale ai margini dei grandi percorsi turistici, è diventato il simbolo di una strategia: dimostrare che la città può attrarre investimenti non soltanto nei luoghi “da cartolina”, ma anche negli angoli meno frequentati, se la proposta pubblica è chiara e il perimetro è appetibile. La concessione unica allo studio , tra spiagge e porticciolo turistico dimenticato, è il primo nuovo messaggio che il Comune intende spedire a chi guarda Sanremo con il taccuino in mano. Dentro questa cornice, la città è attraversata da una geografia di progetti che, da Ponente a Levante, racconta ambizioni, frenate, varianti e attese. A Pian di Poma, il Palasport resta la grande opera pubblica sospesa. Dopo tre anni di stop, l’orizzonte più concreto passa da un passaggio tecnico: un nuovo computo metrico, aggiornato e condiviso, che stabilisca con precisione cosa manca e quanto costa davvero completare i lavori. È il punto che può riavvicinare Palazzo Bellevue e l’impresa appaltatrice, trasformando l’attesa in un sì o in un no definitivo, dopo una sequenza di rinvii che ha logorato credibilità e tempi. Sempre a Pian di Poma, ma sul versante privato in project financing, il Green park continua a camminare tra varianti e aggiustamenti. È una di quelle operazioni che misurano la capacità della macchina amministrativa di governare i cambiamenti senza perdere l’obiettivo: un’infrastruttura turistica che, nelle intenzioni, deve restituire servizi e spazi a un’area strategica, collegata al polo sportivo. Nel dettaglio, si tratta di un’area camper con 96 stalli e un parco urbano, dentro un quadro economico del valore di oltre 3 milioni di euro.
Sul capitolo infrastrutture per la viabilità di scorrimento veloce, il prolungamento a Ponente dell’Aurelia bis appare invece ancora al palo. Mager ha ribadito di attendere risposte da Roma, con un riferimento diretto al viceministro Edoardo Rixi già incontrato al ministero, ma senza risultati tangibili. È la classica partita in cui la politica locale può fare pressione, ma la chiave resta altrove: finché non arriva un segnale formale, il cantiere resta un titolo più che un cronoprogramma. Scendendo verso il centro, i capitali privati tornano a farsi sentire con l’ex Hotel Astoria , una scommessa immobiliare della famiglia Marzocco dal peso rilevante, in oggi favorita da una storica sentenza della Corte costituzionale che ha liberalizzato ulteriormente le possibilità di svincolo dalla destinazione alberghiera di immobili privati. Le cifre circolate negli ultimi mesi collocano l’operazione su una scala che arriva fino a 50 milioni di euro: un indicatore forte di come, nonostante i rallentamenti su alcuni dossier pubblici, Sanremo continui a essere percepita come destinazione capace di sostenere investimenti importanti in materia di recettività.
Sul fronte mare, l’altra grande partita è il project del lungomare Italo Calvino. Dopo l’ingresso degli inglesi (i fratelli Reuben) con la maggioranza in Stazione 2.0 fondata dall’imprenditore dell’energia, Walter Lagorio, ci si aspetta un’accelerazione e soprattutto un nuovo progetto, più ampio e più convincente sul piano economico, capace di allargare il perimetro dell’intervento. Se la traiettoria sarà confermata, i primi mesi del 2026 potrebbero segnare il ritorno del dossier al centro del dibattito, con una proposta aggiornata e un modello finanziario più solido. Ma il baricentro, oggi, resta il Porto vecchio. È il progetto chiave, quello a cui sono agganciati gli investimenti dei Reuben Brothers sulla destinazione Sanremo, e quello che più di tutti determina la percezione esterna di affidabilità della città. Il piano economico-finanziario, nella versione legata alle modifiche richieste dalla giunta, si muove su una quota attorno ai 110 milioni: numeri da grande trasformazione urbana, che però richiedono una cosa sola per diventare realtà, una sintesi definitiva tra pubblico e privato.
Tra i due porti, intanto, si affaccia un nuovo project financing promosso da un’imprenditore locale. In sintesi, un parcheggio da 300 posti in riva al mare, sopra il quale far nascere una nuova passeggiata con piscine e servizi, per un investimento stimato in circa 8 milioni di euro. È un intervento “di mezzo”, ma non minore, perché può cucire funzioni e flussi in un tratto che oggi è più corridoio che destinazione, dove le spiagge vanno ripensate a causa della scarsa balneabilità dell’acqua. A Levante, la vicenda dell’albergo di Portosole continua a essere sfuggente. La convenzione urbanistica firmata per archiviare l’ecomostro e aprire la strada a un investimento da 38 milioni è un punto fermo sulla carta, ma nella sostanza i promotori sembrano aver tirato il freno a mano. Il progetto è stato rivisto più volte per volontà del fondo britannico e, a oggi, l’ultima versione non è stata svelata. Anzi, le voci parlano di un possibile stravolgimento rispetto all’impianto che aveva portato alla firma della convenzione. Nel frattempo, però, le opere a scomputo degli oneri vanno avanti: la prima a partire, dopo il Festival, sarà la rotonda di San Martino, appaltata da Portosole seguendo regole pubblicistiche e aggiudicata all’impresa Masala di Camporosso. Un segnale concreto, almeno sul terreno delle opere collaterali.
Sempre restando nella zona centrale, un altro tassello atteso è il parking di piazza Eroi e la trasformazione della piazza in superficie. Il progetto è entrato in una fase delicata ma necessaria: la conferenza dei servizi per la variante . È un passaggio tecnico, che si inserisce in un cantiere tormentato che però finalmente procede a ritmo costante. Più verso il cuore economico della città, il mercato annonario, collegato all’area ex Sati, sono sotto i riflettori. La manifestazione d’interesse del gruppo Arimondo indica una possibile traiettoria, ma la partita è ancora tutta da scrivere: perché qui non si tratta soltanto di un immobile, ma di un pezzo dell’identità commerciale di Sanremo. La questione è scivolata nelle mani del neo assessore all’Attività produttive Silvana Ormea. Si vedrà se i suoi nuovi indirizzi muteranno lo scenario sul tavolo: riqualificazione in partnership con i privati o concessioni di banchi e box a gara al miglior offerente.
Capitolo ex deposito Rt: la struttura di San Martino è stata venduta e, di recente, in Comune si è tenuto un incontro con la nuova proprietà, impegnata a progettare il supermercato destinato a sorgere al posto del deposito, mentre sul fronte mare prende corpo l’ipotesi di un nuovo complesso residenziale. Restano invece poche notizie sulla delocalizzazione del deposito delle corriere e delle officine verso l’area del mercato dei fiori di Valle Armea, passaggio decisivo per liberare definitivamente anche piazza Colombo dal peso del traffico e della logistica. E a Valle Armea, infine, c’è l’ex macello comunale: un luogo che torna ciclicamente nelle proposte di riconversione e che, se agganciato a una visione coerente, potrebbe diventare un tassello di rigenerazione con una vocazione definita, come quella nautica evocata in alcune ipotesi progettuali allo studio di una coppia di giovani del territorio.
Il quadro non sarebbe completo senza il “secondo binario”, quello dei cantieri Pnrr: sono molti, sono già aperti e nel 2026 dovranno arrivare tassativamente a conclusione. Il Pinqua, che ha già portato all’inaugurazione di piazza Santa Brigida, insieme agli interventi diffusi su borgate, spazi pubblici, scuole, il nuovo asilo di via Duca degli Abruzzi e ville storiche come la Mercede, è la parte meno spettacolare del racconto, ma quella che più incide sulla vita quotidiana e sull’immagine di una città che funziona. Resta però una grande casella vuota. Il tema più identitario della campagna elettorale di Mager, la riqualificazione straordinaria di piazza Colombo e dei giardini Medaglie d’Oro, che non hanno ancora una traiettoria operativa. Se ne è parlato anche nell’ultimo consiglio comunale dell’anno, con il sindaco che ha ribadito l’intenzione di non avviare nuove grandi opere finché non saranno terminate quelle in corso. Eppure, proprio qui, un margine c’è: portarsi avanti almeno con il concorso internazionale di idee annunciato in campagna elettorale, perché la progettazione è sempre il primo passo. Averla pronta è determinante per partecipare a nuovi bandi di finanziamento.
Quanto vale, “a spanne”, il pacchetto degli interventi che già oggi ha un ordine di grandezza misurabile tra pubblico e privato? Sommando le voci più strutturate e già quantificate, si arriva attorno ai 300 milioni di euro, ad onor del vero in larghissima parte intercettati dalle due precedenti giunte dell’ex sindaco Alberto Biancheri: circa 110 milioni per il Porto vecchio, 50 per Calvino, fino a 50 per l’Astoria, 38 per l’albergo di Portosole, quasi 20 per il Palasport e altrettanti per la nuova piazza Eroi (questi di denari pubblici), più Green park, nuovo project tra i due porti, partita ex deposito Rt e i capitoli minori come la rotonda di San Martino, senza contare il grande piano di trasformazione dell’illuminazione pubblica da vecchio tipo a led, affidato a Dea (ex Amaie) che cuba 15 milioni di euro. È una cifra prudente, perché non include i valori ancora non definibili di Capo Pino, del rilancio annonario-ex Sati e, soprattutto, dell’Aurelia bis e dei cantieri Pnrr. Rende però chiaro il nodo politico: per Sanremo, il 2026 non potrà essere l’anno delle sole promesse.
(In copertina, il triangolo dell’attrattività, formato dagli angoli di piazza Colombo, Eroi e lungomare Calvino)




