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L’assessore non si trova, sindaco di Bordighera sempre più solo

Almeno due consiglieri avrebbero rifiutato l’incarico. Pronte le dimissioni

Bordighera. Vittorio Ingenito è ancora formalmente il sindaco della città, ma la sua posizione appare sempre più fragile. Dopo il “caso gazebo” che ha spaccato Forza Italia e portato alla rottura definitiva con l’ex assessore Marzia Baldassarre, il primo cittadino si trova oggi a governare in una condizione di sostanziale isolamento politico, costretto a valutare una decisione che potrebbe segnare la fine anticipata del suo mandato.

Secondo indiscrezioni che circolano con insistenza negli ambienti di Palazzo Garnier, Ingenito avrebbe già fatto predisporre l’atto di dimissioni irrevocabili. Un documento che, al momento, non sarebbe stato ancora firmato solo grazie al tentativo di mediazione di due assessori, impegnati fino all’ultimo a convincerlo a non compiere un passo che avrebbe effetti immediati sull’assetto politico cittadino.

Il sindaco si trova ora stretto tra due appuntamenti decisivi. Il primo è rappresentato dalle elezioni provinciali di giovedì 18 dicembre, in cui il voto dei consiglieri comunali bordigotti – grazie all’elevato indice di ponderazione previsto per i Comuni della fascia D – risulta particolarmente determinante. Il secondo è il consiglio comunale convocato per il giorno successivo, venerdì 19 dicembre, chiamato ad approvare Dup e Bilancio: un passaggio obbligato, senza il quale scatterebbe l’intervento del Prefetto e lo scioglimento del consiglio comunale.

Ma al di là delle scadenze istituzionali, a pesare è soprattutto la solitudine politica del primo cittadino. Dopo la revoca delle deleghe a Baldassarre, nessuno ha accettato di entrare in giunta per sostituirla. La consigliera Barbara Bonavia (Lega) ha declinato l’offerta, rimandando ogni decisione al partito. Anche Massimiliano Di Vito (Fratelli d’Italia) avrebbe rifiutato, giudicando il possibile ingresso in giunta come un ruolo di mero ripiego in un’amministrazione ormai vicina al capolinea.

Così Ingenito, sostenuto ormai da pochi fedelissimi, si trova davanti a una scelta complessa: tentare di resistere fino alla fine del mandato, senza una maggioranza solida, oppure assumersi la responsabilità politica di chiudere anzitempo un’esperienza amministrativa che appare sempre più logorata.