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Circonvenzione di incapace, pm Imperia chiede tre condanne

Sonia Magaton, il marito Daniele Riviera e il figlio avrebbero raggirato un anziano venditore di formaggi orchestrando una storia assurda

Imperia. Nove anni e sei mesi di reclusione e una multa di 4.800 euro. E’ la condanna più alta chiesta dal pubblico ministero di Imperia Veronica Meglio al termine della propria requisitoria nel processo che vede sul banco degli imputati Sonia Magaton, il marito Daniele Riviera e il figlio David Riviera, accusati di circonvenzione di incapace. 
Secondo l’accusa, i tre, guidati da Magaton, descritta dal pm come «la mente criminale, vera regina di questa storia», avrebbero raggirato a truffato un anziano venditore di formaggi di Riva Ligure, approfittandosi delle sue difficoltà.

E’ proprio per la Magaton che il pubblico ministero ha chiesto al giudice Francesca Di Naro una condanna a 9 anni e mezzo. Per il marito Daniele Riviera, la pena finale è di 6 anni e 2.700 euro, mentre per il figlio David, divenuto maggiorenne nel 2018 (la circonvenzione sarebbe iniziata nel 2016, ndr), la pena richiesta è di 4 anni e 2 mila euro di multa.

Nella sua requisitoria, il pm ha ricostruito una «storia a tratti inverosimile», ma la parte offesa, ha precisato, «è credibile. Ci ha raccontato una storia assurda, ma non perché sia matto, ma perché è una persona suggestionabile e ha creduto a qualsiasi menzogna. Il racconto nella sua assurdità è sempre stato coerente e lineare ed è riscontrato da tutti gli elementi raccolti».

Tutto è partito con la compravendita di formaggi. La presunta vittima, infatti, avrebbe conosciuto la Magaton a un mercatino nel febbraio 2016 e si sarebbe avvalso dell’intermediazione della donna per acquistare formaggi sardi da un tale Puddu. Per due volte i formaggi arrivano e tutto sembra andare per il meglio. Il terzo ordine, però, per il quale l’anziano avrebbe pagato 3 mila euro alla Magaton, non viene consegnato. 
A quel punto, secondo la pubblica accusa, Magaton inventerebbe il personaggio dell’avvocato Teresa Rossignoli che contatta a più riprese la vittima chiedendogli dei soldi per un processo a Puddu da svolgersi prima nel Principato di Monaco «dove Puddu ha altre denunce», poi in Svizzera e poi in Bulguria, alla ricerca di un fantomatico server in grado di sbloccare i conti di Puddu e ripagare così il venditore di formaggi di Riva Ligure.
 Contatti telefonici che arrivano sempre, lo hanno dimostrato le intercettazioni, dall’utenza in campo alla Magaton. Quando la vittima resta senza soldi, dopo aver svuotato i suoi conti correnti e chiesto diversi prestiti, si reca a Putignano, in Puglia, per vendere due immobili di famiglia e monetizzare.

«Tutto questo – ha concluso il sostituto procuratore – Dimostra che gli imputati non si sono fermati davanti a nulla, sono stati implacabili, senza pietà. Probabilmente se non fossimo intervenuti, la parte offesa starebbe ancora aspettando l’apertura del server o chissà quale altra supercazzola raccontata dalla Magaton e dalla sua famiglia».

Ricostruzione diametralmente opposta quella fornita dall’avvocato degli imputati, Luca Ritzu, che nella sua arringa ha cercato di dimostrare come in realtà non ci sia «alcuna prova che Magaton o i suoi famigliari abbiano ricevuto dazioni di denaro dalla presunta vittima». Per dimostrarlo, il legale ha prodotto estratti conti dell’uomo, evidenziando come già nel 2015, prima ancora della presunta data di incontro con la Magaton, l’uomo facesse diversi prelievi di denaro, per somme ingenti. «Perché doveva restituire dei soldi, essendo indebitato, non di certo per darli ai miei assistiti».
L’avvocato ha chiesto l’assoluzione per tutti e tre o, in subordine, la pena minima.

Al termine della discussione, il giudice ha rinviato il processo al 17 dicembre per eventuali repliche e sentenza.