Sul filo dell’annonario
Il sindaco Mager ha annunciato una proroga tecnica per scongiurare la protesta delle categorie. Il rischio è che venga impugnata dall’Antitrust come a Taggia per il caso spiagge
Sanremo. Da mesi il mercato annonario di Sanremo è al centro di un intricato braccio di ferro amministrativo e sindacale che intreccia questioni di diritto e interessi economici. La storica struttura di piazza Eroi Sanremesi attiva dagli anni ’50 è diventata terreno di confronto tra il Comune e le associazioni di categoria sulla gestione delle concessioni in scadenza al 31 dicembre. La direttiva Bolkestein e l’obbligo di indire nuove gare pubbliche per l’assegnazione dei banchi hanno scardinato un equilibrio durato decenni, aprendo la strada a una transizione complessa: tra chi teme di perdere il proprio posto dopo oltre trent’anni di attività e chi vede nella riforma l’occasione per rilanciare il mercato con una visione moderna, trasparente e conforme alle regole europee.
Il Comune di Sanremo si muove su un terreno sempre più scivoloso. La sentenza n. 9266 del 19 novembre 2024 del Consiglio di Stato è diventata il nuovo faro interpretativo per tutte le amministrazioni italiane in materia di concessioni su area pubblica — dalle spiagge ai mercati annonari — e rischia di avere effetti dirompenti anche per la Città dei fiori. Il verdetto, che sancisce in modo inequivocabile la piena applicabilità della direttiva Bolkestein (2006/123/CE), stabilisce che “qualsiasi proroga automatica o generalizzata delle concessioni, non preceduta da procedura di selezione pubblica, è in contrasto con il diritto dell’Unione europea e deve essere disapplicata”. Non si tratta più solo di teoria giuridica: è una regola immediatamente vincolante, che “si impone a tutte le articolazioni dello Stato, comprese le amministrazioni locali”, come scrivono i giudici di Palazzo Spada.
Proprio su queste basi si sta muovendo l’assessore alle Attività produttive Lucia Artusi, che ha incaricato un consulente specializzato di accompagnare il Comune nel percorso verso i nuovi bandi di concessione, non solo per il mercato annonario, ma anche per gli ambulanti e le spiagge: oltre mille concessioni complessive che dovranno essere riassegnate entro la prima metà del 2026. Nonostante dei bandi al momento non ci sia nemmeno l’ombra, il sindaco Alessandro Mager ha annunciato nei giorni scorsi una “proroga tecnica”, una misura ponte pensata per “tutelare la continuità” fino all’adozione delle linee guida ministeriali, attese entro fine anno, e alla loro conversione nel decreto Milleproroghe. Una mossa che ha temporaneamente placato le associazioni di categoria e gli operatori del mercato coperto di piazza Eroi Sanremesi, pronti a protestare sotto Palazzo Bellevue, ma che — alla luce della sentenza del Consiglio di Stato — resta giuridicamente delicata.
Nella motivazione della sentenza n. 9266, il Consiglio di Stato è chiarissimo: “La direttiva 2006/123/CE è norma self-executing e non consente proroghe generalizzate delle concessioni, che devono essere affidate mediante procedure competitive e trasparenti.” E ancora: “Le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di disapplicare le norme interne incompatibili con il diritto dell’Unione, senza attendere un intervento legislativo o giurisdizionale.” Tradotto: anche un atto comunale formalmente “tecnico”, se produce effetti equivalenti a una proroga, può essere annullato. È qui che il precedente di Taggia diventa un campanello d’allarme per Sanremo. Solo due mesi fa, il Tar Liguria ha bocciato la delibera con cui la giunta Conio aveva prorogato le concessioni balneari. La decisione è arrivata dopo il ricorso dell’Autorità Antitrust, che aveva impugnato l’atto per violazione del principio di concorrenza. Il tribunale amministrativo ha accolto la tesi, scrivendo che “nessuna proroga può essere disposta in via autonoma dagli enti locali, neppure a titolo temporaneo o tecnico, in assenza di copertura normativa nazionale conforme al diritto europeo”. Una fotocopia potenziale di ciò che potrebbe accadere anche a Sanremo se il Comune, nel tentativo di rassicurare gli operatori del mercato, decidesse di giocare d’anticipo sul governo. Come ricordano gli stessi giudici nella sentenza 9266, “ogni concessione è un atto a carattere eccezionale che consente lo sfruttamento economico di un bene pubblico, e come tale non può essere rinnovata o prolungata senza una selezione pubblica dei potenziali aventi diritto”.
Sul piano politico, la partita resta incandescente. Il Partito Democratico, a cui appartiene l’assessore Artusi, difende la linea della legalità e della trasparenza come “l’unica via per evitare nuovi contenziosi e dare certezze agli operatori”. Dall’altra parte, Fratelli d’Italia, per bocca del capogruppo Antonino Consiglio, accusa l’Amministrazione di “frenare” e di “lasciare i concessionari mercatali nel limbo”. Un attacco che proviene da chi vive la vicenda sulla propria pelle in qualità di commerciante. In questo clima si inserisce anche il nuovo intervento di Sergio Scibilia, presidente cittadino di Confesercenti, la voce più dura contro la giunta Mager e l’assessore Artusi. Scibilia, che da mesi chiede chiarezza sulla gestione delle concessioni, ha diffuso una lunga nota in cui accusa la politica di “cavalcare un risultato non suo”, rivendicando alle associazioni di categoria il merito dell’annuncio della proroga tecnica.

«Rimango sorpreso che una iniziativa di alcune associazioni di categoria su una tematica importante per molte famiglie, debba diventare materiale propagandistico della politica locale, – spiega il segretario Confesercenti -. Le tre associazioni Confesercenti, Confcommercio e Confartigianato si stanno occupando del mercato annonario di Sanremo dai tempi della giunta Biancheri. In prima istanza abbiamo segnalato diverse carenze organizzative e disfunzioni amministrative. Poi siamo intervenuti per fermare un primo presunto tentativo di privatizzare il sito comunale, confermato poi, molto tempo dopo, dalla proposta “Arimondo”. Infine, ci siamo occupati della questione più importante del mancato provvedimento sul rinnovo delle concessioni. Su questa tematica, sono state solo le tre associazioni, in sintonia e su mandato degli operatori commerciali, ad ottenere la presa di posizione del sindaco con l’annuncio finale della proroga tecnica». Continua Scibilia: «La politica, tutta, poco ha fatto per risolvere questo problema, ma si è limitata a dibattere su articoli di legge e stilare ordini del giorno, generici e senza alcuna efficacia. La politica sta tentando però di “cavalcare” la tigre per appropriarsi ingiustamente di un risultato che, speriamo, sia risolutivo. Infine, per quanto riguarda la mia posizione personale, la mia attività è delimitata dal mio ruolo di dirigente di Confesercenti, di rappresentante e portavoce dei nostri soci, in sintonia con il nostro direttivo e il nostro presidente cittadino. Non ho tessere di partito, non milito da tempo in nessun partito. Per quanto riguarda infine il mio rapporto con l’assessore Artusi, specifico che non ho nulla di personale verso di lei. Ho semplicemente una visione diversa sull’intera questione del mercato, come ho avuto occasione di spiegare anche pubblicamente. Opinioni diverse sul profilo amministrativo, sulla gestione del tema commercio e attività produttive in città».








