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Scajola pigliatutto, la sanità passa ai capoluoghi. Sanremo vota contro

I sindaci si spaccano sul maxi emendamento Anci alla riforma sanitaria di Bucci, presentato dal presidente della Provincia di Imperia. La guida delle conferenze Asl ai Comuni capoluogo

Sanremo. La riforma della sanità ligure entra nel vivo e, senza volerlo, va a incrociare la partita delle elezioni provinciali nell’Imperiese. Ieri il Consiglio delle autonomie locali (Cal) ha approvato con 15 voti favorevoli e 12 contrari il maxi emendamento di Anci Liguria al ddl 85 sulla riorganizzazione del servizio sanitario regionale, testo presentato dal vicepresidente Anci Liguria Claudio Scajola, che è anche presidente della Provincia di Imperia e sindaco del capoluogo.

Il Cal è l’organo di raccordo istituzionale tra Regione e Comuni: il suo parere è obbligatorio ma non vincolante, tuttavia politicamente pesa. Anche perché l’ok è arrivato al termine di una discussione lunga e molto divisiva: i sindaci si sono spaccati, e la maggioranza si è formata solo per uno scarto di tre voti. Determinanti le posizioni dei rappresentanti imperiesi: favorevoli il delegato del sindaco di Molini di Triora (sindaco Manuela Sasso di Fratelli di Italia) e l’assessore ai Servizi sociali di Imperia Luca Volpe. Assente al momento del voto il sindaco di Camporosso Davide Gibelli. Contrario il Comune di Sanremo, rappresentato dal presidente del consiglio comunale Alessandro Il Grande.

Ed è qui che il dossier sanitario si sovrappone al cantiere delle provinciali. Il “no” di Sanremo arriva infatti a poche ore dalla chiusura delle liste per il rinnovo del consiglio provinciale, dove il sindaco Alessandro Mager è candidato proprio nella lista che sostiene la riconferma di Scajola alla presidenza. Da un lato, quindi, il primo cittadino matuziano si presenta alle urne come alleato del presidente uscente, dall’altro, la sua città ha appena votato contro il maxi emendamento che porta la firma dello stesso Scajola. Il punto più controverso riguarda il ruolo dei sindaci nella governance sanitaria. Il testo originario della “riforma Bucci” prevedeva l’elezione del presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl secondo lo schema “uno vale uno”, a maggioranza semplice dei primi cittadini coinvolti. Il maxi emendamento di Anci ribalta l’impianto: la presidenza viene “prioritariamente attribuita al sindaco del Comune capoluogo di provincia” e solo in subordine, se i sindaci lo decidono, a un altro primo cittadino eletto a maggioranza.

Per l’Asl1 di Ponente questo significa che il timone della conferenza passa in automatico al sindaco di Imperia, nel qual caso a Scajola, mentre finora il ruolo è stato storicamente legato al Comune con il distretto sociosanitario più popoloso, cioè Sanremo. Situazione rara nella geografia amministrativa del Paese ma consolidata nelle regioni del nord. In Liguria il timone lo avevano già gli altri capoluoghi Savona, Genova e La Spezia, quindi la modifica normativa diventa ad hoc per il caso Sanremo. Da qui il voto contrario della Città dei fiori, che aveva provato a ottenere almeno un compromesso: se elezione deve esserci, che avvenga con voto ponderato sul modello delle elezioni provinciali. Proposta respinta. Il risultato è una soluzione perfino più rigida dell’assetto iniziale: nessuna votazione e presidenza “naturale” al capoluogo. Di fatto, in provincia di Imperia Scajola e la sua città si prendono la cabina di regia della sanità locale, mentre il sindaco di Sanremo, già impegnato nel braccio di ferro per tenere in vita reparti strategici come il punto nascite dell’ospedale Borea, viene relegato a un ruolo di contorno nella conferenza dei sindaci.

Il maxi emendamento però non si limita alla partita della presidenza. Nel parere licenziato dal Cal vengono recepiti diversi punti chiave proposti da Anci: la riforma viene incardinata in una visione di integrazione piena tra sanità, sociosanitario e sociale, con richiamo esplicito ai Lea e ai Leps. E poi si rafforzano i poteri della Conferenza e del suo presidente sul budget dell’area sociosanitaria, prevedendo pareri obbligatori (seppur non vincolanti) sulla programmazione delle attività, sulla nomina dei direttori d’area e sull’attuazione dei programmi di edilizia sanitaria (vedi l’ospedale nuovo di Taggia, che aspetta da decenni un miracolo che lo sblocchi). Si chiede poi di arrivare a un unico Piano sociale-sanitario integrato, superando la separazione tra piano sanitario e piano sociale.

Sul fondo c’è il disegno di legge 85, che ridisegna l’intero sistema: una Azienda unica territoriale (“Azienda Tutela Salute Liguria”) in cui confluiscono le attuali Asl, articolata in cinque aree sociosanitarie corrispondenti alle province e ai grandi comprensori, e un’Azienda ospedaliera metropolitana che integra i poli genovesi (San Martino, Villa Scassi, Galliera, futuro ospedale degli Erzelli) in un’unica struttura di vertice. Obiettivi dichiarati: abbattimento delle liste d’attesa, uniformità dei servizi, centralizzazione delle funzioni “no core” (acquisti, logistica, laboratori) e rafforzamento della prossimità attraverso case di comunità, ospedali di comunità, telemedicina. Il Cal, pur segnalando i rischi di centralismo burocratico, di perdita di decisionalità periferica e di scarso coinvolgimento dei territori nella fase di preparazione, esprime alla fine un parere favorevole condizionatoproprio al recepimento del maxi emendamento negoziato da Anci.

Tornando alle provinciali di Ponente, politicamente, la mossa di Scajola arriva con un tempismo chirurgico. Il termine per la presentazione delle liste è scaduto l’altro ieri pomeriggio. Il voto del Cal è arrivato ieri. Il presidente della Provincia si presenta così al rinnovo non solo con una lista di sindaci data per favoritissima, ma anche con in tasca una riforma che, se confermata dal Consiglio regionale, gli consegnerà la leadership formale sulla sanità del Ponente. Lo stesso Scajola, presentando il maxi emendamento, ha riconosciuto che le modifiche non risolvono tutte le criticità della riforma Bucci, ma le ha descritte come il classico meglio che niente.

Per Alessandro Mager, la situazione è quantomeno scomoda: il sindaco di Sanremo è in lista a sostegno del presidente che, sul fronte sanitario, ha appena spostato l’ago della bilancia ancora di più verso Imperia. In vista del voto del 18 dicembre, Mager dovrà tenere insieme la scelta di campo provinciale e la difesa del proprio territorio sui dossier più delicati — dal futuro del Borea alla ripartizione dei servizi territoriali — sapendo che, in conferenza dei sindaci, la parola finale spetterà al collega del capoluogo. Adesso la palla passa al consiglio regionale, che dovrà votare la riforma sanitaria nelle prossime settimane. Il parere “condizionato” del Cal, il voto contrario di Sanremo e la maggioranza risicata con cui è passato il maxi emendamento garantiscono che il dossier non si chiuderà in silenzio.

Scajola piglia tutto, la sanità passa ai capoluoghi. Sanremo vota contro

(In copertina la riunione del Cal a destra. Scajola e Mager sulla sinistra)