Riforma della giustizia, Gratteri a Genova: “Separazione delle carriere non è l’obiettivo”
Lo stesso ministro Nordio lo ha confermato: la riforma non migliora tempi e durata dei processi
Genova. «Per 30 persone all’anno che passano da pm a giudice dobbiamo modificare la Costituzione? Una persona di media intelligenza non può credere che l’obiettivo sia solo quello di separare il pubblico ministero dal giudice».
A dichiararlo è il procuratore capo di Napoli NicolaGratteri, intervenuto in collegamento da remoto, nel corso di formazione organizzato dal consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Liguria con Anm (Associazione Nazionale Magistrati) e con il patrocinio dell’Università di Genova presso l’aula magna dell’Università di Genova, gremita per l’occasione.
Argomento del convegno, a cui hanno partecipato anche i magistrati imperiesi, a partire dal procuratore capo Alberto Lari, era: “Indipendenza della magistratura e libertà d’informazione: beni comuni da tutelare”.
A chi pensa che sia indispensabile dividere le carriere di pm e giudici, per evitare “interferenze” e
“condizionamenti” nel lavoro, Gratteri risponde: «E allora tutte le richieste di custodia cautelare che noi facciamo e il gip ci rigetta? E come risolviamo il problema del giudice che va nella villa dell’avvocato ricco o sulla barca dell’avvocato ricco e il giorno dopo sono nella stessa aula? Allora si dovrebbe risolvere anche questo problema».
Secondo il procuratore capo di Napoli, intervistato dall’editorialista di Repubblica Massimo Giannini, scopo di chi sostiene il “Sì” al referendum, è quello di assoggettare i pm alla politica: «Come in tutti i Paesi dove c’è la separazione delle carriere, sarà il ministro della giustizia a dettare l’agenda del pubblico ministero», ha dichiarato Gratteri «In tutte le riforme fatte, dalla Cartabia ad oggi, il trend è quello di rendere più difficile l’acquisizione della prova e l’istruttoria dibattimentale dove si forma la prova in aula».
Ma il governo sostiéne il contrario e dice che non è scritto da nessuno parte che, qualora vincesse il “si”, il pm sarebbe sottoposto al controllo del ministro o del parlamento. «Tutto questo è già accaduto – replica Gratteri – E quindi accadrà. Ci sono Paesi, dal Sudamerica all’Olanda, che stanno guardando al nostro sistema giudiziario, alla sua architettura. C’è l’Europa che invita a un maggiore passaggio tra pm e giudice, e noi facciamo il contrario? lo penso che un pubblico ministero che ha la cultura del giudice sia un migliore pubblico ministero».
Ora, ha sottolineato il procuratore, «La cosa più bella del mio lavoro è che non ho padroni, dipendo solo dal codice, dalla legge».
Il referendum confermativo, che quindi non necessita del quorum per essere valido, si terra quasi sicuramente in primavera. La scelta è tra “sì” (separare le carriere di giudice e pm, istituire due Csm e il sorteggio nei due Csm) e il “no” (lasciare le cose come sono). Una scelta che, conclude Gratteri, non ha colore politico: «Non è questione di destra o sinistra: ci sono tanti cittadini di destra che voteranno “no” e tanti di sinistra che voteranno “sì”».



