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Predator Badlands, le “riflessioni” del cinefilo sanremese Paolo Prevosto

Anche se non si tratta di una recensione vera e propria, il film sembra un po’ aver deluso le aspettative

Sanremo. Un nuovo episodio della fortunata saga fantascientifica “Predator” è al cinema. Ecco alcune “riflessioni” sul film, che vede protagonista l’alieno in cerca di trofei viventi, fatte dal poliedrico cinefilo matuziano Paolo Prevosto: «Il nuovo capitolo della saga, Predator: Badlands, diretto da Dan Trachtenberg, cerca di riportare i letali cacciatori alieni al centro della scena dopo anni di tentativi altalenanti. L’idea di base non è priva di fascino: per la prima volta il protagonista è uno di loro, un Predator di nome Dek, costretto a collaborare con un’androide chiamata Thia (Elle Fanning) per sopravvivere in uno scenario alieno ostile. È una premessa che punta a ribaltare la prospettiva, mostrando “l’altro lato” della caccia, ma che finisce anche per smussare molti degli elementi più cupi e brutali che avevano definito il personaggio del Predator nei film originali».

Prosegue Prevosto: «Trachtenberg, già autore di Prey, mette in scena un film curato e con un ritmo efficace che non annoia e con una durata adeguata, ma con una sceneggiatura superficiale. Lo stesso regista ha ammesso di aver solo “sfiorato” la cultura dei Predator, e si nota. Il film accenna a espandere il mito, ma non lo approfondisce davvero, anzì tende a cambiarne le caratteristiche che lo contraddistinguevano. Cerca di rendere Dek più “umano”, più vulnerabile, e questo toglie parte di quella ferocia che era sempre stata il marchio della saga che ha reso iconico Predator».

Aggiunge il cinefilo: «Il tono generale è un altro punto critico. Dove il Predator originale era cupo, teso e quasi guerrafondaio, in Badlands appare più addomesticato, più “per famiglie”. La violenza è meno esplicita e la dinamica tra i protagonisti tende al melodramma, sacrificando la tensione che un tempo definivano questi film. Persino il nemico presenta un design più da cartone animato per ragazzi, che da film di fantascienza per adulti. Pur con tutti i suoi limiti, Predator: Badlands resta comunque superiore a certe recenti derive del franchise, anche per il modo in cui viene introdotta nella storia la Weyland-Yutani Corporation. È senza dubbio migliore della discutibile serie Alien: Earth, la cui scrittura incoerente e confusa aveva trasformato il ritorno dell’universo di Alien in una grande occasione sprecata. Predator: Badlands è un film dignitoso ma poco coraggioso: intrattiene, ma non scuote. Un capitolo con buona idee, ma troppo cauto per lasciare davvero il segno».