Omicidio preterintenzionale, l’autopsia sulla salma di Mascheroni
Incarico conferito stamane dalla Procura al medico legale Matteo D’Angiolillo
Ventimiglia. E’ stato conferito stamane al medico legale Matteo D’Angiolillo di Genova l’incarico di effettuare l’esame autoptico sulla salma di Giuliano Mascheroni: il tecnico dei registratori di cassa di Ventimiglia morto all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure a seguito dell’aggressione subita in corso Genova, nella città di confine, per mano di Simone Pensibene, 46 anni.
A disporre l’autopsia, che si è svolta oggi, è stata la Procura di Imperia che ha aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale per far luce su quanto accaduto il 26 ottobre scorso a Ventimiglia.
Nè la parte offesa, la famiglia di Mascheroni, né l’indagato, difeso dall’avvocato Mattia Caruso, hanno nominato consulenti di parte per assistere alla perizia.
Nel frattempo, Pensibene resta in carcere a Sanremo, dove è stato condotto il 28 ottobre, due giorni dopo i fatti, dai carabinieri di Ventimiglia che l’avevano arrestato inizialmente con l’accusa di lesioni gravissime. Le condizioni di Mascheroni, però, colpito alle spalle mentre si era chinato per accarezzare un cagnolino, si sono aggravate e dopo l’entrata in coma i medici non hanno potuto far altro che dichiarare il decesso.
A denunciare ai militari dell’Arma l’aggressione subita era stata la vittima: dopo le percosse, infatti, Mascheroni si era recato nella caserma di via Chiappori. Qui i carabinieri lo avevano invitato a recarsi in ospedale. L’uomo, però, era voluto rientrare a casa. Con il passare delle ore, la situazione è purtroppo peggiorata. Accompagnato all’ospedale di Bordighera, il 66enne era stato poi trasferito al Santa Corona di Pietra Ligure a bordo dell’elisoccorso Grifo.
Pensibene, che abita nella vicina Mentone, è stato arrestato dai carabinieri mentre stava per salire a bordo di un treno. Proprio il pericolo di fuga ha fatto sì che il gip Massimiliano Botti, su richiesta del pm Veronica Meglio, firmasse un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Telecamere di videosorveglianza di un negozio e testimoni avevano confermato l’aggressione, avvenuta sotto i loro occhi. Stessa cosa, d’altronde, ha fatto anche l’indagato: nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha confessato di aver picchiato Mascheroni. Il movente sarebbe la gelosia: aveva visto l’uomo parlare con la sua ex compagna.



