InVentimiglia ricorre al tribunale delle acque: “Passerella sul Roja da rifare, rischio idraulico ignorato”
Contro la determina di approvazione del progetto esecutivo per la messa in sicurezza della foce del fiume Roja
Ventimiglia. Il Comitato InVentimiglia, insieme ai cittadini Gaetano Arnone, Federico Barone e Rosalina Facchi, ha depositato lo scorso 30 ottobre presso il tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma un ricorso contro la Determinazione n. 604 del 24 luglio 2025 del Comune di Ventimiglia, con cui è stato approvato il progetto esecutivo per la messa in sicurezza del tratto terminale del fiume Roja e la costruzione dei nuovi muri arginali in cemento armato.
Il provvedimento, pubblicato il 14 agosto, segue l’iter avviato dall’amministrazione comunale dopo l’alluvione del 2020 che distrusse la passerella “Squarciafichi”, travolta dalla piena insieme ai sottoservizi. Tuttavia, secondo il Comitato guidato da Mariano Schiavolini (progettista di un intervento alternativo, ndr) e difeso dal professor Alfonso Celotto, l’intervento approvato dal Comune «mostra gravi criticità tecniche, ambientali e procedurali, tali da renderlo inidoneo a garantire la sicurezza idraulica della città».
Nel ricorso si contesta la scelta di innalzare i muri arginali fino a due metri, soluzione ritenuta inefficace e potenzialmente pericolosa: secondo la perizia dell’ingegner Sergio Sordo, incaricato dal Comitato, le nuove strutture «potrebbero produrre un effetto vasca» in caso di piena, trattenendo l’acqua esondata anziché favorirne il deflusso, con conseguenze più gravi per le aree retrostanti.
Fra i rilievi tecnici spiccano anche l’assenza di un’adeguata analisi del trasporto solido e dei materiali galleggianti, la sottovalutazione del rischio connesso agli scarichi delle dighe francesi a monte e la mancata considerazione del moto ondoso e dell’interazione mare-fiume, elementi essenziali in un contesto focivo come quello del Roja.
«Il letto del fiume è oggi troppo alto, a meno di tre metri dal piano stradale — sostiene Schiavolini — e dovrebbe essere abbassato di almeno due o tre metri con un dragaggio controllato, così da creare un bacino di laminazione e consentire l’installazione di un sistema di protezione tipo MOSE». Il Comitato propone di riutilizzare l’attuale muro arginale come supporto per una passeggiata e una ciclabile panoramica, «una soluzione che migliorerebbe la sicurezza e l’impatto estetico, a costi molto inferiori rispetto al progetto comunale».
Nel ricorso viene inoltre sottolineato che la messa in sicurezza delle sponde non risolve il problema principale della città: le infiltrazioni d’acqua sotterranea e il fenomeno delle inondazioni costiere, che impediscono da anni la realizzazione di parcheggi interrati e la ricostruzione del Palazzo Aprosio. «Senza un intervento strutturale coordinato — si legge nell’atto — Ventimiglia resterà bloccata per decenni».
L’iniziativa giudiziaria arriva dopo mesi di confronto e di lettere ufficiali inviate dal Comitato alla Regione Liguria e agli enti competenti, nelle quali erano già state segnalate numerose anomalie nel progetto esecutivo della passerella e degli argini. Le osservazioni depositate a settembre lamentavano, tra l’altro, l’uso improprio dell’acciaio Corten — materiale ritenuto inadatto in ambiente marino per via della corrosione accelerata — la presenza di una pila in alveo in violazione del divieto dell’Autorità di Bacino, e la riduzione della larghezza della passerella, non più ciclopedonale ma solo pedonale, con parapetti giudicati non conformi alle norme di sicurezza.
Le stesse carte mettono in dubbio la legittimità del procedimento amministrativo, accusando il Comune di aver approvato il progetto “in assenza delle opere idrauliche primarie previste dal Piano di Bacino” e senza la partecipazione dell’Autorità competente alla Conferenza dei Servizi. A Roma, il Comitato InVentimiglia chiede ora l’annullamento della determinazione comunale e delle delibere correlate, compresa quella di Giunta n. 138 dell’8 settembre 2025 con cui il Comune ha candidato il progetto ai finanziamenti nazionali per la sicurezza del territorio. L’udienza è fissata per il 2 marzo 2026.
«Non siamo contrari alle opere di difesa idraulica — conclude Schiavolini — ma vogliamo che siano efficaci, sostenibili e rispettose del paesaggio. Con i fondi disponibili si potrebbe realizzare un piano integrato di sicurezza, turismo e ambiente che valorizzi davvero Ventimiglia, invece di chiuderla dietro muri di cemento».
(In copertina, rendering della nuova passerella finanziata da Regione Liguria)














