Incidente sul lavoro a Chiusavecchia, la piaga delle morti bianche in provincia di Imperia
Secondo i dati diffusi da Inail, Ventrella è l’ottava vittima del lavoro nell’Imperiese. Crescono le malattie professionali
Imperia. Quella di Francesco Ventrella, autotrasportare di 56 anni schiacciato ieri dal suo camion a Chiusavecchia, è solo l’ultima delle morti bianche che nel 2025 hanno insanguinato la provincia di Imperia. Una vera e propria piaga, quella dei decessi sul lavoro, che continua a mietere vittime.

Francesco Ventrella, foto tratta da Facebook
Una “conta” triste, desolante, che strappa alle famiglie un padre, un figlio, un marito, un fratello ma che, nonostante le battaglie sindacali e le prese di posizione ad ogni nuovo decesso, non sembra avere soluzioni.
Lavorare tanto, lavorare sempre, accumulare stress per guadagnare quanto basta per mantenere se stessi e la propria famiglia (sempre che si riesca a farlo), troppo spesso costa la vita.
Prima del 56enne pugliese, che stava per tornare a casa dopo aver trasportato un carico di olive, nell’Imperiese a morire sul lavoro era stato Rocco Trimarchi, 59 anni, operaio del comune di Ventimiglia, precipitato in un dirupo con la ruspa in circostanze tutt’ora da chiarire. E’ rimasto schiacciato dal peso del mezzo comunale, rotolato insieme a lui in una scarpata. Lì lo hanno trovato i suoi colleghi, che lo cercavano da ore. Era il 6 ottobre scorso, poco più di un mese fa.
Il 29 agosto, a Castelvittorio, aveva perso la vita Massimiliano Bona, elettricista sanremese di 55 anni. E’ precipitato dal tetto del palazzo comunale del piccolo borgo dell’alta val Nervia, mentre compiva un sopralluogo per l’installazione di un impianto fotovoltaico.
Cinquantacinque anni aveva anche Stefano Di Lorenzo, morto schiacciato da un piccolo escavatore mentre lavorava in via Val D’Olivi a Sanremo. Secondo quanto ricostruito, il mezzo si trovava su un carroattrezzi e stava per essere messo a terra, quando ha travolto Di Lorenzo. Era il 12 maggio.
C’è poi Patrizia D.: non era un’operaia, ma la proprietaria di un’abitazione con terreno in via Padre Semeria, a Sanremo, morta il 6 maggio scorso, dopo essere caduta nell’intercapedine lasciata scoperta in un cantiere allestito nella sua proprietà. La griglia che copriva l’intercapedine era stata rimossa. Patrizia era una pensionata, non una lavoratrice, ma la sua morte può essere comunque ricondotta al lavoro, anche se svolto da altri.
Sempre a Sanremo, in seguito alle ferite riportate dopo la caduta da una scala mentre lavorava in un hotel il 10 aprile, a perdere la vita era stato l’elettricista Claudio Clementoni, 57 anni. Trasportato dall’elisoccorso Grifo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, è spirato dopo alcuni giorni di agonia. Sarebbe stato colpito da un malore che avrebbe causato la caduta.
Non è accaduto in provincia, ma ha per protagonista un ragazzo di Soldano, l’incidente costato la vita a Samuele Privitera, che con i suoi 19 anni è la più giovane vittima del lavoro imperiese. Era un ciclista professionista, Samuele, che il 16 luglio scorso è rimasto vittima di una terribile caduta durante la prima tappa del Giro della Valle d’Aosta – Mont Blanc. Dopo ore di agonia, il 19enne è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale Umberto Parini di Aosta a causa di un gravissimo trauma cranico.
Ma le morti del lavoro sono anche altre. Sono quelle di chi ha perso la vita in auto o in moto, mentre al lavoro stava andando o, magari, rientrava a casa dopo una giornata di fatica. Come Domenico “Mimmo” Cutrupi, 52 anni, vittima di uno scontro tra scooter in corso Genova a Ventimiglia. Stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro nel Principato di Monaco, il 22 settembre scorso.
Secondo i dati del report recentemente illustrato dalla responsabile Inail di Imperia, Giovanna Cannonero, nel 2024 in provincia di Imperia sono state registrate 2.175 denunce di infortunio sul lavoro, il 7% in meno rispetto al 2023. «Il dato però si muove in direzione opposta per le malattie professionali – in aumento, trainate da ipoacusie, patologie muscolo-scheletriche e lesioni da causa lenta – che passano a 98 contro le 91 dell’anno precedente», ha spiegato. Cannonero ha sottolineato la sostanziale stabilità del numero dei datori di lavoro in provincia e un rischio elevato legato alla mobilità: «Il 21% degli infortuni è su strada: la sicurezza stradale va considerata parte integrante della sicurezza nei luoghi di lavoro». Particolarmente preoccupante il fronte dei casi mortali: «Nel 2024 gli infortuni con esito mortale crescono del 16,6%e nel 2025 la percentuale sarà ancora più alta: al 1° ottobre abbiamo già contato sette vittime, delle quali due a seguito di sinistro stradale e altrettante per caduta dall’alto».
Vittime che ieri, con la morte di Francesco Ventrella, sono diventate otto. Troppe.


