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Claudio Scajola: «Questo lavoro è frutto di quattro anni di trattative e permetterà alla città di recuperare il pieno utilizzo di aree oggi demaniali»

Imperia. Giovedì 27 novembre, alle 11, nella sala consiliare del Comune, sarà firmato il Piano Città d’Imperia, protocollo d’intesa tra Comune, Provincia e Agenzia nazionale del demanio. Alla cerimonia parteciperà la direttrice nazionale dell’Agenzia, Alessandra dal Verme.

Il piano è uno dei primi accordi in Italia per la gestione condivisa di numerosi immobili pubblici e rappresenta il risultato di quattro anni di lavoro. L’intesa riguarda beni strategici come la caserma Crespi, i capannoni di Borgoprino, il fabbricato della motorizzazione ai Piani, il deposito franco di Oneglia, l’ufficio delle Dogane, la stecca dell’argine destro destinata alla nuova scuola d’arte e l’ex immobile dell’Igiene, dove sorgeranno alloggi per circa 70 studenti universitari, con 20 posti riservati ai più meritevoli.

«È un piano innovativo che lo Stato sta sviluppando con diverse città – spiega il sindaco Claudio Scajola –. Ne sono già stati realizzati una ventina e quello di Imperia è il primo in Liguria. Il direttore generale del demanio arriverà da Roma per firmare una permuta tra beni statali e beni degli enti locali, così da risolvere alcune situazioni significative. Il 28 vedrete concretamente quanto sia rilevante questo accordo fra Stato, demanio e città di Imperia».

La firma dell’accordo, prevista in sala consiliare, introduce una gestione innovativa del patrimonio pubblico attraverso permute, comodati d’uso e trasferimenti di proprietà. Un modello che permetterà al Comune di utilizzare in modo più funzionale immobili oggi demaniali, migliorando servizi e prospettive di sviluppo.

«Questo lavoro – aggiunge il sindaco – è frutto di quattro anni di trattative e permetterà alla città di recuperare il pieno utilizzo di aree oggi demaniali, definendo il futuro di edifici chiave e rafforzando la capacità di programmazione. Un passaggio che arriva insieme alla nostra festa patronale, quasi come un segno di continuità tra tradizione, identità e futuro».