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«Oggi, qui, stiamo dando un segnale chiaro: Bordighera e il nostro territorio scelgono di essere presenti, vigili e vicini a tutte le donne»

Bordighera. In una ex Chiesa Anglicana gremita, si è svolto nel pomeriggio il convegno “Donne al sicuro, un valore da difendere“: incontro-confronto, con relatori d’eccellenza e testimonianze, fortemente voluto da Francesco Ciccia e Paolo Conte (Scuola Karate Wadoryu Camporosso/Bordighera), e supportato dall’amministrazione comunale, in particolare dall’assessore allo Sport Marzia Baldassarre, dalla consigliera Barbara Bonavia e dal consigliere Massimiliano Di Vito.

Troppo spesso la violenza contro le donne balza agli onori della cronaca quando ormai per le vittime è troppo tardi e le donne continuano ad essere ammazzate per mano di chi diceva loro di amarle. Per questo è importante fare rete, unire le forze, sensibilizzare quante più persone possibili.

E’ quello che è accaduto oggi, a Bordighera, dove in campo sono scese le istituzioni: dall’Arma dei Carabinieri all’amministrazione comunale e regionale (con la presenza del consigliere Armando Biasi), e, al loro fianco, le associazioni sportive, come l’organizzatrice Scuola Karate Wadoryu, i Bordigotti, e la scuola di danza Revolution Dance.

«Questo incontro di oggi alla Chiesa Anglicana rappresenta un momento importante per tutta la nostra comunità – ha esordito l’assessore Baldassarre -. Parlare di violenza contro le donne mentre siamo qui, insieme, significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte, significa riconoscere il valore dell’ascolto, della prevenzione e dell’impegno condiviso. Oggi, qui, stiamo dando un segnale chiaro: Bordighera e il nostro territorio scelgono di essere presenti, vigili e vicini a tutte le donne».

«E’ importante come le associazioni, di ogni ordine e grado, cerchino di collaborare per affrontare un tema che è sempre di attualità, ma non lo è mai abbastanza – ha detto il consigliere Biasi -. La violenza cui assistiamo quotidianamente, le sopraffazioni nei confronti delle donne e delle bambine, visto che l’età della prevaricazione si è abbassata, fa capire che la partita è ancora molto complessa e va combattuta anche sul piano educativo e culturale. Perché se oggi un ragazzino di 14 anni si sente autorizzato a usare brutte parole nei confronti della mamma, della sorella, della vicina di banco, probabilmente tra qualche anno si permetterà di fare dell’altro».

Se negli ultimi anni, purtroppo, le statistiche rilevano un aumento dei casi di violenza di genere, è anche vero che, fortunatamente, si registra un aumento delle denunce. A renderlo noto è stato il comandante della Compagnia Carabinieri di Bordighera, maggiore Saverio Cappelluti, che ha lanciato un appello a tutte le vittime: «E’ importante denunciare per combattere il fenomeno. L’Arma in questo sta investendo molto in termini di formazione del personale e anche in termini di logistica, creando le cosiddette “stanze rose”: locali ben diversi dai pubblici uffici, dove ricevere le vittime di violenza, prevalentemente donne e bambini, in un ambiente caldo, confortevole e protetto». Qui le donne possono essere accolte e ascoltate «senza alcun tipo di pregiudizio, nella massima riservatezza e nel massimo rispetto». Quindi chi subisce violenza «è invitato a denunciare, senza alcuna vergogna né timore e, oltre alla possibilità di venire direttamente in caserma, può chiamare il 112NUE, attivo 24h su 24, per richiedere un intervento o il 1522 che mette in contatto la vittima direttamente con i centri antiviolenza».

L’ufficiale ha ricordato come sia importante «raccogliere video, audio, lettere minatorie, fotografie minacciose, tutto ciò che possa confermare la violenza che si sta subendo. Tutta questa raccolta deve essere conservata e consegnata alle forze di polizia. Invito le vittime di violenza a non stare sole, a non trovarsi da mai da sole con le persone che fanno loro del male, ma a circondarsi di persone che vogliono loro realmente bene e sono qui per garantire la loro sicurezza: tra queste ci siamo noi, forze dell’ordine».

L’incontro è continuato con la toccante testimonianza di Claudia Mis (prima donna in Liguria a denunciare un atto di violenza), che ha raccontato la sua esperienza, dall’abisso alla rinascita: «La forza l’ho trovata in mia figlia», ha detto. «Noi donne siamo forti, alziamo la nostra voce – ha aggiunto -. Ma servono leggi diverse, davvero severe. Serve che il parlamento le promulghi, perché se si continua come ora saremo vittime doppiamente: sia dal carnefice che dallo Stato».

A parlare, dal punto di vista clinico, è stata Edith Ferrari Tumay (criminologa, psicologa e psicoterapeuta CSM USL Genova), che ha raccontato la sua esperienza in anni di lavoro al pronto soccorso dell’ospedale Galliera di Genova e in carcere, nella sezione dei “sex offender”. La psicologa ha sottolineato come sia davvero difficile, per una donna che viene annullata, annichilita, riuscire ad alzare la testa. Per questo, nel momento più difficile, è fondamentale la presenza di persone preparate, che sappiano aiutarla.

L’evento si è concluso con una dimostrazione pratica degli allievi della Scuola Karate Wadoryu Camporosso–Bordighera, vera promotrice della giornata. I due titolari, Ciccia e Conte, hanno organizzato un corso gratuito di un mese aperto a tutte le donne, per insegnare tecniche di autodifesa. «Continuavamo a sentire casi di violenza inaudita – hanno detto – Non potevamo voltarci dall’altra parte e abbiamo deciso, nel nostro piccolo, di fare qualcosa». « La loro presenza, le loro dimostrazioni tecniche e soprattutto la loro volontà di mettere lo sport al servizio del sociale dimostrano quanto una disciplina come il karate possa diventare strumento di consapevolezza, sicurezza personale e rispetto reciproco – ha concluso l’assessore Baldassarre, ringraziandoli -. È un contributo prezioso e concreto, che oggi sta facendo davvero la differenza».