Solo chi osa perde la riva
|Da Cesio a Copenaghen: la cucina ligure di Chiara Barla conquista il Nord Europa
Sui social 16.000 follower, tre locali e una missione: raccontare la provincia d’Imperia attraverso sapori, radici e identità
Imperia. Ci sono storie che partono da un piccolo paese dell’entroterra e finiscono per raccontare la Liguria molto più lontano di quanto chi parte avrebbe mai immaginato. Quella di Chiara Barla è una di queste: una ragazza cresciuta tra Cesio e Imperia, tra i profumi dell’olio buono, dei limoni e della focaccia calda, che oggi a Copenaghen porta le sue origini nei piatti di migliaia di persone. Con oltre 16.000 follower che la seguono ogni giorno sui social, è diventata una delle voci gastronomiche più riconosciute del panorama nordico, un’ambasciatrice autentica della sua terra.
Otto anni fa è bastata un’opportunità: uno stage al ristorante 108, della stessa famiglia del Noma. «Mi attirava l’idea di mettermi alla prova in un ambiente vivace e curioso, dove la cucina stava evolvendosi rapidamente». Dovevano essere tre mesi. Sono diventati una nuova vita. E da allora la Liguria l’ha sempre tenuta stretta, trasformandosi in ingrediente, memoria, identità.
La cucina non è stata un’improvvisazione: era già casa. Dopo gli studi in lettere e filosofia e un periodo nel marketing, Chiara ha ascoltato un richiamo naturale. «Volevo usare le mani tanto quanto la testa. Da quando ho messo piede in cucina non ho mai avuto ripensamenti». Copenaghen attira chef da tutto il mondo: «Per me è stato naturale introdurre sapori liguri: è il mio modo di sentirmi a casa e, allo stesso tempo, di condividerla».
Nel tempo quella scelta lontana è diventata realtà. Apotek 57, il suo primo progetto, è oggi un riferimento: una cucina essenziale, curata, con piatti simbolo. Lido rappresenta il lato più giocoso, costruito sui classici europei. Riviera è il ritorno alle origini: un panificio vero, con una cucina farm-to-table legata alla stagionalità e al lavoro lento del forno. In tutti e tre i locali compaiono gli ingredienti della sua terra: olio, limoni, olive taggiasche. «Sono sapori delicati e freschi, come la cucina ligure. Arrivano facilmente e senza strappi».
Tra i piatti che porta con sé ci sono la focaccia — declinata in versioni diverse — la farinata e una quiche che è, in realtà, una torta verde travestita. Durante una cena dedicata alla «Riviera», Chiara ha presentato anche barbajuan, stroscia di Pietrabruna e baci di Alassio, accolti con entusiasmo. Il pesto, naturalmente, non manca mai. In cambio, Copenaghen le ha regalato una conoscenza nuova: pasticceria scandinava, tecniche di panificazione, ritmi diversi.
Il legame con la provincia resta fortissimo. Chiara rientra almeno due volte l’anno, a settembre e a Natale. «Mi manca il clima, la cucina, le colline e i rituali che sembrano banali finché li hai: il mercato, il bar che ti saluta per nome, gli amici d’infanzia». Nel 2026 tornerà anche in primavera per la raccolta degli asparagi selvatici: «In Danimarca non si trovano». L’idea di un locale in Liguria non è esclusa. «Bisognerebbe avere l’idea giusta e le condizioni giuste. Mai dire mai».
A chi esita a partire, lascia un messaggio che vale più di mille discorsi: «Le cose belle accadono fuori dalla zona di comfort. E si può sempre tornare, più consapevoli e più capaci di apprezzare ciò che si è lasciato». Un pensiero che restituisce l’essenza di una terra forte, concreta, poco incline ai proclami e molto attenta alle radici.
E poi c’è un parallelismo che racconta più di tante definizioni. La Danimarca è famosa per la felicità del suo popolo, per il design essenziale e per la cultura dei LEGO. È la patria della sostenibilità, delle biciclette che riempiono le strade, della storia vichinga e delle fiabe di Andersen, «La sirenetta» su tutte. La provincia d’Imperia, invece, parla un’altra lingua: quella dell’olio taggiasco, delle olive che profumano di macchia mediterranea, dei borghi in pietra, del mare che riempie l’estate, della Milano-Sanremo che la attraversa ogni anno e di una delle ciclovie più belle d’Europa. Non è ancora famosa per la felicità del suo popolo — su quello c’è sempre da lavorare — ma è famosa per la sua identità caparbia, che Chiara porta nel mondo con naturalezza, senza mai perdere l’accento.






