«Ci stiamo abituando a tutto, anche alla guerra»: l’allarme di Claudio Scajola sulle ragioni della pace
Il sindaco cita il dato “impietoso” secondo cui oltre il 30% degli italiani ritiene che abbia ragione Putin e avverte sul rischio di una società indifferente
Imperia. «Viviamo un tempo difficile, probabilmente il più complesso che io ricordi. Eppure ci stiamo abituando a tutto: alle guerre, alle crisi, alle disuguaglianze. Ci stiamo convincendo che la cosa migliore sia pensare solo a noi stessi, disinteressarci degli altri. È un pensiero comune che si sta diffondendo e che considero allucinante».
Con queste parole il sindaco Claudio Scajola ha aperto il suo intervento nel corso dell’incontro pubblico Le ragioni della pace – Riflessioni su pace, ruolo strategico dell’Europa in un mondo costellato da conflitti e migrazioni, organizzato dalla Cisl Imperia presso la biblioteca civica Lagorio, nell’ambito della Maratona per la Pace.
Un discorso che ha riportato al centro il significato autentico della parola “pace”, troppo spesso pronunciata senza consapevolezza. «Tutti ne parlano – ha sottolineato – ma è difficile definire in che modo si possa davvero raggiungere. Ho provato a leggere e rileggere il manifesto finale del convegno e credo che il tema vero non sia tanto definirla, ma capire come costruirla e come comunicarla».
Scajola ha poi toccato uno dei passaggi più forti del suo intervento, citando un recente sondaggio che fotografa la confusione e la fragilità dell’opinione pubblica: «In Italia oltre il 30% della popolazione ritiene che abbia ragione Putin nella guerra in corso tra Russia e Ucraina. È un segnale che deve farci riflettere: come è possibile che, dopo decenni di pace e libertà, non siamo riusciti a far crescere una coscienza collettiva capace di riconoscere il valore della democrazia e dei diritti dei popoli?».
Il sindaco ha poi legato il concetto di pace al rispetto dei diritti e al ruolo della responsabilità politica e sociale: «Se pensiamo di poterla raggiungere invadendo un altro Paese, credendo che quelle terre stiano meglio con noi che con gli altri – ha detto – allora significa che abbiamo smarrito il senso stesso di ciò che vogliamo difendere. Non si può costruire la pace negando i diritti altrui».
Nel suo intervento, Scajola ha richiamato anche quella che definisce la «guerra dei dazi», una nuova forma di conflitto che minaccia la stabilità mondiale. «Ma è o non è una guerra? – ha chiesto – Perché il desiderio senza limite, l’improvvisazione e il rumore creano instabilità. E l’instabilità è il terreno su cui crescono le derive autoritarie».
Infine, un passaggio di riflessione sulla missione della politica, richiamando le parole di Paolo VI: «La politica è la prima delle virtù, non l’ultima. Serve ad aiutare la comunità a crescere, a guardare oltre sé stessa. Eppure oggi l’abbiamo resa qualcosa di distante, di respingente, che allontana soprattutto i giovani. E invece – ha concluso – proprio loro dovrebbero essere i protagonisti di questo percorso di pace, non spettatori disincantati. Dobbiamo restituire alla politica il suo senso nobile e alla società la capacità di indignarsi. Solo così la parola pace tornerà ad avere peso, e non sarà più soltanto una formula da pronunciare».

