Caso Maiolino, l’ex dirigente Calzia: «Il sindaco chiese se fosse possibile sanare l’opera, ma era insanabile»
«Maiolino ha sottolineato la sua vicinanza a Forza Italia», ha aggiunto l’ex dirigente comunale nel corso della sua testimonianza
Imperia. Nuovo episodio per il caso Maiolino, che vede imputato per favoreggiamento il sindaco di Imperia, Claudio Scajola, con la testimonianza odierna di Ilvo Calzia, ex dirigente del settore Urbanistica ed Edilizia privata del Comune di Imperia, in servizio dal 1990, tenutasi questa mattina davanti al giudice Di Naro, presso il tribunale di Imperia.
Calzia ha ricostruito i rapporti intercorsi con Maiolino, spiegando di averlo ricevuto nel proprio ufficio, talvolta accompagnato dalla moglie, per discutere di un possibile trasferimento dell’attività in un’altra area. I coniugi Maiolino erano proprietari di un terreno in zona Montegrazie e, in una fase iniziale, avevano ipotizzato la realizzazione di una struttura in quell’area, chiedendo informazioni sulle normative da seguire.
L’ex dirigente ha precisato che si trattava di un terreno agricolo e che, qualora fosse stato necessario collocarvi attrezzature, sarebbe stato possibile procedere con un normale permesso di costruire, tramite un progettista. «Non abbiamo mai parlato di capannoni o strutture fisse – ha detto –. Era tutto a livello informale, poi Maiolino ritenne che il posto fosse troppo lontano e non adatto».
Successivamente venne presentata un’istanza per la realizzazione di un capannone commerciale, tramite lo Sportello Unico, ma la pratica — ha spiegato Calzia — risultò incompleta: «La cosa più semplice sarebbe stata presentare un’istanza con documentazione idonea e completa, che sostenesse in modo chiaro le norme per cui l’opera potesse procedere. Invece mancavano alcuni allegati e la domanda fu dichiarata irricepibile. A mia conoscenza non è mai stata integrata, altrimenti avrebbe proseguito il suo iter con esito positivo o negativo».
In seguito, un secondo progetto fu presentato dal geometra Ferrero, con una nota datata 16 settembre 2021, relativa a una tensostruttura temporanea prevista dalla normativa, quindi non ancorata al suolo e pensata per una soluzione transitoria. «Il signor Maiolino aveva forse un po’ di confusione o non era adeguatamente supportato dai tecnici — ha aggiunto Calzia —. Quella struttura poteva restare in piedi solo per 180 giorni, dopo i quali sarebbe divenuta abusiva».
Da qui la sospensione dei lavori e l’ordinanza di demolizione, a seguito dei sopralluoghi effettuati più volte dai tecnici comunali, dai vigili urbani e dai carabinieri forestali. «Fu riscontrato — ha ricordato Calzia — che sull’area era stato realizzato un basamento in cemento armato piuttosto ampio, e che erano presenti veicoli e attrezzature provenienti dalla precedente sede dell’attività».
Durante l’esame in aula, il pubblico ministero Lorenzo Fornace ha inoltre chiesto chiarimenti sui rapporti personali e politici tra l’ex dirigente e l’imputato. Alla domanda del pm Fornace se Maiolino avesse mai sottolineato la sua vicinanza a Forza Italia, Calzia ha risposto: «Mi disse di andare spesso lì e di occuparsi di alcune attività legate al partito. Anch’io frequentavo quella sede, ma parliamo di oltre vent’anni fa».
Il dirigente ha poi parlato dei rapporti con il sindaco Claudio Scajola, spiegando che la vicenda era nota all’amministrazione: «Almeno una riunione con il sindaco ci fu, in contemporanea a quella relativa al capannone di Speranza. Erano due situazioni delicate, e ci fu anche un po’ di confusione su chi avesse effettuato i sopralluoghi».
Calzia ha chiarito di non aver mai informato personalmente Scajola sulla vicenda, ma di essere stato contattato prima dell’ordinanza di demolizione: «Il sindaco mi chiese quale fosse la situazione dei luoghi e se fosse possibile trovare una soluzione per sanare le opere. Risposi che, per come erano state realizzate, non erano sanabili: mancava la denuncia delle strutture in cemento armato e non erano rispettate le quote di fondazione».
«Si trattava di un’opera abusiva — ha concluso Calzia —, non riconducibile alla tensostruttura autorizzata. Dopo i sopralluoghi effettuati, non c’erano altre possibilità: doveva essere sanzionata».
Oggi in tribunale, sul caso Maiolino, è stata sentita anche la dirigente Nicoletta Oreggia, che ha confermato di non aver mai avuto occasione di interloquire con il sindaco in merito alla vicenda, né che altri dell’ufficio lo abbiano fatto, trattandosi — ha precisato — di un procedimento tecnico per il quale non vi sarebbe motivo di contatto. La prossima udienza è fissata al 30 gennaio.


