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Prefetto Giaccari: «E’ la risposta dello Stato. Da bene della criminalità organizzata oggi è bene comune»

Bordighera. Da covo di latitanti di ‘Ndrangheta ad appartamenti per persone in difficoltà abitativa e locali destinati all’accoglienza di disabili. E’ stato inaugurato stamane, alla presenza delle più alte cariche civili e militari della provincia di Imperia, il primo cantiere all’interno del complesso residenziale un tempo appartenuto alla famiglia Pellegrino, che ha al suo interno diversi esponenti condannati in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso.

«Proseguiamo nel percorso del ripristino della legalità – ha detto il prefetto di Imperia, Antonio Giaccari -. E’ la risposta dello Stato, sia come istituzione che come comunità. E’ la risposta dello Stato istituzione, con magistratura, prefettura, forze dell’ordine e agenzia dei beni confiscati, ma è la risposta anche dello Stato comunità, intesa come volontariato e mondo delle cooperative per restituire un bene alla collettività. Da bene della criminalità organizzata diventa bene comune».

Il primo progetto, realizzato dallo studio “Architettura senza frontiere“, con capogruppo l’architetto Valeria Cottino, riguarda due delle tre villette presenti nell’area di via Cornice dei Due Golfi dove fino a pochi anni fa viveva la famiglia Pellegrino. Un lavoro di riqualificazione, finanziato con i fondi ottenuti grazie alla commissione antimafia di Regione Liguria, che prevede soprattutto l’efficientamento energetico dell’immobile.

«Inizieranno i lavori per il ripristino delle prime due case e della creazione di un piccolo alloggio per il custode – ha spiegato Maurizio Marmo, responsabile di Caritas Intemelia – Quando saranno terminati i lavori si potranno avviare sia le ospitalità che ha previsto la Spes con attività di accoglienza per famiglie con persone con disabilità che potranno venire qui in vacanza, oltre agli appuntamenti di sensibilizzazione contro la criminalità organizzati da Libera. Nella seconda casa, invece, ci sarà accoglienza di persone senza dimora, seguite da Caritas, che hanno necessità di un alloggio per medio-lungo periodo».

«Siamo davvero contenti – ha dichiarato Maura Orengo di Libera Imperia -. Quello intrapreso è un cammino continuo e costante. Oggi diamo inizio ai lavori per il recupero della prima casa che verrà utilizzata a scopi sociali. Un tempo la chiamavano “La Stecca” o “Casa delle puzze” perché era una cosa indegna. E’ stata ripulita completamente, ora inizieranno i lavori e potrà ospitare le prime sei persone in disagio che hanno bisogno di una abitazione. Per noi è un momento importantissimo. E’ stato un lavoro difficile, ma non troppo, nel senso che ha richiesto molta pazienza, ma che ha avuto un grande sostegno da parte delle istituzioni. Non ci siamo mai sentiti soli in questo percorso: questo è il segnale migliore da dare a tutto il Ponente ligure».

«Una giornata importante – ha affermato il sindaco di Bordighera Vittorio Ingenito – Ringrazio tutte le autorità presenti, il prefetto e il procuratore della Repubblica, che in questa giornata celebrano il primo giorno in cui si inizia effettivamente ad essere operativi con l’inizio lavori. E’ una data importante che metterà, a brevissimo, nella disponibilità del mondo associativo questo bene per ridarlo alla collettività».

A ricostruire la vicenda dal punto di vista investigativo e giudiziario è stato il procuratore capo di Imperia Alberto Lari, che da magistrato, a Genova, ha iniziato a investigare insieme al collega Giovanni Arena, per smantellare la ‘Ndrangheta in Liguria. «Ci abbiamo impiegato dieci anni a fare i processi – ha ricordato Lari – E’ iniziato tutto nel 2010 e ho vissuto la situazione in cui c’era totale incredulità da parte di tutte le persone che avevamo intorno sul fatto che fosse veramente giusto fare un’indagine del genere, perché ho vissuto sulla mia pelle cosa significa fare l’indagine in una situazione in cui la mafia non esiste. Nel 2010, quando abbiamo iniziato l’indagine, la mafia in Liguria non esisteva. Mi sono preso delle “secchiate”, da parte soprattutto degli avvocati, con affermazioni secondo cui eravamo dei mitomani, avevamo delle visioni, vedevamo cose che non esistono al mondo. Secondo me hanno fatto di tutto per fermarci». Ma non ci sono riusciti e oggi, quelle ville dove è ancora tangibile la presenza della ‘Ndrangheta, con i suoi riti e le sue credenze, sono il riscatto di uno Stato in cui la giustizia ha vinto.