Logo

Conte: «Legge che modifica profondamente e, a mio avviso, pericolosamente l’organizzazione interna della magistratura»

Genova. «E’ vero che questo referendum non ha nulla a che fare con l’efficienza della giustizia. Nessuno lo ha mai sostenuto». A dirlo è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto stamane in video collegamento al quinto congresso nazionale della magistratura di area democratica in corso al Teatro della Tosse di piazza Renato Negri a Genova.

Un’ammissione, accolta con un applauso dalla sala gremita di magistrati, che invece non hanno apprezzato il resto del discorso del ministro incentrato sulla necessità della separazione delle carriere, vista ormai come capro espiatorio di ogni male.

«Dobbiamo essere consapevoli di avere idee diversissime – ha detto più volte Nordio – E questo mio intervento non deve avere una funzione di captatio benevolentiae: siamo tutti tecnici con idee molto chiare che sono molto diverse. Però questo non significa che dobbiamo arrivare ad uno scontro frontale quando ci sarà il referendum, e secondariamente che non vi sia la possibilità di una collaborazione, se dovesse passare questa riforma e dovessimo occuparci delle leggi attuative. La mia preoccupazione non deriva da voi, dal vostro ordinamento che rispetto profondamente, e ho già avuto rassicurazione dal presidente (del Csm) Lo Voi che non sarà dato un significato politico e non sarà una guerra di religione tra noi e voi, quello che mi ha preoccupato è stata una sorta di chiamata alle armi da parte di un importante esponente del Partito democratico che si è rivolto alla magistratura in un certo senso cercando di accaparrarsi il consenso della magistratura che è contraria al referendum per agire insieme nei confronti del governo per farlo cadere».

Una riforma, quella della giustizia, contestata da tutti i relatori del congresso, che hanno sottolineato come autonomia e indipendenza della magistratura siano elementi fondamentali e imprescindibili alla democrazia. Con la riforma, che sarà portata agli elettori in un referendum costituzionale previsto nel 2026, ad essere a rischio sono proprio autonomia e indipendenza dei magistrati, che se la riforma fosse accolta, hanno dichiarato più volte dal palco, diventerebbero dei «meri tecnici, burocrati, impiegati statali». «Una deriva, questa – hanno detto – Che si manifesta dagli anni 2000 e che si sta acutizzando con il disegno di legge in fieri. Non siamo sensibili allo schieramento politico, ma ci ergiamo a difesa di un modello culturale che va contro questa concezione pre repubblicana di una magistratura che non deve interessarsi dei fenomeni sociali, ma pensare solo, egoisticamente, alla propria carriera».

A favore delle tesi dei magistrati, anche esponenti politici del centrosinistra. Dalla segreteria del Pd, Elly Schlein, intervenuta al congresso, a Giuseppe Conte, leader del M5s, in video collegamento da Napoli.
Conte, in particolare, ha voluto esprimere una riflessione su quella che ha definito una «legge che modifica profondamente e, a mio avviso, pericolosamente l’organizzazione interna della magistratura». «Io credo che da quando è iniziata questa magistratura – ha aggiunto Conte – Da quando questo governo ha iniziato la sua azione, si stia rivelando un disegno complessivo che, con la scusa di restituire un primato alla politica sul diritto, in realtà sta scardinando i principi del nostro stato costituzionale di diritto con evidenti ricadute anche sulla tenuta del sistema democratico. La medesima legge sulla separazione delle carriere è stata ideata chiaramente e anche deliberatamente per realizzare un chiaro indebolimento delle funzioni giurisdizionali, con particolare riguardo alle temute prerogative dei pubblici ministeri: in realtà è un tassello di un più complessivo disegno di scomposizione degli equilibri istituzionali con revisione di alcuni vitali principi della nostra stessa democrazia».

«Mai come prima il diritto è sotto attacco nei suoi stessi fondamenti – ha esordito Schlein – E insieme al diritto sono sotto attacco i suoi operatori. Questo è il contesto in cui noi ci muoviamo: un tempo in cui la forza schiaccia la ragione, in cui qualcuno cerca di sostituire al diritto internazionale la legge del più ricco e del più forte». «Mai come prima sono messe in discussione alcune convenzioni internazionali, guardate a quella di Ginevra – ha proseguito la segretaria nazionale dei Dem – E’ ormai sdoganato nel dibattito che qualche leader di governo voglia riscrivere le norme della convenzione di Ginevra sulla protezione internazionale. Questo tempo porta con se nuove domande di giustizia, e alla magistratura è affidato proprio questo compito dalla costituzione: la tutela dei diritti attraverso l’applicazione della legge. Ed è quindi la tutela dei cittadini, e non di se stessa, che fa discendere dal dettato costituzionale l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. E’ questa la ragione e dobbiamo oggi riaffermarla».

Tra le decine di magistrati che hanno seguito il congresso, era presente anche il procuratore capo di Imperia Alberto Lari.