Tutti al mare, oppure no
Spiagge e accessibilità, il cortocircuito normativo che divide bagnanti e gestori a Sanremo
Sanremo. La segnalazione di una lettrice sullo scontro verbale avvenuto nei giorni scorsi ai Bagni Paradiso, dove una famiglia di turisti ha denunciato di essere stata respinta brutalmente quando tentava di accedere al mare prima delle 9, ha riacceso un dibattito mai sopito: quello sull’accessibilità delle spiagge a Sanremo. Un tema che torna puntualmente ogni estate e che, nonostante piccole modifiche normative negli ultimi due anni, resta ancora fonte di scontri tra residenti, turisti e gestori degli stabilimenti.
Il cuore della questione sta nell’ordinanza comunale sul demanio marittimo, rinnovata annualmente da Palazzo Bellevue. Il testo del 2025 prescrive che durante la stagione balneare (1° giugno-15 settembre) i gestori degli stabilimenti debbano tenere i cancelli aperti dalle 8 alle 21, per garantire il libero accesso alla battigia. Una disposizione che, almeno sulla carta, garantisce a chiunque il diritto di raggiungere il mare, indipendentemente dall’essere cliente dello stabilimento e senza che ciò sia condizionato dalla presenza di un bagnino. Il paradosso nasce però quando si guarda agli orari dei servizi. Gli stabilimenti, infatti, sono obbligati a garantire l’apertura con servizio di salvataggio soltanto dalle 9 alle 19. È in questo scarto tra le due disposizioni che si insinua il conflitto: dalle 8 alle 9 e dalle 19 alle 21 il mare deve rimanere accessibile, ma i gestori non sono tenuti a fornire assistenza né a presidiare la spiaggia.
Il risultato è che spesso, fino alle 9 in punto, gli ingressi restano chiusi “per motivi di sicurezza”, lasciando i bagnanti – talvolta persino clienti degli stabilimenti – in attesa davanti ai cancelli. La sera, invece, accade l’opposto: terminato il servizio alle 19, molti gestori invitano i presenti a lasciare l’arenile, in contrasto con l’ordinanza che vorrebbe i varchi aperti fino alle 21. È esattamente ciò che è accaduto ai Bagni Paradiso, e che accade quotidianamente in altri noti stabilimenti matuziani, sfociando nelle innumerevoli segnalazioni alla nostra redazione. Un corto circuito normativo che genera tensioni crescenti. Da un lato i gestori, che non vogliono assumersi responsabilità al di fuori dell’orario di salvataggio. Dall’altro turisti e residenti, che si appellano al diritto di accesso sancito dall’ordinanza e si sentono respinti da una città che fa del turismo balneare una delle sue principali vocazioni.
La contraddizione esplode soprattutto lungo il tratto centrale di corso Imperatrice e del lungomare Vittorio Emanuele II, il cuore della balneazione cittadina. Qui gli stabilimenti occupano quasi interamente il fronte mare, lasciando come unico accesso diretto al mare la spiaggia libera attrezzata dei Bagni Rinaldo. In alta stagione, tuttavia, lo spazio a disposizione per stendere un asciugamano si riduce al minimo, con il rischio concreto di non poter sorvegliare i propri effetti personali mentre si fa il bagno. Due anni fa il nostro giornale aveva già sollevato il problema con il servizio “Mare negato”, denunciando una situazione che appare sostanzialmente immutata. Le modifiche introdotte nel frattempo all’ordinanza – prima l’estensione dell’orario serale dalle 19 alle 20, poi fino alle 21 – non hanno risolto la questione di fondo: l’asimmetria tra l’obbligo di tenere aperti i varchi e quello di garantire il servizio.
La riflessione è inevitabile: com’è possibile che una città turistica come Sanremo accetti di vivere da anni con un regolamento che crea conflitti quotidiani tra chi lavora nelle spiagge e chi le frequenta? L’amministrazione comunale ha il dovere di sciogliere questa contraddizione, trovando una formula che concilia sicurezza, responsabilità dei gestori e diritto universale di accesso al mare. Nel frattempo, la stagione estiva prosegue tra episodi di tensione e segnalazioni sempre più frequenti. E quello che dovrebbe essere un punto di forza dell’economia locale – il turismo balneare – rischia di trasformarsi in un boomerang per l’immagine della città.
L’ordinanza. Nell’ordinanza comunale n. 312/2025 viene stabilito, all’articolo 2, che la stagione balneare ha inizio il 1° maggio e termina il 30 settembre, con l’obbligo per gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate di essere aperti e funzionanti almeno tra il 1° giugno e il 15 settembre. L’articolo 5 disciplina invece gli orari minimi di apertura: nel periodo centrale della stagione, dall’1 giugno al 15 settembre, l’esercizio deve essere garantito dalle 9 alle 19, mentre nei periodi a ridosso, cioè dal 1° al 31 maggio e dal 16 al 30 settembre, l’orario è ridotto dalle 10 alle 16. Sempre l’articolo 5 precisa infine che i concessionari hanno l’obbligo di garantire il libero e gratuito accesso alla battigia mantenendo aperti i varchi dalle 8 alle 21, creando così quella contraddizione normativa tra diritto di accesso e orari effettivi di servizio che ogni estate genera attriti tra gestori e bagnanti.




