Punto nascite, Asl1 chiude la porta in faccia a Sanremo: nessun ripristino dei cesarei al Borea
In commissione sanità, la dg Galbusera respinge le richieste del Comune. E smentisce Bucci: «Non saranno i numeri a decidere il destino del reparto»
Sanremo. Alla fine, le porte del punto nascite dell’ospedale Borea restano chiuse. Non formalmente, certo: il reparto esiste, funziona, ma a mezzo servizio. Da ottobre 2024, infatti, non vengono più eseguiti cesarei programmati. E oggi, in una seduta pubblica della quinta commissione sanità di Palazzo Bellevue, la direttrice generale di Asl1, Maria Elena Galbusera, ha confermato che non ci sarà alcun passo indietro. Anzi, ha difeso con forza l’attuale modello organizzativo.
Al tavolo, con lei, anche il direttore sanitario Roberto Predonzani e il direttore sociosanitario Fabrizio Polverini. Un trio chiamato a rispondere alle domande e agli appelli bipartisan arrivati dal sindaco Alessandro Mager, dal suo vice Fulvio Fellegara, dai commissari della commissione presieduta da Antonio Cavallero, dal presidente del consiglio comunale Alessandro Il Grande, e dai consiglieri di opposizione Antonino Consiglio, Patrizia Badino ed Elisa Balestra (centrodestra dei partiti). «Il Comune di Sanremo, così come tutto il territorio del Ponente, chiede il ripristino dei cesarei programmati al Borea, struttura moderna e baricentrica che oggi viene sottoutilizzata per direttive interne adottate allo scopo di privilegiare l’ospedale di Imperia», ha dichiarato Cavallero, medico e presidente della commissione. Ma Galbusera ha ribattuto con fermezza: «La nostra è la soluzione di miglior buonsenso, testata e funzionante. I ginecologi strutturati sono pochissimi, i bandi vanno deserti. Non si può fare diversamente con le risorse attuali». Non sono mancati momenti di tensione. Quando Cavallero ha fatto notare l’incongruenza tra l’esclusione di Sanremo dai cesarei programmati e il fatto che gli stessi vengano comunque eseguiti in urgenza, Galbusera gli ha chiesto, con una punta di sarcasmo: «Quanti bambini ha fatto nascere lei?». Dimenticando che l’interlocutore è responsabile del reparto di Otorinolaringoiatria della stessa Asl1 per cui entrambi lavorano, e dove di certo gli otorini non assistono puerpere o neonati, se non per verificarne le condizioni di salute post parto.
Il punto più clamoroso è arrivato quando prima la consigliera Balestra (FdI) in collegamento da remoto, e poi il vicesindaco Fellegara, hanno chiesto chiarimenti sui criteri che guideranno eventuali decisioni future sul destino del punto nascita matuziano. Galbusera ha tagliato corto: «Non sarà il numero dei parti a decidere se il reparto va mantenuto o meno». Una frase che smentisce apertamente quanto affermato a giugno dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che proprio a Sanremo, seduto accanto a Mager, aveva detto chiaro: «Bisogna guardare al totale dei parti. Il punto nascite del Borea resterà finché questi ci sono». Ed ecco la realtà: nel 2024 sono nati 773 bambini a Imperia e 387 a Sanremo. Ma l’anno in corso sta andando peggio. Al Borea si contano appena 250 nascite, con la prospettiva concreta di restare sotto quota 400. Ben lontani dalla soglia dei 500 parti annui indicata come parametro minimo nazionale. Il nodo potrebbe riaprirsi con l’arrivo del nuovo primario, che prenderà il posto del dottor Pierluigi Bracco, in pensione dal 1° novembre. «Speriamo che il nuovo direttore della struttura voglia riequilibrare l’attività provinciale», ha detto il consigliere Mascelli. Pronta la risposta di Galbusera, che ha subito ridimensionato le aspettative del medico: «Prima del direttore, dobbiamo sperare di trovare gli specialisti. Già quando si sono riattivate le sale parto di Sanremo, non c’erano ginecologi sufficienti per mantenere in piedi il punto nascite di Imperia».
In commissione, nessuno della maggioranza ha ricordato che l’attuale situazione è figlia di scelte politiche. Nel 2016, l’allora dg Mario Cotellessa propose un piano sanitario che prevedeva Sanremo come unico punto nascite provinciale. Quel piano fu rivisitato dalla giunta Toti, che preferì mantenere aperto anche Imperia. Con la pandemia, Sanremo venne trasformato in hub Covid e il suo reparto maternità sospeso. Solo dopo anni di battaglie e grazie alla pressione dell’ex sindaco Biancheri (sostenuto anche dal centrodestra locale), il punto nascite del Borea è stato riaperto nel 2024, con personale a gettone e costi importanti per la Regione. Una riapertura a metà, sempre più a rischio. Mentre altrove, come a Bordighera, si continuano a spendere milioni per strutture private come il Saint Charles, oggi, la Regione pensa a una Asl unica per tagliare i costi e salvare i servizi. Come ha ricordato Galbusera: «La coperta è corta». E se è vero che nelle ultime settimane il sindaco Mager aveva ricevuto rassicurazioni personali da parte di Bucci sulla non chiusura del presidio, è altrettanto vero che nessuna parola è stata spesa sul suo rilancio. Il punto nascite di Sanremo resta in bilico, privo della sua funzionalità piena, e soprattutto, privo di un progetto per il futuro che non sia l’accorpamento nella chimera dell’ospedale unico di Taggia. «Non ci riteniamo soddisfatti. Auspichiamo che con il nuovo direttore della struttura complessa di Ginecologia e ostetricia le cose vengano riviste», la chiusura del primo cittadino.










