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‘Ndrangheta, il ruolo nella cosca di Domenico Saverino: arrestato dal Ros a Ventimiglia

Canale di approvvigionamento delle armi, uomo di fiducia del boss Giuseppe “Pino” Piromalli

Ventimiglia. Era il canale di approvvigionamento delle armi, uomo di fiducia del boss GiuseppePino” Piromalli, disposto a intestarsi per oltre vent’anni un appartamento di proprietà del capocosca per evitare che venisse confiscato: Domenico Saverino, 55 anni, è l’uomo arrestato a Ventimiglia dal Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Res Tauro” che ha portato all’esecuzione di ventisei misure cautelari, tra carcere e domiciliari, per un totale di quarantasei indagati.

Nato a Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, da anni Saverino vive stabilmente a Ventimiglia, dove svolge l’attività di venditore ambulante di frutta e verdura all’autoporto. Un’esistenza defilata: in città non lo conoscono in tanti. Un alloggio a Bevera, dove è stato sorpreso la mattina del 23 settembre dai carabinieri. E un camioncino per portare la sua merce. In estate torna in Calabria, dove ha lasciato la famiglia, per coltivare i suoi terreni, e, secondo gli investigatori, per favori gli interessi della cosca Piromalli.

E’ accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, per essere, si legge nelle carte dell’inchiesta «esecutore degli ordini e delle direttive dei capi». E ancora: «Aveva fatto parte della ristretta cerchia di fedelissimi ammessa a curare la latitanza del capocosca, si rendeva disponibile a salvaguardare l’immobile sito in via Dessè di Gioia Tauro di proprietà del capo Giuseppe “Pino” Piromalli». Per evitare che l’immobile venisse confiscato, Saverino si sarebbe fatto intestare il bene, addirittura avvertendo «prontamente il capocosca della necessità di individuare altro intestatario avendo, nelle more, subito
 una condanna e dunque essendo esposto alla rivalsa dello Stato per le spese di giustizia». Ma soprattutto, forse proprio per il fatto di vivere in un territorio di confine, era «riconosciuto, dalla cosca, quale canale di approvvigionamento delle armi».

Anni di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, ambientali, hanno permesso agli uomini del Ros di ricostruire lo stretto legame tra Saverino e Piromalli. Il boss, conosciuto nell’ambiente con il nome di “Facciazza”, è uscito dal carcere nel 2021, dopo aver scontato una condanna a 22 anni di reclusione. Quaranta giorni dopo la sua scarcerazione, nel suo appartamento riceve la visita di Domenico Saverino, accompagnato dal fratello Giuseppe. E proprio a “Mimmo”, Piromalli mostra un rispetto assoluto, tanto da dirsi pronto, per lui, a subire la più atroce delle condanne: «Per te – dice – Mi possono portare alla sedia elettrica, per te».

Saverino aveva dal boss il permesso di «acquisire qualsivoglia immobile nel circondario di Gioia, ritenendo assolta ex ante la regola della preventiva autorizzazione». Ma solo nel “circondario di Gioia”, regno di Facciazza, perché «Io fuori di Gioia vi dico statevi attenti che io posso fare relativamente».

E sempre a Gioia Tauro, mentre il boss si trovava al 416 bis, a presidio del territorio per curare gli interessi della cosca Piromalli secondo il Ros ci sarebbe stato sempre Domenico Saverino. Quando terzi, non identificati, cercano di fare i loro affari, entra in gioco “Mimmo”: «Quando io sono andato a dirgli… hai visto come è scappato? che battevano i piedi! e perché quando si deve fare una cosa mi avete imparato che si deve fare…».

Per il boss Saverino era sempre presente e disponibile: «Qualsiasi cosa avete bisogno di me… basta un’ambasciata, una cosa, e sono sempre presente […] Se avete bisogno di me, pure la notte, chiamate». Può portare gli agrumi e i pomodori, ma anche armi che servono al sodalizio.

Un «ragazzo onesto», come lo definisce Piromalli, Domenico Saverino, di cui potersi fidare. Un uomo che anche a Ventimiglia, scrivono gli inquirenti, «forte del suo peso mafioso», aveva avuto un alterco con un venditore ambulante concorrente al quale disse: «Compa’, se non campo io… non campa nessuno […] Come quando esce il sole esce per tuti e due!».

Il nome di Domenico Saverino non era nuovo agli inquirenti, già nel 2010, ai tempi delle indagini per “La Svolta” era stato identificato presso “Le Volte”, a Marina San Giuseppe, dove si era recato per ringraziare Giuseppe Marcianò, riconosciuto capo della locale di ‘Ndrangheta a Ventimiglia, «per il suo interessamento e per portare i saluti a lui e a Palamara Antonio da parte di “Compare Mimmo”».