Imperia, Dario Ghibaudo presenta “Violenze Minime”: quando lo scultore diventa narratore
Dall’osservazione delle persone alla pagina scritta: i racconti che descrivono le persone in modo “innaturale”
Imperia. «Nelle relazioni ci sono scontri continui, spesso crudeli, che ci passano addosso senza che ce ne accorgiamo. Sono violenze minime, apparentemente piccole, ma con grandi conseguenze. Nei miei racconti c’è ironia, a volte umorismo, ma raramente felicità». Così lo scultore Dario Ghibaudo descrive il suo primo libro pubblicato.
Nella cornice artistica di Villa Biener, a Cipressa, Ghibaudo ha presentato la sua prima raccolta di racconti, Violenze Minime, già portata in diverse città italiane. Una raccolta che rappresenta la naturale prosecuzione della sua ricerca artistica, trasformata in parole e sempre guidata da ciò che lo contraddistingue: l’ironia.
Violenze Minime è l’essenza stessa della sua arte, esattamente come la scultura, campo in cui è un nome internazionale. Ghibaudo è infatti uno dei fondatori della scuola del Concettualismo ironico. Vive e lavora a Milano ed è noto in Italia e in Europa – con mostre recenti a Bruxelles e Parigi – per il «Museo di Storia Innaturale», un museo “al contrario” in cui ciò che appare come una collezione scientifica è in realtà frutto di mostruose ibridazioni: animali, piante ed esseri umani che non esistono, ma che potrebbero esistere.
Dalla scultura alla scrittura, l’arte per Ghibaudo è sempre creazione. Il libro raccoglie brevi racconti semi-autobiografici. «Scrivo da tantissimi anni – spiega – ma non avevo mai pensato di pubblicare. È stato un amico a mostrare i miei testi a un editore: ho colto l’occasione, cedendo alla vanità».
I racconti nascono dall’ascolto e dall’osservazione. «Mi capita di cogliere frammenti di conversazioni e da lì parte tutto. Non mi interessa la storia completa, invento io il finale. È un modo di rilassarmi, un training autogeno che accompagna da sempre la mia attività di scultore».
Ne risulta un insieme di racconti sorprendenti e minimali, spiazzanti e lirici, intimi e poetici, che mescolano fantasia e concretezza. «La partenza è quasi sempre reale – sottolinea – poi la storia viaggia per conto suo, un po’ come i miei disegni a inchiostro: li guardo nascere e decido solo quando sono finiti». Un concetto che si lega anche alla sua ricerca artistica: «Per me tutto ciò che ci circonda è innaturale: i rapporti sociali, la società, la mancanza di rispetto. È lo stesso tema che ritorna nei racconti».





