Bucci annuncia l’azienda sanitaria unica, cosa cambia per il Ponente
Nella riforma inclusa la revisione degli accreditamenti per le case di riposo. Entro la fine dell’anno possibile la nomina di un nuovo direttore di area
Vallecrosia. Il consigliere regionale leghista ed ex sindaco di Vallecrosia, Armando Biasi, promuove a pieni voti il progetto della riforma sanitaria regionale presentato ieri alla maggioranza regionale dal presidente Marco Bucci e si dice pronto a seguirne tutti i passaggi in Consiglio. Secondo Biasi, il nuovo modello sanitario che punta a una centralizzazione amministrativa e gestionale rappresenta «una vera occasione di crescita per la sanità ligure, specialmente per l’entroterra della provincia di Imperia, perché i risparmi verranno investiti nel potenziamento dei servizi alla persona».
Il piano, che dovrebbe ottenere il via libera entro la fine dell’anno, prevede la nascita di un’unica Azienda sanitaria ligure (dopo che nei mesi scorsi il consiglio regionale aveva dato l’addio alla criticatissima Alisa). Non si tratta però di un accorpamento delle cinque attuali Asl, che rimarranno attive con le loro competenze sul territorio. Cambierà invece la struttura di regia: un super manager regionale coordinerà i nuovi direttori di area, che prenderanno il posto degli attuali direttori generali, senza obbligo di selezione dall’albo dei manager regionali.
«La direzione sarà più snella e concentrata – spiega Biasi – con la possibilità di agire su problemi cronici come il ritardo delle cure e l’accesso disomogeneo ai servizi, specie per chi vive lontano dai grandi ospedali». Tra i cambiamenti più rilevanti, ci sarà l’unificazione del personale sotto un’unica società regionale (un’unica partita iva per essere chiari): oggi, per medici e infermieri, cambiare Asl implica concorsi o mobilità, ma con la nuova struttura il personale sanitario e amministrativo avrà un solo datore di lavoro uguale per tutti, che dipenderà direttamente dall’azienda regionale. «Questo migliorerà l’efficienza – osserva Biasi – ma soprattutto permetterà di spostare i professionisti là dove servono davvero».
I risparmi si conseguiranno con l’accentramento della centrale acquisti. L’esempio è quello della fornitura dei farmaci, che oggi conta 24 punti diversi: con il nuovo modello diventerà un servizio unico. Le risorse risparmiate non andranno però tagliate, ma reinvestite in case della salute (25 nuove previste entro il 2026), in telemedicina e in un rafforzamento della rete assistenziale per gli anziani cronicizzati. Non solo. L’obiettivo è rivedere la mappatura delle strutture per anziani, con una revisione sugli accreditamenti che, secondo Biasi, «era ferma da troppo tempo» e che «servirà a uniformare i costi e ad alzare il livello qualitativo dell’offerta, specie per le Rsa». Questo punto della riforma è particolarmente sensibile per il Ponente ligure, dove si concentra la maggior parte della popolazione anziana della Liguria, con oltre il 15% di over 75enni. Una sfida anche per le rsa comunali, che dovranno fronteggiare la concorrenza delle nuove residenze protette private.
«Un grande lavoro – ha dichiarato il consigliere regionale – portato avanti da Bucci, dall’assessore Nicolò e dal direttore generale del Dipartimento Sanità e Servizi sociali Bordon. Per la provincia di Imperia si vedrà finalmente un livellamento della quota capitaria e una valorizzazione vera delle zone interne e dei piccoli comuni lontani dai centri abitati». Biasi assicura che seguirà personalmente l’iter della riforma in aula e anticipa che nelle prossime settimane, prima del voto definitivo, ci sarà un confronto con i territori: «Questa volta non è propaganda da campagna elettorale, ma un modello che guarda avanti, con una visione decennale della sanità locale».




