Apertura scuola a Bordighera, la replica della dirigente: «Non si può interrompere un pubblico servizio»
«L’ordinanza del Comune era valida solo fino alle 14»
Bordighera. «Tenere la scuola chiusa allo scadere dell’ordinanza sarebbe stata un’interruzione di pubblico servizio. Se un bambino si fosse presentato alle 14 a scuola e l’avesse trovata chiusa? Non avrebbe avuto garantito il suo diritto allo studio, che è l’unica cosa che mi preme. L’ordinanza del sindaco, che ha disposto la chiusura delle scuole, era in vigore solo fino alle 14 e non dopo».
A dichiararlo è la dottoressa Tiziana Montemarani, dirigente degli istituti scolastici di Bordighera, che risponde così alle critiche sollevate da numerosi genitori, che non hanno gradito la sua circolare di ieri sera, con la quale comunicava l’intenzione di tenere aperte le scuole di via Pelloux e Borghetto (la primaria di via Pasteur era comunque chiusa per adesione allo sciopero nazionale, ndr) dalle 14.01 alle 16,30.
«Ieri pomeriggio, quando è stata emanata l’allerta arancione – spiega la dirigente – Ho chiesto all’assessore alla Scuola Martina Sferrazza se si sapeva qualcosa sull’eventuale chiusura dei plessi scolastici di Bordighera. L’assessore mi ha risposto che stavano predisponendo l’ordinanza e, una volta pronta, me l’ha inoltrata via “whatsapp”. A quel punto, per averla in modo ufficiale, ne ho chiesto una copia inviata tramite Pec».
Nell’ordinanza firmata dal vice sindaco di Bordighera, però, la chiusura della scuola era prevista fino alle 14. «Questo presuppone che dopo quell’orario gli alunni della primaria tornino a scuola», spiega la dirigente che, per questo motivo, ha nuovamente contattato l’assessore comunale di riferimento comunicandole la decisione di far rientrare i bambini alle 14,01 per non incorrere nell’interruzione di pubblico servizio.
«Ho provato anche a mettermi in contatto con il sindaco, perché so che i colleghi di altri istituti hanno deciso in accordo con l’ente pubblico, ma non è stato possibile – aggiunge -. Mi sono messa in contatto con chi potevo, e la risposta è stata: “decida lei”». E così ha fatto: «Sono aperta a confronto e ascolto – spiega Montemarani -. La mia decisione io l’ho presa e la legge l’ho rispettata».
Tra l’altro, oltre alle due ore e mezza di attività didattica, alle 16,45 era già prevista una programmazione di due ore con le maestre. Da qui la scelta di non interrompere il lavoro di docenti e alunni anche nel pomeriggio.
«Non è vero, inoltre, che non ho avvisato in modo ufficiale Comune e Polizia locale – si difende la dirigente – L’ho fatto stamattina appena è stato possibile, intorno alle 10».
Ad essere “errata”, secondo la dirigente, che si è confrontata con il suo diretto superiore, il provveditore agli studi, è stata semmai l’ordinanza del Comune, che non ha previsto la sospensione dell’attività scolastica per tutta la giornata. «Solo così avrei potuto lasciare i bambini a casa senza interrompere un pubblico servizio».


