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Riviera24.it ha seguito in esclusiva l’attività della polizia di frontiera e della squadra mista italo francese. Il bilancio del dirigente Santacroce nel decennale del suo comando

Ventimiglia. Venticinquemila persone identificate; 80 arresti di cui 15 compiuti dalla squadra mista; 4.700 veicoli controllati in banca dati; 3.500 pattuglie; 2.100 foto segnalati in Afis ed Eurodac; 500 espulsioni; 189 riammissioni attive verso la Francia; 149 minori non accompagnati riconsegnati alla Paf; 17 persone denunciate a piede libero; 4 chilogrammi di droga sequestrati.

Sono alcuni dei dati che attestano l’attività, svolta da gennaio fino ad agosto, dalla Polizia di Frontiera di Ventimiglia. Sono solo numeri, forse, ma servono per contestualizzare il lavoro silenzioso degli agenti, uomini e donne che, sotto la direzione del vice questore Martino Giorgio Santacroce, operano senza sosta per garantire la sicurezza del nostro confine. Un compito non semplice, visto che Ventimiglia è considerata “la frontiera più calda d’Italia”. E’ qui, a una manciata di chilometri da Mentone, che per anni i migranti sono rimasti in una sorta di limbo, intrappolati su una scogliera, respinti dalla Francia che aveva alzato un muro tanto invisibile quanto impenetrabile. E’ qui, che i trafficanti di uomini hanno cercato di trarne un business, vendendo sogni a chi sogni non ne aveva più. E’ qui che ogni giorno migliaia di persone si spostano, da una parte all’altra. Lavoratori, turisti, disperati, ma anche criminali in fuga, ricercati, latitanti.

Ventimiglia polizia di frontiera porto squadra mista confine controlli

Abbiamo voluto documentare il lavoro delle donne e degli uomini che indossano con orgoglio una divisa, quella della Polizia di Frontiera, consapevoli di svolgere un ruolo strategico per la sicurezza dell’Italia. Abbiamo trascorso con loro un’intera giornata, dalla mattina fino alla notte. In autostrada, a controllare i pullman carichi di passeggeri, tra cui persone che provano a entrare in Italia pur non avendo i documenti validi per farlo. Ai valichi più nascosti, come quello sulle alture di Olivetta, dove spesso i “passeur” accompagnano i migranti, convinti, sbagliando, di non essere visti. In porto, a verificare che equipaggi e passeggeri delle navi siano in regola con visti e permessi. E anche in Francia, perché grazie alla squadra mista, unità operativa composta da agenti italiani e francesi, anche la nostra polizia può operare oltre confine, per contribuire a contrastare traffici illegali di persone e merci.

La frontiera di Ventimiglia è cambiata. «Sono arrivato nel momento in cui c’erano i migranti letteralmente accampati lungo il confine di San Ludovico, in una fase emergenziale veramente importante e, possiamo dire, anche massiccia. Da quel punto di vista, ad oggi, i cambiamenti sono stati diversi». A spiegarlo è il dirigente del settore Polizia di Frontiera, vice questore aggiunto Martino Giorgio Santacroce. In una lunga intervista, ci ha spiegato i cambiamenti della frontiera, da quelli “organizzativi” «perché anche per noi quella è stata un’emergenza e abbiamo affrontato una fase molto critica per poi organizzarci man mano e intraprendere una collaborazione un po’ più costruttiva con la polizia francese per gestire meglio questo macro-fenomeno che interessava tutta l’Italia e in modo particolare Ventimiglia», alla creazione di «una struttura ben organizzata proprio sul confine, tant’è che abbiamo riaperto la caserma di San Luigi che con l’avvento di Schengen era stata abbandonata, e non era quindi più utilizzabile. Quello è stato un quid per noi, perché siamo riusciti a gestire, in tutti questi anni, diverse migliaia di prima respinti e poi riammessi da parte della Francia, con tutte le attività operative e anche una fase repressiva che è servita ad individuare, con queste maglie molto strette, tutti coloro che si muovevano lungo la fascia confinaria e avevano provvedimenti a loro carico: ricercati, latitanti, persone con provvedimenti amministrativi, come le espulsioni».

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Squadra mista, un unicum a Ventimiglia. «Si tratta in realtà di un modello innovativo delle vecchie “pattuglie miste” – spiega Santacroce – E’ un organismo strutturato, un reparto vero e proprio, italo-francese, che ha una sua sede, un suo organico, delle sue autovetture, un suo equipaggiamento. Poliziotti italiani e francesi compongono questa squadra mista, che i francesi chiamano “brigata mista”, che in via sperimentale è stata istituita nel 2020 solo sul confine di Ventimiglia. Poi è stata ratificata con un accordo internazionale e ora opera quotidianamente su questo confine». Un confine che può essere definito “fluido” proprio grazie alla possibilità, di italiani e francesi, di lavorare insieme. «E’ come se fosse una pattuglia di pronto intervento, che però ha la possibilità di valicare il confine», aggiunge il dirigente, che esemplifica: «Se scopriamo un passeur, ad esempio, mentre prima era un problema inseguirlo oltre frontiera (si poteva fare, certo, attraverso la procedura Schengen ma era molto più complesso e meno efficace), oggi questo problema non c’è più: trattandosi di un organismo misto, il confine può essere valicato». «Ovviamente – precisa – Quando noi operiamo in Francia, a quel punto siamo osservatori, però facciamo parte dell’atto giudiziario, nel senso che i nostri poliziotti sono riportati nei verbali francesi e viceversa».

Novità, l’ufficio al porto di Cala del Forte. «Il settore di Polizia di Frontiera di Ventimiglia, oltre a essere terrestre, diventa così anche polizia di frontiera marittima, nel senso che abbiamo attivato il codice Schengen nel porto di Ventimiglia che è diventato un valico di frontiera marittimo. Le imbarcazioni che accedono al porto di Ventimiglia hanno ora la possibilità di far sbarcare in area Schengen i componenti del proprio equipaggio», dichiara il dottor Santacroce, che spiega il duplice compito dei suoi uomini al porto. «Il compito principale è quello della “frontiera” in sé: i timbri Schengen, il rilascio dei visti, e i cosiddetti short pass, che consentono ai membri dell’equipaggio di poter sbarcare seppur per poco tempo e in un territorio limitato (generalmente li autorizziamo nel Comune di Ventimiglia e in quelli limitrofi). Chi invece vuole sbarcare in maniera quasi permanente ha bisogno del timbro sul passaporto e a quel punto può stare sul territorio nazionale senza essere definito illegale». 
C’è poi il compito di garantire la sicurezza: «La Polizia di Frontiera nei porti e negli aeroporti è l’autorità di sicurezza preposta – spiega – Quindi anche all’interno del porto di Ventimiglia noi svolgiamo attività di prevenzione e repressione di tutti i tipi di reati, ma ovviamente la nostra mission principale rimane quella della frontiera, quindi gestire e coordinare le attività di sbarco, dei marittimi, dei comandanti delle imbarcazioni e di tutti coloro che chiedono di poter scendere a terra».

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Il presidio dei confini: un deterrente contro il terrorismo. «Sicuramente noi svolgiamo un’attività di prevenzione. Il settore Frontiera è organizzato in una maniera tale da controllare i confini 24 ore su 24 – precisa Santacroce -. Noi abbiamo un pattugliamento, oltre a quello misto con la Francia, solo della Polizia di Stato italiana che controlla tutti i valichi di frontiera». E con tutti, si intende proprio tutti: da quello autostradale, monitorato costantemente, a quello della stazione ferroviaria, senza dimenticare Olivetta San Michele e Fanghetto. Ci sono poi, ovviamente, i confini stradali più noti: i valichi di San Ludovico e San Luigi: quest’ultimo deputato a respingimenti e riammissioni.

Controlli che sono diventati sempre più “tecnologici”, grazie ai nuovi apparecchi portatili, forniti dal ministero dell’Interno, che consentono di leggere i documenti elettronici, come passaporti con il chip o carte di identità, permettendo agli agenti di accedere immediatamente alla banca dati e quindi capire se una persona ha qualche provvedimento in atto a suo carico o, semplicemente, se il documento non è valido. «Queste apparecchiature portatili – sottolinea il vice questore – Consentono di aumentare il numero dei controlli. Siamo passati dall’eseguire un controllo ogni dieci, quindici minuti (il tempo di chiamare la sala operativa, chiedere l’informazione e attendere la risposta) ad addirittura mezzo minuto a persona. Questo accelera le procedure di controllo e automaticamente aumenta in maniera esponenziale il numero dei controllati. Più sono i controlli che vengono fatti in frontiera, più alto è il numero delle persone identificate e chiaramente maggiore è la possibilità di trovare persone irregolari, ricercate, e assicurarle alla giustizia».

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Le indagini. Ma la Polizia di Frontiera non fa “solo” controlli. «Abbiamo una squadra di polizia giudiziaria che opera in abiti civili e si occupa delle investigazioni, chiaramente mirate prevalentemente ai reati commessi sulla linea di confine, come il contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la ricerca dei latitanti e anche il contrasto al fenomeno dei documenti falsi. Per quest’ultimo reato, abbiamo degli specialisti che svolgono controlli specifici», spiega il dirigente.

Nell’organico, va poi ricordato l’ufficio dedicato a riammissioni e respingimenti, «che si occupa di gestire tutto il fenomeno migratorio sulla linea di confine, in particolare ponte San Luigi nei rapporti con la Francia».
 E poi, come ricordato prima, la squadra mista e l’ufficio di polizia marittima del porto. «Questa è un po’ la struttura del settore che è un organismo che ha una competenza provinciale e dipende da quella che viene chiamata “prima zona” e che invece ha una competenza più ampia su tre regioni: Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e ha sede a Torino».

Tornando a parlare di migranti, le maglie francesi si sono allargate dopo la sentenza del Consiglio di Stato d’oltralpe che ha dichiarato illegali i respingimenti tout court, soprattutto quando si tratta di minori. «In realtà la differenza sostanziale è proprio nell’istituto che viene applicato – sottolinea il vice questore -. Sostanzialmente la Francia fino ad un anno fa applicava l’istituto del respingimento: vale a dire “non sei mai entrato nel territorio francese”, quindi la polizia francese respingeva e quella italiana ne prendeva solo atto. Ora, dopo la sentenza e, devo dire, anche con il calo dei flussi migratori, oggi oggettivamente minore, la parte francese applica l’istituto della riammissione, che è sancito da un accordo di cooperazione internazionale, l’accordo di Chambery, che consente a entrambe le parti di poter riammettere migranti in posizione irregolare sulla linea di confine. Quindi la polizia francese fa una richiesta di riammissione, non la impone, e la Polizia di Frontiera italiana la valuta e può accoglierla o rifiutarla. Ovviamente questo avviene anche al contrario: per un principio di reciprocità, anche noi, se fermiamo un migrante in posizione irregolare e dimostriamo che proviene dalla Francia, automaticamente attiviamo la procedura della riammissione da noi definita attiva, quindi verso la Francia».

Il “ping pong” dei minori. «Anche prima della sentenza, quando i francesi applicavano l’istituto del respingimento, facendo il foto-segnalamento di tutti i migranti respinti, se individuavamo dei minorenni, li affidavamo nuovamente alla polizia francese. Oggi è sicuramente una procedura molto più dettagliata e particolareggiata: riusciamo a individuare meglio quelli per cui bisogna rifiutare la riammissione, cosa che prima non potevamo fare perché si tratta di un atto unilaterale della Francia, e inoltre individuiamo maggiormente anche i minori non accompagnati per i quali viene fatta richiesta di riammissione perché magari i francesi ritengono che siano maggiorenni. Noi dimostriamo che sono minorenni, anche attraverso l’analisi delle impronte Afis, già acquisite in fase di sbarco, e a quel punto li riportiamo alla polizia francese che li affida ai centri per minori in Francia».

Dieci lunghi anni di frontiera, dieci anni di lavoro certosino e tanti risultati. Anche se, come sottolinea il vice questore Santacroce «l’operazione principale che ha svolto la Polizia di Frontiera è la gestione di migliaia e migliaia di respinti da parte francese: questo sicuramente è stato il core business dell’ufficio», non si possono tralasciare gli eccellenti risultati portati dall’attività «info investigativa che svolge la nostra squadra di polizia giudiziaria».

Ultima, ma solo per ordine cronologico, è stata l’operazione “Scenic”, chiamata così per via dell’auto principale utilizzata dai passeur: diciassette gli indagati al termine di un’inchiesta che è «il frutto di una squadra investigativa comune coordinata dalle procure di Nizza e Imperia».

operazione scenic

Prima ancora, nel 2023, c’è stata l’operazione “Pantografo” con 47 indagati di cui 13 passeur arrestati a Ventimiglia. «Prende il nome dal pantografo del treno – spiega Santacroce – Perché i passeur nascondevano spesso i migranti sui tetti dei treni, condannandoli sostanzialmente a morte. Abbiamo avuto, infatti, diversi casi di gente folgorata, per il cambio di tensione elettrica da Ventimiglia, dove è più bassa, alla Francia».

Operazione pantografo migranti polizia Ventimiglia

E ancora, nel 2020, dieci passeur, «prevalentemente tunisini molto conosciuti in zona» sono stati arrestati a Ventimiglia nell’ambito dell’Operazione Sciarun (Caronte, in arabo), che ha portato a un totale di trenta indagati. Le indagini, durate circa un anno, hanno permesso agli inquirenti di dimostrare l’attività criminale portata avanti da nove uomini e una donna, tutti stranieri, che da Ventimiglia trasportavano clandestini in Francia. «E’ stata un’operazione importante – sottolinea il dirigente del settore – Strutturata con anni di indagini, intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche, pedinamenti, appostamenti: un’investigazione sia classica ma anche tecnologica».

Ventimiglia operazione sciarun

E ancora: l’operazione Bengala, nel 2018, con decine di indagati, cinque persone finite in carcere e due interdette dalle province di Imperia, Cuneo, Torino e Aosta. La Polizia di Stato, in collaborazione con i colleghi francesi, ha smantellato una banda di bengalesi dediti al traffico di esseri umani. Tutti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso la Francia di stranieri, prevalentemente connazionali, ma non solo. E prima ancora, l’operazione Sicomoro. «Tutte indagini svolte dalla nostra squadra di polizia giudiziaria che ha smantellato e disarticolato diverse organizzazioni nell’ambito frontaliero», conclude Santacroce.

Ventimiglia operazione sciarun