Minaccia la compagna con un fucile, 59enne arrestato a Ventimiglia
Nella sua abitazione in frazione Sant’Antonio, l’uomo nascondeva un arsenale
Ventimiglia. Avrebbe minacciato la compagna, imbrandendo un fucile detenuto illegalmente: D. J. P. A., 59 anni, sedicente operatore delle forze dell’ordine francesi abitante in frazione Sant’Antonio, a Ventimiglia, è stato arrestato dai carabinieri il 3 agosto scorso per minacce aggravate. Ma non solo.
Durante la perquisizione in casa, i militari hanno scoperto un vero e proprio arsenale nascosto in soffitta, con armi e munizioni mai denunciate all’autorità italiana. Per l’uomo sono scattate le manette ed è stato trasferito in carcere a Sanremo.
Tra le armi ritrovate, un fucile calibro 9 pronto a sparare: nel caricatore, infatti, erano inserite quattro cartucce. E ancora, sempre in casa: una carabina Winchester calibro 22, con una cartuccera contenente 30 colpi, tutti integri. Poi altre 33 cartucce calibro 9 tutte perfettamente integre, così come 2 cartucce calibro 12.
L’uomo, oltretutto, girava armato anche in città. In particolare, è stato pizzicato mentre trasportava in auto un fucile calibro 12, poi nascosto tra la vegetazione nei pressi di casa. Sempre tra i cespugli, i militari hanno trovato cinque cartucce a palla. Sempre in auto, pronto all’uso, l’uomo aveva un manganello telescopico nascosto nel portaoggetti della portiera lato guida.
Stamani, difeso d’ufficio dall’avvocato Alessandro Gallese, è comparso davanti al gip del tribunale di Imperia Antonio Romano che ha convalidato l’arresto confermando la misura cautelare della custodia in carcere. Al giudice, l’indagato ha dichiarato di «aver dato di matto», di «essere malato» e che il suo stato di agitazione sarebbe dovuto proprio alla sua patologia. «Ho perso la testa, volevo spararmi – ha detto – Mi scuso per quello che è successo». Le armi, ha detto, le ha ereditate dal padre e non ha mai trovato il tempo per denunciarle.
Quando il gip gli ha chiesto come mai avesse un fucile in auto, il 59enne si è difeso dichiarando che voleva togliersi la vita e che la stessa compagna glielo avesse impedito. Per lui, la difesa aveva chiesto una misura meno afflittiva, come il divieto di avvicinamento alla compagna e il braccialetto elettronico, ma il giudice ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione del reato, disponendo quindi il carcere.


