Apricale sogna con l’Oniricon del Teatro della Tosse
Oltre seicento persone hanno assistito alla prima dello spettacolo
Apricale. Oltre seicento persone hanno raggiunto Apricale, ieri sera, per assistere a “Oniricon – Sogni che camminano nel borgo“: il nuovo spettacolo del Teatro della Tosse, pensato per le strade e i vicoli del borgo di Apricale, trasformate in un percorso ispirato al mondo del sogno, con la sua dimensione inafferrabile e immensa, misteriosa e antica. Così come è il teatro.
Che cos’è un sogno, e che cosa è la vita? E se la vita fosse un sogno, e un sogno la vita? Tante le riflessioni che restano allo spettatore, così come le emozioni provate assistendo allo spettacolo itinerante, la cui regia è firmata da Emanuele Conte.
Omero, Virgilio, Shakespeare, Shelley, Borges, Kavafis, moltissimi sono stati gli autori che si sono avventurati nella direzione dell’onirico come in un mondo altro, dove l’anima si libera del corpo, dove tutto è possibile, salvifico come terribile, spesso inspiegabile.
E proprio come nell’animo umano in sogno si creano infiniti mondi, ad Apricale prende vita un’ epifania di scene, personaggi, luoghi in cui realtà e immaginazione, passato e presente si scambiano il passo, creando ogni volta una storia nuova.
C’è il Don Chisciotte impersonato da Enrico Campanati, che non sopporta l’idea di essere (forse) solo il sogno di uno scrittore. C’è il sonnambulo di Alessandro Bergallo, che continuerà a camminare, addormentato, fino alla fine dell’arcobaleno. E ancora Penelope (Susanna Gozzetti) che mentre sogna il ritorno di Ulisse, tiene a bada i Proci e cresce un figlio. C’è Mary Shelley (Mariella Speranza) che da un sogno crea il mostro, Frankenstein. Ci sono i “fabbricanti di sogni” e di incubi (Marco Rivolta e Matteo Traverso), impegnati ad assecondare gli dei; e ci sono Lilith & Lamia (Antonella Loliva e Ludovica Baiardi) che da donne raccontano i sogni degli uomini: desiderio e paura.
E poi c’è Danae (Alma Poli) futura madre di Perseo. A lei, chiusa in una torre, non resta che sognare per il figlio dio che porta in grembo. Vedrà il suo futuro, anticiperà le sue imprese, ma saprà anche della decadenza dell’uomo: quella che porterà a guerre fatte da freddi burocrati e non più da valorosi eroi; guerre che vengono combattute con armi chiamate intelligenti, ma che in realtà non uccidono eserciti, ma innocenti. Un futuro così dolorosamente reale da far sperare che sia solo un incubo.
Lo spettacolo sarà replicato fino al 17 agosto, alle 21,15 di ogni sera.


