Riconoscimenti alle coppie di donne, il vescovo Suetta: “Una finzione giuridica, la legge non decide cos’è il bene”
Il monsignore critica duramente gli atti firmati oggi in Comune: “Atto ingiusto e illecito dal punto di vista morale”
Sanremo. Non si è fatta attendere la reazione del vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, in merito agli atti firmati questa mattina dal Comune di Sanremo, che hanno riconosciuto ufficialmente come madri due coppie di donne, con figli concepiti grazie alle tecniche di procreazione assistita praticate all’estero. Una giornata definita “storica” dalle istituzioni locali – il vicesindaco Fulvio Fellegara e la consigliera di Anima Maura Ghisi -, ma che per Suetta rappresenta tutt’altro.
“È una cosa ingiusta e illecita dal punto di vista morale – ha dichiarato il vescovo – che la legge lo consenta non è una giustificazione, perché la legge non stabilisce cosa è bene e cosa non lo è”.
Suetta torna così a criticare anche la sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale, che ha aperto alla possibilità di riconoscimento diretto per i figli delle coppie omogenitoriali. “Avevo già commentato quella sentenza – spiega – e continuo a considerarla un artificio giuridico, profondamente ingiusto, soprattutto nei confronti del bambino e della verità delle cose”. Secondo il capo della curia locale, “il concetto di paternità e maternità è naturale e inscindibile. Non si può parlare di ‘genitore intenzionale’ come se bastasse il desiderio per fondare un legame genitoriale”.
Un punto che distingue nettamente dal tema dell’adozione, che Suetta invece riconosce come istituto legittimo: “L’adozione nasce da una situazione di necessità – spiega – e prevede comunque che ci sia un bambino figlio di un padre e una madre, che per vari motivi non possono crescerlo. È un atto che crea legami sanciti e garantiti dalla legge, ma non è ciò che vediamo oggi”.
“Quello che accade – ha concluso – è una forzatura della realtà: si prende un essere umano, nato comunque da un uomo e una donna, e lo si inserisce con una finzione giuridica fatta di madri o due padri. È ingiusto da un punto di vista etico e morale, e non può essere considerata una buona cosa, a prescindere da quanto permetta la legge”.









