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Il fondatore di Libera accolto da associazioni e scout

Bordighera. Il padre di Libera, don Luigi Ciotti, da anni sotto scorta per il suo impegno contro le mafie, ha fatto visita nel pomeriggio alle ville confiscate alla famiglia Pellegrino in via Cornice dei Due Golfi a Bordighera, accompagnato dalla referente provinciale di Libera, la professoressa Maura Orengo, e dai gestori dei beni: Maurizio Marmo, direttore della Caritas Intemelia, e Matteo Lupi, presidente della Spes di Ventimiglia.

«Uno schiaffo alle mafie», lo ha definito don Ciotti, parlando della confisca della proprietà alla criminalità organizzata. Proprio lo scorso 4 luglio, il prefetto di Imperia Valerio Massimo Romeo aveva formalmente consegnato alle associazioni il complesso immobiliare confiscato alla famiglia Pellegrino, dopo la condanna per associazione mafiosa, divenuta definitiva, per Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni) e Roberto Pellegrino (8 anni e 3 mesi), accusati insieme ad Antonino Barillaro (condannato a 7 anni) considerati gli esponenti apicali della locale della ‘Ndrangheta a Bordighera.

La visita del sacerdote è avvenuta a margine del tour “Navigare Libera“, partito dalla Spezia, che si concluderà in serata a Diano Marina.

«Questo è frutto di un percorso, una legge che è passata in extremis, che ha ancora bisogno di uno scatto in più nel nostro Paese, ma che ha portato a passi in avanti – ha dichiarato il fondatore di Libera, riferendosi all’utilizzo a scopo sociale delle proprietà confiscate alla mafia -. Un posto meraviglioso come questo (ha aggiunto parlando delle ville dei Pellegrino a Montenero, ndr), una proprietà così, in mano esclusiva a dei mafiosi, oggi che diventa un luogo che dà speranza, accoglienza, concretezza alle persone, mi sembra una cosa di grande valore. La confisca è uno schiaffo alla mafia: è una grande sfida culturale ma ha anche una sua grande dimensione sociale».

Mafie nei porti della Liguria. Con “Navigare Libera” il focus si è concentrato proprio sulla presenza della criminalità organizzata negli approdi liguri. «Quattro porti importanti nel nostro paese, che la criminalità sa come usare per i suoi traffici – ha detto don Luigi Ciotti, che ha partecipato al viaggio, per mare e per terra, dal levante al ponente della regione -. Dagli ultimi rapporti della direzione distrettuale antimafia, è una presenza molto forte. E’ importante che tutto questo non si sottovaluti, perché c’è il rischio che con il tempo si normalizzi un po’ tutto e si crei un clima di indifferenza e superficialità».

«Le mafie ci sono – ha aggiunto  – Si trasformano, sono forti. Ben venga questo segno che è uno schiaffo alla criminalità, c’è però tanta strada da fare.

Un viaggio, quello di Libera, che si è concluso all’indomani del via libera del senato al disegno di legge che introduce la separazione delle carriere per i magistrati. «Quanta sofferenza – commenta don Luigi Ciotti – Perché questa modalità non aiuterà certamente a fare uno scatto in avanti nel nostro Paese. Come devo dire rispetto anche ad alcuni provvedimenti che sono stati presi nell’arco degli ultimi anni, ad esempio sulla corruzione: quando è stata fatta la scelta di escludere il concorso esterno in associazione mafiosa, quando ci si è dimenticati dell’importanza dei reati spia e quindi le intercettazioni sono state tutte abbreviate in una certa direzione, e quando il codice degli appalti ha spalancato le porte, soprattutto nei subappalti, agli interessi di quei poteri che hanno altri scopi, altri obiettivi. Sono segnali che da una parte trionfa, ma dall’altra vanno a demolire quel contrasto (alla mafia, ndr). E la cosa che ritengo più squallida è fare tutto questo nel nome di Borsellino e Falcone che esattamente volevano non la separazione delle carriere ma volevano una magistratura messa in grado, insieme al lavoro di altri organismi, di contrastare la criminalità in modo più forte».