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Appalto comunale, Virtus unica offerente con riserva: gara sospesa

La società dilettantistica ha chiesto la sospensiva al Tar contro l’articolo del bando che impone i costi di adeguamento per la Serie C anche se a salirci è un altro club

Sanremo. Un solo nome in corsa per la gestione dello stadio comunale di San Martino. Alla scadenza del termine per la presentazione delle offerte, fissato oggi alle 8:55, risulta che sia stata protocollata una sola proposta: quella della Virtus Sanremese. Ma si tratta di un’offerta con riserva, condizionata al verdetto del Tar Liguria. E proprio per questo motivo, l’apertura delle buste – prevista alle 9 – non ha avuto luogo. Il ricorso presentato ha imposto il congelamento della procedura in attesa della pronuncia dei giudici amministrativi.

La società dilettantistica guidata da Pino Fava – braccio operativo del main sponsor Marco Del Gratta – ha infatti chiesto, prima della scadenza del bando, che il Comune di Sanremo modificasse in autotutela l’articolo 4 della convenzione. È la clausola che impone al gestore dello stadio di farsi carico, a proprie spese, degli interventi di adeguamento alla Serie C. Il nodo, secondo la Virtus, è che questi lavori scatterebbero anche nel caso in cui a conquistare la promozione non fosse la propria prima squadra, ma quella più titolata in città: la Sanremese Calcio di Alessandro Masu.

“Una previsione assurda e fortemente penalizzante – aveva dichiarato Fava nei giorni scorsi – perché se anche a salire di categoria fosse un’altra società, il costo ricadrebbe comunque su di noi. Parliamo di centinaia di migliaia di euro”. L’Amministrazione, settore Lavori pubblici e impianti sportivi, non ha accolto l’istanza. Così la Virtus ha deciso di andare fino in fondo e ha depositato al Tar una richiesta di sospensiva, chiedendo l’annullamento della clausola. L’offerta, dunque, è subordinata a questa partita legale: se i giudici daranno ragione alla Virtus, il contratto potrà essere firmato. In caso contrario, tutto potrebbe saltare.

La situazione, intanto, conferma la crescente distanza tra le due società calcistiche cittadine. Da un lato la Sanremese, legata storicamente all’impianto ma con rapporti sempre più tesi con Palazzo Bellevue; dall’altro la Virtus, che punta su giovani e settore dilettantistico, ma chiede pari dignità nelle opportunità e negli spazi pubblici. E se davvero lo stadio comunale dovesse passare nelle mani della Virtus, per il sodalizio di Marco Del Gratta – già patron biancazzurro che lasciò proprio a Masu l’eredità della prima squadra – sarebbe un colpo clamoroso.

La Sanremese, a quel punto, dovrebbe bussare alla porta della Virtus per disputare le proprie partite casalinghe. E per la Virtus, quel controllo dello stadio potrebbe trasformarsi anche in un grimaldello per aprire una breccia a Pian di Poma, dove si disputano le partite delle giovanili e la Sanremese ha di recente ottenuto l’ennesima proroga tecnica. Da una parte gli impianti sul mare, che i biancazzurri hanno ribattezzato: “Villaggio Sanremese”. Dall’altra il comunale, che potrebbe diventare presto “Casa Virtus”, segnando la fine del progetto “Arena”, fortemente voluto da Alessandro Masu e per il quale sono ancora aperti due contenziosi: uno al Tar e uno presso il Consiglio di Stato. Quella alle porte è una sfida vera, da disputare oltre i confini dei campi sportivi.