Villa Helios, palla in tribuna
Promossa dal presidente della Sanremese, l’operazione per il rilancio dell’ex clinica si è arenata. La proprietà guarda a nuovi investitori. Masu: «Non dipende da me»
Sanremo. Non c’è solo il sogno dell’Arena per eventi e sport sfumato. Anche l’altro grande progetto legato al nome di Alessandro Masu, presidente della Sanremese Calcio, sembra essere finito in un vicolo cieco. È il caso dell’ex clinica convenzionata Villa Helios, storico edificio di Pian di Poma chiuso e inutilizzato da quasi un trentennio.
L’imprenditore torinese trapiantato in Riviera, con un passato da calciatore, aveva messo gli occhi sul complesso a metà del 2023, arrivando a firmare un preliminare di vendita, rinnovato a dicembre 2024. L’obiettivo era ambizioso: demolire l’esistente e costruire una struttura riabilitativa per sportivi di alta gamma. Ma da allora l’iter si è inceppato, e il rogito definitivo non è mai arrivato. A spiegare il motivo è lo stesso Masu: «Siamo in una fase di stallo solo perché la parte venditrice deve sanare una posizione urbanistica non conforme. È l’unico motivo per cui, a distanza di anni, non si è andati dal notaio. Io sono pronto, appena ci saranno i documenti regolari. Se qualcun altro ci ha ripensato, non è un mio problema». Conclude il patron: «Sono schietto e sincero come sempre. E’ già successo più volte che qualcuno provi a mettermi in cattiva luce, però a oggi i fatti stanno dimostrando il contrario».
Nel frattempo, il panorama intorno a Villa Helios si è fatto più affollato. C’è chi ha fiutato l’impasse. Da mesi è noto l’interessamento dei fratelli Marco e Aniello Ascione dell’impresa AM Costruzioni srl di Scafati (Salerno), già attivi in zona con la ristrutturazione dell’Hotel Eden della Foce, con Villa Vista Lieta, concessa dal Demanio, e appaltatori dei lavori per i nuovi spogliatoi di Pian di Poma. Ma non sono gli unici: secondo indiscrezioni, la proprietà piemontese starebbe valutando altre offerte. Almeno due gli imprenditori in campo pronti a subentrare, di cui uno con origini estere.
Sullo sfondo, resta il nodo principale: l’immobile presenta locali non conformi dal punto di vista urbanistico e, come sarebbe emerso in sede di valutazione del progetto di recupero, l’amministrazione comunale avrebbe imposto il mantenimento delle volumetrie esistenti. Un vincolo che, dopo il naufragio del maxi stadio, Masu non si aspettava di trovare, sperando di sfruttare maggiormente i margini offerti dalla legge per un progetto più redditizio. La situazione attuale farebbe pensare questo: il business immaginato non sarebbe più così appetibile.
La realtà è che oggi tutto è fermo. Nessuna ruspa in vista, nessun cantiere all’orizzonte. E quella che doveva essere un’operazione da milioni di euro, per il rilancio di una struttura che fu all’avanguardia e che potrebbe dare tanti posti di lavoro qualificati, rischia di rimanere solo sulla carta. In attesa che qualcuno rimetta ordine nei documenti, il destino di Villa Helios resta incerto. La partita per la rinascita dell’ex clinica non è mai davvero entrata nel vivo. Adesso che la palla è finita in tribuna, nessuno sembra avere fretta di andare a riprenderla.
(In copertina, a sinistra in alto il presidente Masu. Sotto i fratelli Ascione. A destra veduta di Villa Helios)










