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Organizzata dal parroco di sant’Agostino, don Ferruccio Bortolotto, la manifestazione si è aperta con la preghiera interreligiosa. Bandiere e musica hanno scandito il corteo

Ventimiglia. Ha preso il via alle 16 la manifestazione indetta dal comitato Palestina Libera Ventimiglia e dintorni, presieduto dall’avvocato Maria Spinosi, per far sentire la propria voce a favore del rispetto del diritto internazionale e di un cessate il fuoco immediato nei territori di Gaza. L’evento – che si è svolto in concomitanza alla manifestazione nazionale di Roma e nella stessa Striscia di Gaza -, si è aperto con una partecipata preghiera interreligiosa, promossa dal parroco di Sant’Agostino, don Ferruccio Bortolotto, a testimonianza del desiderio di dialogo e unità tra le fedi.

Il corteo, composto da oltre 250 persone, è poi partito da piazza Ettore e Marco Bassi, proseguendo lungo la pedonale via Ruffini, per poi snodarsi in via Roma e via della Repubblica, chiuse temporaneamente al traffico per consentire il passaggio dei manifestanti. Il tragitto si concluderà ai giardini pubblici Tommaso Regio, dove sono stati tenuti alcuni interventi pubblici.

Colorato dalle numerose bandiere dello Stato palestinese, il corteo si è svolto in maniera pacifica, accompagnato da musica e scandito dallo slogan “Palestina libera”, che ha riecheggiato per le vie del centro. Alla manifestazione hanno preso parte anche il sindaco di Camporosso, Davide Gibelli, e il consigliere comunale di maggioranza a Vallecrosia, Gabriele Chiappori. Presenti inoltre rappresentanti di associazioni del territorio, cittadini e attivisti, in un evento dichiaratamente trasversale.

La manifestazione si è chiusa con gli interventi, tra gli altri, di due medici palestinesi, Ahmad Dawud e Khaled Rawash, che svolgono la propria professione in provincia di Imperia. «Bisogna interrompere subito gli aiuti militari ed economici allo stato di Israele – hanno detto -, che non attacca solo i palestinesi a Gaza o in Cisgiordania, ma attacca tutti i paesi arabi che sono solidali al popolo palestinese».

«Possono parlare di guerra, ma non è una guerra questa – ha aggiunto il dottor Rawash – Uccidere bambini, uccidere donne, bombardare gli ospedali, questo è un genocidio, non è una guerra. Questa è una violenza contro un popolo inerme. Non c’è un paragone dal punto di vista militare tra Israele e i palestinesi. Sono già morte più di 60 mila persone. Gli ospedali sono tutti distrutti, solo due funzionano parzialmente solo come pronto soccorso. Sono stati uccisi giornalisti, medici, scienziati: tutta la struttura umanistica è stata distrutta. E’ un’epoca dove il forte può attaccare il debole, a prescindere da qualsiasi cosa: non esistono più leggi internazionali, non ci sono più i diritti umani: è una violenza enorme, una perdita del nostro senso umano».