Ritardi, costi lievitati e poca trasparenza: l’inaugurazione del Tenda crea malcontento
Politici e cittadini della valle Vermenagna pronti a disertare la cerimonia: «Non ci sono motivi per festeggiare o per passerelle istituzionali»
Val Roja. È finalmente arrivato il giorno tanto atteso dell’inaugurazione del nuovo tunnel di Tenda, con una cerimonia ufficiale in grande stile che vedrà la partecipazione del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, del ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot, del presidente di Regione Liguria Marco Bucci, del suo vice Alessandro Piana, degli assessori regionali Marco Scajola e Luca Lombardi, e di altre autorità di rilievo, tra i quali è atteso anche il principe Alberto II di Monaco.
Un evento solenne, con tanto di taglio del nastro e primo attraversamento della galleria, che però non ha convinto molti rappresentanti locali e cittadini, segnando un clima di tensione più che di festa.
Tra i contrari spicca il sindaco di Roccavione, Paolo Giraudo, che ha scelto di non partecipare alla cerimonia: «Non ci sono motivi per festeggiare né per passerelle istituzionali. È un’opera attesa da anni, ma segnata da ritardi, errori e scelte discutibili».
Anche il gruppo di minoranza del Comune di Limone Piemonte, composto da Piergiorgio Chiera, Battista Astegiano ed Elio Bottero, ha annunciato l’assenza, spiegando: «Non ci interessa essere immortalati in fotografie con sorrisi che non rispecchiano lo spirito della nostra gente. Aprite pure il tunnel, ma nelle condizioni migliori. I politici e i dirigenti Anas coinvolti non devono sorridere: questa opera rimarrà un simbolo di quanto lo Stato a volte sia distante dalla realtà dei territori».
A fargli eco la consigliera regionale Giulia Marro, di Avs Possibile: «Ritengo questa cerimonia una messa in scena che offende l’intelligenza e la pazienza delle comunità di montagna. Parlare di apertura senza chiarezza sulle fasce orarie o sull’accessibilità turistica è una presa in giro, specialmente all’inizio dell’estate, periodo cruciale per un territorio che vive anche di turismo. Non sarò presente perché credo che le nostre montagne meritino rispetto, correttezza e concretezza, non selfie e apparenze».
Sui social è inoltre nato un movimento di protesta contro la cerimonia. “Oltre 300 invitati per una mega festa dopo dodici anni di lavori travagliati, cinque anni di chiusura totale, costi lievitati e una riapertura limitata rispetto al 2020″, si legge nell’appello rivolto ai cittadini, invitati a esporre dai balconi o dalle finestre uno striscione o un semplice foglio per manifestare il dissenso. “Le nostre valli meritano di meglio“, è il messaggio lanciato.


