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Pornassio, stop ai tir. Il sindaco Vittorio Adolfo: «La Statale 28 non è un’autostrada»

«Oltre 200 tir al giorno, ora lo stop. Serve buon senso, non annunci». Da giugno scattano i controlli

Pornassio. Dal 16 giugno 2025 scatterà ufficialmente il divieto di transito per tir e autoarticolati nei centri abitati del Comune. Lo ha stabilito con ordinanza il sindaco Vittorio Adolfo, che ha deciso di mettere un freno definitivo al traffico pesante sulla Statale 28, dichiarando senza mezzi termini: «Questa non è un’autostrada».

La misura, che abroga tutte le precedenti disposizioni, è motivata da ragioni di sicurezza: «La Statale 28 attraversa aree urbane senza marciapiedi, con curve strette e larghezze insufficienti per mezzi da 40-45 tonnellate» spiega il Comune. A titolo di confronto, viene citata la Statale 20 del Colle di Tenda, dove il limite è di 19 tonnellate.

L’ordinanza – sette pagine con 15 allegati tecnici – descrive nel dettaglio le criticità riscontrate: dalla pericolosità nei centri abitati alla mancanza di raggi di curvatura adeguati, fino all’insufficienza strutturale per accogliere veicoli lunghi 18-20 metri. «Chi ha realizzato la segnaletica – sottolinea Adolfo – lo ha fatto con responsabilità. Anche loro hanno una famiglia e vogliono dormire tranquilli».

«Tre mesi fa abbiamo messo i cartelli con il divieto – ricorda il sindaco – ma non sono stati rispettati. E le forze dell’ordine non sono intervenute». Ora, però, le cose cambiano: l’amministrazione comunale chiede controlli serrati, in particolare alla rotatoria di Acquetico (versante ligure) e presso Case di Nava (versante piemontese). L’unica eccezione ammessa riguarda il trasporto di generi alimentari.

L’appello è rivolto anche ad ANAS, proprietaria della strada, invitata a «valutare soluzioni concrete e durature per la sicurezza del tracciato». Contro l’ordinanza sarà possibile presentare ricorso al TAR entro 60 giorni dalla pubblicazione all’albo pretorio o, in alternativa, al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.

Adolfo è netto: «Se succede qualcosa, qualcuno dovrà rispondere. Non è la politica a essere chiamata in causa, ma i dirigenti e i responsabili tecnici». Chiusura con un messaggio a chi parla di rilancio turistico: «Prima sistemiamo le strade, poi penseremo ai rilanci, come Monesi. Serve realismo, non illusioni. E se dovremo portare avanti questa battaglia da soli, lo faremo. La competenza è nostra, e non ci fermiamo qui».