Parco Eolico Monti Moro Guardiabella, ordine del giorno e mozione in consiglio provinciale
Trentadue pale eoliche alte circa 200 metri, contrari i sindaci dei territori
Imperia. Sono due gli interventi in merito al progetto del Parco eolico “Monti Moro Guardiabella“, proposti da altrettanti consiglieri, che verranno discusse nel tardo pomeriggio in consiglio provinciale. Il primo, ordine del giorno, è a firma del consigliere provinciale, e sindaco di Prelà, Eliano Brizio, che chiede all’amministrazione di «effettuare tutte le verifiche necessarie al fine di tutelare i territori potenzialmente interessati sotto il profilo paesaggistico, della conservazione della biodiversità e dell’equilibrio idrogeologico dei Comuni coinvolti, anche esprimendo ulteriormente formale contrarietà alla realizzazione del Parco Eolico Monti Moro Guardiabella, in quanto il progetto non risulta essere compatibile con le caratteristiche ambientali, paesaggistiche ed economiche del territorio interessato».
C’è poi una mozione dello stesso tenore, firmata dalla consigliera Daniela Bozzano, che chiede «al Presidente della Provincia e al Consiglio Provinciale di esprimersi predisponendo le opportune osservazioni al MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ndr) nei termini previsti di 15 giorni dalla data del nuovo avvio o di ricorrere al Tar qualora il MASE approvasse il progetto».
Il progetto del Parco eolico, proposto dalla società 18PIU ENERGIA Srl, prevede l’installazione di 32 aerogeneratori (pale eoliche) di circa 200 metri di altezza e della potenza complessiva di 198,4 MW lungo i crinali tra il Monte Moro e il Monte Guardiabella. Pale che sarebbero installate nei comuni di Aurigo, Borgomaro, Castellaro, Cipressa, Dolcedo, Pietrabruna, Pieve di Teco, Prelà, Rezzo con strada di accesso in San Lorenzo al Mare e Costarainera «con evidenti effetti sull’equilibrio geologico delle aree interessate», spiega Brizio. E’ inoltre prevista la realizzazione di infrastrutture di supporto, tra cui viabilità di accesso, aree di stoccaggio e una sottostazione elettrica, oltre a un collegamento interrato alla rete elettrica nazionale, «che comprometterebbe in modo irreversibile il tessuto territoriale interessato, prevedendo il transito e il trasporto di materiali pesanti lungo strade montane, con inevitabili danni alla viabilità rurale e al delicato contesto idrogeologico».


