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Ospedale Borea, centralino in sofferenza

La segnalazione di un utente, che ha approfondito la situazione

Sanremo. Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di un cittadino, utente abituale dell’ospedale Borea di Sanremo, che ha sollevato preoccupazioni sulla situazione del centralino e del primo front office dell’ospedale, un servizio che – almeno sulla carta – dovrebbe rappresentare il punto di riferimento iniziale per chiunque si rivolga alla struttura sanitaria.

“L’ultima anomalia oggi, con il guasto che provocato l’interruzione del servizio. Poi, la scorsa settimana – scrive il lettore – mi è capitato di trovare il centralino chiuso o di vedere che le telefonate venivano gestite direttamente da Imperia. Un fatto strano, visto che si tratta di un ospedale importante come quello di Sanremo.” La causa, stando a quanto lo stesso lettore ha appreso, sarebbe da ricondurre a una carenza di personale. Gli operatori in organico sarebbero otto, ma il numero effettivo disponibile per coprire i turni si ridurrebbe drasticamente: due avrebbero limitazioni che impediscono di lavorare da soli, un altro sarebbe esonerato dai turni notturni, e tre sarebbero attualmente indisponibili per motivi di salute – tra cui uno ricoverato. A conti fatti, sarebbero solo tre gli operatori in grado di garantire i turni completi su tre fasce orarie. E questi dovrebbero coprire non solo Sanremo, ma anche l’utenza di Imperia, dove la situazione non è molto diversa.

Il centralino non è solo un servizio telefonico. Come ci ricorda il cittadino, gli operatori non si limitano a smistare le chiamate: “Si occupano anche dell’accoglienza al pubblico, della gestione degli allarmi antincendio, degli allarmi di sicurezza e, soprattutto, dei cosiddetti Spilog, che monitorano la temperatura dei farmaci altamente sensibili – come quelli oncologici – conservati in apposite celle frigorifere. È un compito delicatissimo, che richiede attenzione e prontezza”. Il lettore conclude con un appello: “È inaccettabile che un servizio così cruciale venga lasciato al limite del collasso. Se non si interviene subito, rischiamo che a pagare siano i cittadini e i pazienti più fragili”.