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Corteo promosso dal comitato «Ponente contro i CPR», assente il gruppo di sindaci e categorie economiche del Golfo

Diano Marina. Si è appena conclusa a Diano Marina la manifestazione organizzata dal comitato «Ponente contro i CPR», che ha visto centinaia di persone sfilare per dire no all’ipotesi di apertura di un centro di permanenza per i rimpatri nella ex caserma Camandone, nel vicino territorio di Diano Castello ed in qualsiasi altra zona.

Il corteo, animato dallo slogan «No al CPR, né qui né altrove» e al quale ha preso parte anche l’europarlamentare Ilaria Salis, ha attraversato le vie del centro per poi dirigersi verso l’ex struttura militare, simbolo di una contestazione che continua a mobilitare associazioni, collettivi studenteschi, ANPI, gruppi antifascisti e cittadini provenienti da tutto il Ponente.

«Siamo qui per opporci all’apertura di un nuovo CPR. Questi posti dovrebbero chiudere, sono luoghi in cui vengono rinchiuse persone non per aver commesso dei reati, ma soltanto perché non hanno il privilegio di avere i documenti in regola – ha dichiarato la Salis – . Credo che in questo decreto di sicurezza ci siano tante cose che non vanno solo contro i valori fondamentali della costituzione e contro dei principi di umanità e di dignità. Si tratta di un decreto classista che va criminalizzare la povertà e che va a criminalizzare e soffocare ogni forma di dissenso. Non ci stupiamo se la Meloni è un’alleata di Orbán».

Un fronte largo ma non unanime. A non prendere parte alla manifestazione è stato il comitato «NO al CPR», che riunisce amministratori locali del Golfo Dianese e rappresentanti delle categorie economiche. In una nota, il gruppo ha ribadito la propria contrarietà al progetto, ma ha spiegato i motivi della distanza:

«Una scelta dettata non da un cambio di posizione ma dalla consapevolezza che, in assenza di elementi nuovi e concreti circa l’effettiva realizzazione del CPR, sia prioritario mantenere una linea d’azione coerente, rispettosa dei tempi, dei modi e delle esigenze dell’intero territorio, incluso il tessuto economico e turistico, oggi particolarmente sensibile. Crediamo che ogni iniziativa pubblica debba inserirsi in un percorso condiviso e responsabile, che rafforzi, e non indebolisca, l’unità e la credibilità di una battaglia che è prima di tutto civile, democratica e trasversale».

La manifestazione di oggi conferma dunque l’esistenza di un fronte di opposizione, ma anche di una diversità nei modi e nei tempi della mobilitazione. La questione del CPR alla Camandone resta aperta e al centro del dibattito nel Ponente ligure.