Consiglio comunale sul ponte tra Taggia e Riva, nessuno sembra sapere cosa succederà alla chiusura
Prevista per settembre. Difficile che verrà stabilito un percorso alternativo
Taggia. Nessuno, ne maggioranza ne opposizione sembra sapere cosa succederà a settembre, con la paventata chiusura del tratto di ciclabile. Parte con il forfait – annunciato – del consigliere di opposizione Gabriele Cascino l’odierno consiglio comunale, incentrato sull’affaire del ponte ciclopedonale tra Taggia e Riva Ligure.
L’esponente del gruppo consiliare “Progettiamo il Futuro” non è presente per motivi di lavoro, sia perché in polemica con la scelta dell’amministrazione comunale di fissare l’ora di inizio dell’assise alle 12: secondo Cascino questo orario non verrebbe incontro alle esigenze della cittadinanza soprattutto impossibilitata, nella maggioranza dei casi, ad assistere al parlamentino tabiese dagli impegni lavorativi.
Giuseppe Federico di “Progettiamo il Futuro”: «I cittadini devono capire cosa succederà del ponte. Dal 28 di giugno fino al primo settembre. Se il ponte ferroviario verrà demolito o no, se verrà costruita una passerella e quale sarà la viabilità alternativa».
Sindaco Mario Conio: «E’ stato un mese complessa in cui la capacità di ragionamento di alcuni è venuta meno tentando di strumentalizzare la situazione. Colgo con trasporto questa richiesta di fare chiarezza. Non ci sono segreti, non ci sono trame. Se contesta un comune cittadino è plausibile, non chi lo fa seduto sugli scranni del consiglio comunale».
Il primo cittadino tabiese illustra la situazione con la proiezione di slide, nei quali si spiega la storica instabilità idrogeologica del torrente Argentina, dove ogni 50 anni, in alcune zone, si verifica un evento alluvionale grave, dovuto solo alle caratteristiche del corso d’acqua.
Dopo l’intervento di messa in sicurezza, secondo Conio, queste criticità verranno eliminate. «Il più grande piano di messa in sicurezza (18 mln di euro ndr) messo in atto in provincia dal dopoguerra – afferma il Sindaco, che aggiunge – Stiamo restituendo al torrente ciò che era suo di natura, non c’è ipotesi di messa in sicurezza valida che non preveda la demolizione e la ricostruzione del ponte. Nel primo progetto c’era la costruzione di una passerella provvisorio e noi il 3 febbraio scorso scopriamo che questa passerella non si può fare, perché prevista in un luogo on adatto. Ad oggi non c’è la possibilità di fare nessun percorso alternativo. Siamo stati lasciati soli nella gestione della vicenda. Ho il timore che l’impegno di tutte le forze politiche serva solo per tirare la palla in tribuna, vedremo cosa succede alla chiusura del ponte a settembre, perché temo che il cantiere sul torrente sarà ancora lì e non ci sarà possibilità di transito sugli argini».
Prende la parola il consigliere di minoranza (“Progetto Comune”) Fulvia Alberti: «Mi chiedo se questa amministrazione non poteva pensarci prima, dal momento che il progetto di demolizione del ponte è presente da 20 anni. Non mi interessa fare polemiche. Quel che vedo è che che questa discussione si poteva fare molto prima ed è saltata fuori quando si è detto che la passerella non si può fare».
Dalla maggioranza interviene Chiara Cerri: «La sede opportuna dove discutere della questione è il consiglio regionale, perché il progetto è di Regione Liguria, intenzionata a fare prevenzione su un territorio fragile, con un progetto epocale».
Riprende la parola il consigliere Federico: «Oggi avete dato informazioni sul ponte che potevate dare anni fa come tre mesi fa, come a febbraio, quando si è saputo che la passerella non si poteva fare, coinvolgendo gli altri Comuni attraversati dalla ciclabile, Amaie Energia e Rivieracqua. Questa interruzione tocca tutti i Comuni interessati. Il problema è che è nato un cortocircuito tra Comune e Regione. Non vi siete occupati della questione tecnica, ma del problema politico». Davide Caldani di “Progettiamo il Futuro”: «Nessuno, comprese le amministrazioni coinvolte, è sembrato sapere che pesci pigliare».
Fulvia Alberti: «Il piano di bacino prevede la demolizione del ponte. Questa assemblea è una dittatura». Conio «Dice sciocchezze».
Spiega Conio: «Grande timore. Lo dico pubblicamente. Se l’impegno delle istituzioni, di ogni grado, serve solo per prendere palla e tirarla in tribuna, non ci sto. Il 3 luglio saremo riuniti per avere una prima risposta: sapere se è possibile utilizzare gli argini destro e sinistro per far passare la pista ciclabile al 1° settembre. Perché se siamo sempre con il cantiere aperto che balla la vedo dura. Finché non ci sarà possibilità di transito sulle aree arginali sarà difficile trovare soluzione. Colgo l’occasione del consiglio per un grido di allarme serio. Ci dev’essere un’alternativa. Per questo ho chiesto un tavolo in Regione. C’è un confronto aperto per arrivare a questo obiettivo».


