Logo
Rivieracqua, Sardi denuncia: «Gestione sfuggita al pubblico, ora serve trasparenza»

Critiche al socio privato e alla struttura commissariale, chiesto il ritorno della Provincia alla guida del servizio idrico

Imperia. Torna al centro del dibattito consiliare la complessa vicenda di Rivieracqua, con la mozione presentata dal consigliere Lucio Sardi (Alleanza Verdi Sinistra), che nell’ultima seduta ha denunciato con forza criticità irrisolte, ritardi e mancanza di trasparenza nella gestione del servizio idrico integrato provinciale.

Sardi ha ripercorso le tappe del travagliato percorso di Rivieracqua: «Abbiamo ceduto la governance a un socio privato di minoranza – ha dichiarato – grazie a patti parasociali che gli assegnano il comando. E i primi segnali non sono positivi: i dirigenti tecnici sono stati emarginati, le decisioni vengono prese in modo unilaterale».

Sardi ha quindi puntato il dito contro gli impegni disattesi dalla Provincia, ricordando come la stessa fosse stata in passato indicata come ente capofila nella gestione del servizio, e ha invocato il ritorno della regia pubblica, come già sollecitato anche dal difensore civico regionale: «La struttura commissariale ha esaurito il suo compito ed è ormai solo un costo. È tempo che la Provincia si assuma di nuovo le proprie responsabilità». Il consigliere ha ribadito la necessità di consentire il pagamento rateale delle bollette, come già promesso in precedenza, e ha chiesto trasparenza sui criteri utilizzati per il calcolo dei conguagli, per evitare ulteriori penalizzazioni ai danni di cittadini e imprese.

L’assessore Monica Gatti è intervenuta per fare chiarezza sulla situazione di Rivieracqua, replicando punto per punto alle osservazioni mosse dalla minoranza. «Nella mozione si dicono molte cose, ma diverse sono inesatte e rischiano di dare un’immagine distorta della realtà attuale», ha esordito.

L’assessore ha ricordato che il Comune, lo scorso anno, ha deliberato l’ingresso nella compagine sociale di Rivieracqua con una quota del 28%, diventando così il socio pubblico con la partecipazione più elevata. «È stata una scelta convinta, per sostenere la gestione unica del servizio idrico e non è stata una decisione isolata: anche altri comuni hanno aderito». Al centro del suo intervento, la difesa dell’accordo che ha permesso l’ingresso del socio privato alla fine del 2024: «In quella sede sono stati versati 40 milioni di euro reali, non promesse scritte. Grazie a quei fondi, circa 500 imprese locali hanno evitato il fallimento. L’alternativa era il collasso della società e la sua totale privatizzazione, senza più alcun presidio pubblico».

L’assessore ha poi spiegato che, con la nascita della società mista pubblico-privato, la normativa vigente vieta ai singoli Comuni di esercitare un controllo diretto sulla società. «Le regole sono chiare e stabilite dalla legge, non si può agire su base personale. Ogni eventuale verifica spetta esclusivamente all’Ente di Governo d’Ambito». Infine, Gatti ha definito «non percorribili» alcune delle proposte contenute nella mozione della minoranza, come il controllo capillare dei conguagli in bolletta: «Bisogna considerare costi e vincoli normativi. Servono proposte realistiche, non dichiarazioni d’intenti prive di basi operative». La mozione è stata respinta.

Presente in sala consiglio una delegazione del comitato “Difesa acqua pubblica” che ha presidiato davanti al comune dia partire dalle 17.30 per sostenere la mozione relativa agli aumenti tariffari.