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Ieri sera a Sanremo la prima dell’unico film in concorso a Cannes, alla presenza del regista Martone e delle co protagoniste De Angelis ed Elodie. Connesse 180 sale in tutta Italia

Sanremo. Non accadeva da anni, forse non era mai accaduto con questa intensità. Ieri sera il Teatro Ariston è tornato, per il tempo di una pellicola e poco più, cuore pulsante del cinema italiano, ospitando un evento irripetibile: la prima nazionale di Fuori, il nuovo film di Mario Martone, unica opera italiana in concorso al Festival di Cannes 2025. In platea anche il sindaco Alessandro Mager, accompagnato dalla moglie, a testimoniare il significato istituzionale e simbolico di una serata che ha unito la Riviera dei fiori ai riflettori della Croisette.

Il pubblico delle grandi occasioni ha accolto la proiezione del film, trasmessa in diretta in contemporanea in 180 sale italiane. Ma il vero colpo di scena è arrivato dopo: conclusa la proiezione mondiale a Cannes, dove Fuori ha raccolto sette minuti di applausi ininterrotti, il cast – guidato da Martone – è salito su un minivan e ha attraversato il confine per raggiungere Sanremo. Un siparietto inaspettato si è consumato al casello di Ventimiglia: in collegamento via videochiamata, lo stesso Martone ha ironizzato sul paesaggio con un commento spiazzante – “Sembra un film iraniano…” – che ha strappato una risata generale. Il lungo applauso di Cannes, ha suggerito qualcuno in sala, è forse anche il frutto di una riconoscenza culturale profonda: quella che la Francia ha saputo riservare a Goliarda Sapienza, prima ancora dell’Italia. L’arte della gioia, il suo capolavoro, è stato pubblicato per la prima volta proprio oltralpe, dove ha suscitato scalpore e ammirazione. In Italia, invece, il romanzo ha dovuto attendere 32 anni per vedere la luce. Un ritardo emblematico, che ha finito per rendere Goliarda una figura ancor più controversa e affascinante, esule nella sua stessa patria, celebrata all’estero prima che a casa.

Il cast di Fuori conquista l'Ariston

A Sanremo, insieme al regista, sono arrivate Valeria Golino, Matilda De Angelis e la sceneggiatrice Ippolita Di Majo. In collegamento da Milano, dove era volata per la preparazione di due concerti, anche Elodie, terza protagonista del film. Il patron dell’Ariston, Walter Vacchino, ha aperto la serata con parole di benvenuto che sapevano di orgoglio e riconoscenza per l’opportunità storica concessa al teatro sanremese, spesso legato alla kermesse musicale, ma capace – come ieri – di vivere anche di grande cinema.

Quando Martone ha preso la parola, il silenzio è stato assoluto. “Si racconta il dentro e il fuori dal carcere”, ha detto. “Goliarda si trovava in carcere prima di entrarci. La società l’aveva già messa ai margini. Le aveva impedito di pubblicare un romanzo di cui conosceva il valore. Da qui nasce il gesto folle: rubare i gioielli di un’amica. Un gesto di rabbia, ma anche di vitalità. Fuori spara tutto questo. Un titolo bellissimo, merito di Ippolita”.

Valeria Golino, sul palco dell’Ariston forse per la prima volta nella sua lunga carriera, ha regalato al pubblico una riflessione intensa, quasi in punta di voce. Un discorso non scritto, un pensiero che si è costruito frase dopo frase, e che ha svelato l’intensità del legame tra lei e la figura di Goliarda Sapienza. “Cominciamo anche noi a scoprire il modo in cui si parla di questo film,” ha detto, “perché mentre lo fai, non teorizzi. Sei immersa, agisci. Ora che ne parlo, capisco anche io cose nuove.”

Poi, quasi in un flusso di coscienza, la Golino – fresca regista della miniserie tratta dall’Arte della gioia -, ha aperto una finestra profonda sul senso stesso dell’opera: “Goliarda, come Modesta, compie un atto giudicabile. Ruba a un’amica, un gesto per cui si dovrebbe provare vergogna. Eppure… si può voler bene a chi compie questi atti. In prigione, Goliarda si sente libera, forse proprio perché lì non c’è più bisogno di nascondersi. Tutti hanno già pagato per il loro torto. E allora si è liberi davvero, nei rapporti, nell’essere onesti. È un pensiero lungo, scusate. Ma forse si può essere liberi anche nel torto, se lo si abita con verità.”