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Fabio Boero, da Arma di Taggia a Bali via terra: un anno e mezzo attraverso il mondo

Treni ad alta velocità, bus notturni, frontiere incerte e incroci di culture

Arma di Taggia. Ci sono viaggi che si fanno per svago, altri per necessità. E poi ci sono viaggi come quello di Fabio Boero, dove la meta è un pretesto per attraversare il mondo — e se stessi. Classe 1980, responsabile del centro italiano di Cultura Fabrizio De Andrè Sanremo con una lunga esperienza in Russia, Fabio è partito da Arma di Taggia nell’ottobre del 2023 con un obiettivo chiaro: arrivare a Bali. Ma con una condizione irrinunciabile: senza mai salire su un aereo.

Sì, perché Fabio con l’aereo aveva un conto aperto. Una paura radicata, ma a che la voglia di scoperta — e forse anche un po’ di pace — ha vinto. Così ha iniziato il suo lungo cammino, quasi un pellegrinaggio moderno, tra treni ad alta velocità, bus notturni, frontiere incerte e incroci di culture. Un viaggio durato circa un anno e mezzo, che lo ha portato da casa sua fino ai templi di Bali, passando per paesi che molti di noi sanno a malapena indicare su una mappa.

La prima tappa significativa è Mosca, terra a lui familiare dove il destino ha fatto il suo gioco: una finestra di dieci giorni per poter ottenere un visto per la Cina. Fabio coglie l’occasione al volo. Pechino, la Muraglia, città industriali e villaggi dimenticati: la Cina, racconta, non è un luogo che vive per i turisti, ma per il lavoro: come in Europa.

Da lì, un pullman lo porta in Vietnam. È un altro mondo, fatto di gentilezza e di una semplicità disarmante. «Un popolo che non cerca di apparire, che si accontenta di ciò che ha, perché ha un senso profondo del proprio posto nel mondo», dice Fabio. È rimasto colpito soprattutto dall’equilibrio interiore che ha percepito, legato anche a un sistema di caste che, pur nella sua rigidità, sembra regalare una sorta di serenità collettiva.

Il viaggio prosegue verso sud, tra meraviglie e fatiche: un passaggio a Samarcanda, «Un luogo incantato, quasi mitologico», lo definisce — poi Indonesia, Malesia, Thailandia. Tra paesaggi mozzafiato e incontri indimenticabili.

E oltre ai chilometri macinati, Fabio ha scritto. Ha redatto un diario, raccontato in tempo reale le sue emozioni, le difficoltà logistiche, gli incontri improvvisi. Alcuni compagni di viaggio sono rimasti amici, altri sono scomparsi lungo la via. A Bali ha trovato un tempo sospeso, «Un mondo a parte dove la vita sembra rallentare e il concetto di futuro non è la priorità».

E alla fine, il volo è arrivato. Fabio è salito su un aereo per tornare a casa. Dopo migliaia di chilometri via terra, dopo aver spostato i propri confini interiori, ha preso il volo. Letteralmente. «Non so se rifarei tutto questo — confessa — è stato faticoso, costoso, spesso improvvisato. Ma ne è valsa la pena».

Oggi è tornato a insegnare, a scrivere, a vivere tra Sanremo ed Arma di Taggia. Ma chi ha fatto un viaggio così, non è mai lo stesso di prima. E forse è proprio questo, in fondo, il senso più profondo del partire.